02/11/2007

Ho in testa le sensazioni provate negli strani dreamscapes di stanotte...

Mia sorella ha danneggiato l'auto in una strada di campagna, esattamente in un luogo onirico che ho già visitato in qualche altro sogno. Uno spazio immaginario ricorrente. E' un lago in fondo ad una valle, raggiungibile con una mulattiera stretta o un ripido sentiero tra gli arbusti. Giungo li in macchina, scendo e percorro il sentiero fino in fondo alla valle.

Il lago è piccolo e profondo. Di forma vagamente circolare. C'è un qualcosa di grottesco che sta avvenendo qua sotto. Da una grotta sovrastante delle persone guardano di sotto mentre sotto una piccola costruzione in riva allo specchio d'acqua altre persone compongono una fila in fondo alla quale poi si buttano in acqua. C'è qualcosa di misterioso ed esoterico in questa situazione. Qualcosa che ha a che fare con qualcosa he si cela sotto l'acqua e dentro la grotta. A pensarci bene un'atmosfera simile a qualche racconto di H. P. Lovecraft.

Le sensazioni che provo sono originate dalla curiosità ma anche da una strana paura. Indefinibile e sottile. L'aria intorno a questa scena nasconde una qualche forma di pericolo, ma comunque decido di mescolarmi alle persone presenti per osservare.

Non ricordo cosa sia successo nel frattempo, ma ad un certo punto il sogno cambia scenario: sto galleggiando insieme ad altre persone in una sorta di costruzione in rovina in mezzo al lago. E' immersa nell'acqua fino quasi al soffitto. La luce è fioca e la necessità che mi spinge è quella di trovare un appiglio. C'è qualche minaccia che viene dal fondo del lago, qualcosa che non spunta mai ed in qualche modo è velata da una situazione che rimane sempre misterosa. Mi arrampico su un trave per non rimanere a mollo ma desidero ardentemente una situazione di reale sicurezza.

Immagino che la struttura debba essere restaurata in modo che sia facile trovare in mansarda o in terrazzo un luogo sicuro dove rifugiarmi. Così spunta dal nulla un amico che non vedo da secoli , noto come " zinchirlo", che da bravo ingegnere quale non è ( !! ) ristruttura tutto in men che non si dica ( è come se vedessi la scena da fuori ). Subito dopo muore in modo poco chiaro ( mi perdoni poveraccio... ). Evidentemente il suo ruolo all'interno del sogno era esclusivamente quello di costruirmi un rifugio sicuro. Di assecondare la mia necessità. Proprio lui poi...strano...

Il sogno cambia, Lo spazio ora è all'asciutto, nella mansarda - terrazza della struttura. C'è una ragazza che non conosco che diviene la protagonista del sogno, mentre io vengo relegato ad un ruolo di spettatore. Ha i capelli ricci neri, è molto alta e in qualche modo ha un qualche legame con un altro personaggio che non ricordo. Rimane rinchiusa in soffitta in preda a non so bene quale sortilegio. Qualcuno l'ha stregata ed sono in pena per lei. Quando rientro in scena comunque Ia situazione è mutata.

La struttura in mezzo al lago è diventata un immensa casa circondata da fiumi che ha la struttura di base della casa di mia nonna ( il luogo che sogno più spesso ). Sul palco rientra una recente storia conclusa male, con un'amica che non vedo ormai da un po. Le scene sono convulse: inizialmente ce l'ho tra le braccia ma poi la perdo. Ricordo che la ragazza coi capelli ricci è sempre rinchiusa in una stanza la vicino. La sua presenza aleggia nel sogno, ma non riesco a ricondurla a niente di preciso ora come ora.

Comunque, per ritrovare l'amica perduta chissà dove incomincio a camminare nei corridoi senza fine di questa immensa casa. Il tempo scorre e so che difficilmente riuscirò a raggiungerla in tempo ( per che cosa poi? ).

Il sogno finisce mentre vago tra i corridoi e i fiumi circostanti. La sensazione che mi resta addosso è una voglia immensa di rivederla, frammista a quello strano senso di mistero legato a cose del sogno che non ricordo... tutto ciò mi mette un po di malinconia addosso...

E' sempre lo stesso... i sogni tirano dal fondo scuro dell'inconscio tutto ciò che nella mia vita è rimasto in sospeso, che ho messo da parte o nascosto o fatto finta che non esista più. Lasciandomi trasportare da odio e rabbia ho evitato di affrontare queste situazioni. Di affrontarmi...

E in un certo senso è proprio la necessità di affrontare queste situazioni, queste persone, che il mio subconscio cerca di trasmettermi...



Oblivious
 
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14/10/2007

Stanotte ho fatto un sogno surreale. Non ne intuisco l'origine. Forse a mettermi su certe lunghezze d'onda siono stati gli studi che ho fatto o forse lo stress che ultimamente mi annebbia la mente... o forse qualche puntata dimenticata di Passaggio a Nordovest o di qualche programma affine. Fattosta che il sogno di stanotte è così curioso che ho voglia di descriverlo...

L'inizio come sempre non lo ricordo, l'unica cosa che posso dire è che ad un certo punto, nei miei viaggi onirici, prendo coscienza dell'esistenza di un popolo di uomini marini, come li chiamo nel sogno, che vivono tra mare e costa in un ciclo di vita notturno. Sono creature anfibie e sebbene siano praticamente uomini hanno delle differenze anatomiche che gli consentono di vivere tra mare e terra, in uno stato culturale beatamente spensierato. Abitano nella costa occidentale della Sardegna. Più o meno dalle parti di Buggerru e Portixeddu. Non so come mi sia imbattuto in queste conoscenze, ma sono decisamente incuriosito dagli aspetti evolutivi che hanno portato a questa specie anfibia, quindi decido di andare a dare un'occhiata con alcuni amici nei luoghi abitati da queste strane creature.

La scena cambia, mi ritrovo su una spiaggia al calar della sera. Non ricordo come ci sono arrivato, comunque vagamente ho il ricordo di aver sognato di esserci arrivato tra meraviglia e paura. Siamo seduti in cerchio e ascoltiamo una ragazza che parla. E' una donna marina che ha scelto di abbandonare la strada della sua specie per inserirsi nella società umana. I suoi lineamenti la tradiscono, con le orecchie apena abbozzate e il naso piccolo e schiacciato, comunque è molto bella e emana un fascino non comune. Parla della nostalgia del mare e della notte: piange per il mondo che ha perduto per sempre. Ha sofferto ma è stata costretta a scegliere il mondo degli uomini, perchè il suo non esiste più. Irrimediabilmente votato all'estinzione. Intorno la notte cala e figure slanciate si tuffano nel mare notturno...

Il sogno muta, all'improvviso sto rivivendo il percorso evolutivo di questi uomini marini. In origine avevano ali e si libravano nel cielo. Sto volando sulle distese di rocce e cisto della costa ovest. Provo una sensazione di libertà molto forte. Ma la storia evolutiva prosegue, gli uomini marini perdono le ali e vanno a vivere sulle rocce levigate in riva al mare. La scena passa dal panorama sconfinato visto dal cielo allo spazio ristretto e roccioso del rifugio degli uomini marini.

Improvvisamente il mare scompare e gli uomini marini sono diventati piccoli come pipistrelli. Riescono a sopravvivere grazie alla loro abilità di mimetizzarsi sulla pietra. Camaleontici e nascosti. Nel sogno sono uno di loro, sto fermo in un angolo di queste rocce, vicino ad un piccolo pertugio, sperando di non cadere vittima dei predatori di turno ( ...bella sensazione eh? ). Pipistrelli, pterodattili e successivamente uomini. Proprio gli uomini... si, perchè pare che siano gli uomini i principali predatori in questo sogno, quel genere di predatori che quando compaiono all'orizzonte senti la tua vita in pericolo. Li vedo comparire sulle rocce e fare incetta dei miei simili. Ma ad un certo punto se ne vanno in fila con la "selvaggina" sulle spalle. L'unico predatore che riesce a raggiungere la mia tana è un serpente. Un serpente colorato con il muso nerissimo, simile al serpente corallo, ma con tonalità sul verde acqua. Ne ho paura mentre lo vedo avvicinarsi tra i rami ma alla fine ingaggio con lui una lotta furiosa. So che la mia specie è specializzata nell'uccidere questi rettili, per cui prendo fiducia, eppure riesce ad annodarsi intorno a me e a mordermi ripetutamente. In mezzo alla schiena. Un dolore pungente. Ma alla fine riesco a liberarmi, anche se non so come...

Il sogno cambia di nuovo. Le rocce che prima erano la mia tana ora sono in un terreno di famiglia, in mezzo ai tipici boschi di leccio e sottobosco cistoso della Sardegna. Sono  con la mia famiglia, stiamo lavorando, togliendo cespugli e legna secca. Ci sono due grotte, delle quali una è stata riutilizzata da un pastore come ovile. L'altra invece sembra custodisca qualcosa di ancestrale, ma non riesco a capire cosa.... in seguito mi accorgo che oltre le radici e i cespugli che celano l'entrata vi sono abbozzate delle scale. C'è un qualcosa che mi attrae la dentro. Discuto con mio padre del fatto che parte del terreno ci sia stato espropriato perchè non lo abbiamo mai curato a dovere. In questo terreno espropriato ci sono proprio le due spelonche. Lui sostiene comunque di essere in grado di riottenerle. Così senza soluzione di continuità narrativa giungono sul luogo con macchine e altri mezzi alcuni membri di chissà quale ente, comune, regione o che altro. Inizia una discussione nella quale entra in gioco anche la mia macchina...

L'ultimo spezzone del sogno è frammentario, ero in dormiveglia e mi stavo rigirando nel letto, per cui ho solo qualche sprazzo: io che sto vendendo un oggetto ad un commissario di questo fantomatico ente; una mia collega che mi aiuta sul finire.... poi il sogno diventa un'altro. Protagonisti oltre a me la mia ex, il suo ex e il mare... ma questo è un altro sogno ;-)

Sto ragionando da stamattina sul senso di questo viaggio onirico. C'è sicuramente un desiderio malcelato in queste immagini, primordiale e nostalgico, come quello descritto dalla giovane donna marina. La caduta dal cielo, il rintanarsi in mezzo alle rocce cercando di rimanere nascosto alla vista. La lotta con la serpe e infine il mio terreno con le grotte. Una delle due è nascosta ed ha un alone misterioso che mi attrae quasi morbosamente. Sento di dover venire a capo di ciò che nasconde. Ma la necessità di riaverla dopo l'esproprio ha sopraffatto nel corso del sogno il mistero che racchiudeva e che è quindi rimasto irrisolto.

Tuttavia c'è una sensazione che non riesco ad identificare legata a questo sogno e che mi è rimasta addosso. La sento ancora a fior di pelle. Mi ha fatto sovvenire il ricordo di altri sogni che avevo dimenticato. Sempre ricchi di mare e rocce e luoghi dimenticati...

La geografia dei miei sogni è caratterizzata da simmetrie imperscrutabili... analogie sottintese e relazioni incomprensibili. C'è un po di magia simpatetica in tutto ciò e a volte sento di esser quasi riuscito a carpirne il segreto. Eppure c'è sempre un inezia che mi separa dalla comprensione assoluta di ciò che sogno.

Io e il mio inconscio dialoghiamo usando due dialetti diversi. Probabilmente sono le sottigliezze che ci impediscono di raggiungerci...



Oblivious
 
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11/10/2007

Ho sognato di fiori amaranto,
in una distesa a perdita d'occhio.
Piatta, senza orizzonte.

Nel mezzo della vastità sanguigna
Lei...

Lei.

Sola, piegata nel suo 
manto nero e vellutato.

L'immensità dell'oceano fiorito è
un'inezia di fronte a lei.

Lei vertice, lei focale,
Lei unica presenza in
questo sogno solitario.

Resta immobile mentre ascolta,
le labbra sorridono nel suo
viso placido e beato.

La guardo, incantato,
e sento la fragilità
sensuale del suo corpo.

Come un petalo amaranto, come
il profumo  delicato e tenue
di questo universo in fiore.

Nella sua estasi atarassica
ascolta voci che non posso sentire,
immersa nel suo sogno senza fine.

Vorrei urlare e chiamarla
e infrangere la sua pace
con la mia irruenza.

Ma in un istante
mi accorgo di averla in mano,
in una piccola sfera di vetro.

Nel suo mondo piatto e perfetto.
Chimera d'immensità
e di piacere.

...Vicina e irraggiungibile,
impossibile e agognata...

Come potrebbero le mie mani
rugose e pesanti
infrangere l'esile patina
cristallina che la nasconde?

Più il mio desiderio di lei
è intenso,
più sono cosciente
che questa sfera effimera e
incantevole rimarrà per sempre
al sicuro, lontana da me
e dalla distesa di polvere
che si stende sotto i miei piedi. 

Il mio desiderio è il suo sogno...



Oblivious
 
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08/10/2007

Stanotte mi sono svegliato nel sonno.

Ho sognato di qualcosa che non ricordo. Ma nell'istante in cui ho aperto gli occhi ho sentito una sensazione strana.

La sensazione del possibile, dell'attimo che precede qualcosa. Di quel momento in cui ti rendi conto che tra non molto accadrà qualcosa di meraviglioso. Allora tutto diventa un piacevole assaporare, una lenta e smisurata degustazione  di quest'atto di coscienza. Un pensiero voluttuoso.

...misteri dei sogni e del dormiveglia...

Ho ripreso sonno quasi subito, ma questa sensazione è rimasta viva dentro di me. Chissà da quale sogno è scaturita.

In ogni caso, a pensarci bene, in ogni giono della nostra vita esiste sempre un domani meraviglioso in potenza.

Prima o poi arriva.

E attenderlo, presagirlo... è già un esperienza meravigliosa in se...



Oblivious
 
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24/07/2007

Che ridere, stanotte ho sognato la realtà. Tra una sudata e l'altra... anche dormire bene sta diventando un lusso con questo caldo afoso. Rido perchè in effetti se avessi avuto il buon gusto di guardarmi dal di fuori qualche volta mi sarei fatto quattro risate già da tempo. Il fatto è che sono diventato patetico e tutto sommato questo cappello non mi calza per niente bene. E insisto, insisto, chiedo conferme, chiedo informazioni, rifletto, osservo. Ma se vado a sommare i messaggi più o meno impliciti ed espliciti che sono scritti un po quì e un po li, i fatti, le mezze parole dette o sussurrate e le effusioni iperboliche, che puzzano di cartone animato per quanto sono esagerate, che mi si esibiscono in faccia ogni volta il risultato non solo è chiarissimo, inequivocabile ed esplicito, ma è proprio plateale! E io che mi scervello come un bradipo che deve scegiere su quale ramo arrampicarsi per i prossimi 5 giorni. E Io che la stavo prendendo per una qestione d'orgoglio... ma quale orgoglio, è una questione di realtà e c'è poco altro da aggiungere. Poi posso incazzarmi quanto voglio, sentirmi preso in giro, usato, giocato o più probabilmente non compreso però in fin dei conti le cose erano chiare fin da subito e se sono andate avanti, in un modo molto patetico, lo devo alle mie geniali trovate ( mettere da parte se stessi, provare a forzarsi in un senso o nell'altro e stupidaggini di qesto tipo ).

Il sogno ha ricalcato un evento successo molti anni fa a Costa Rei, quando ovviamente le cose viaggiavano su altre lunghezze d'onda e le situazioni erano tutt'altre. Il luogo è molto bello ed è saturo di ricordi emotivi, sentimentali, di istanti di bellezza unici. Nel sogno è scesa la sera e sto cercando la persona in questione per una cosa per la quale ci eravamo messi d'accordo. Ovviamente non sto nella pelle e sono contento. Ma non la trovo da nessuna parte, ne vicino alle tende, ne in spiaggia, ne in strada, ne ovunque. Alla fine scopro che è andata insieme all'altra persona in questione da un'altra parte e che tornerà direttamente il giorno dopo. Mi sento preso in giro e ci sto male. Nel frattempo un mio caro amico mi parla in spiaggia, mentre non riusciamo ad accendere un fuoco con foglie di palma ( !! ), e mi spiega come stanno le cose secondo lui. Come sono realmente. Vedo tutto o vivo tutto in modo molto semplice, il film mi passa davanti ed è chiarissimo. Anche se ciò che mi dice è in realtà parte di un discorso che mi ha fatto una mia amica recentemente, il ruolo che assume in questo sogno gli si conface, considerando che in verità potrei consderarlo il mio grillo parlante di fiducia e se gli avessi dato ascolto da tempo adesso le cose sarebbero ben diverse! Alla fine ci avviciniamo ad un falò insieme ad altri amici e concludo la serata con altre persone che non c'entrano nulla con questa situazione ( un intrusione di un ricordo recente ).

In realtà inconsciamente sono arrivato alle conclusioni di questo sogno da un po. Non mi frega più di niente e di nessuno, vivo per conto mio e mi faccio i cavoli miei. In modo un po brusco forse ma vista la situazione tutto sommato non posso biasimarmi. No, decisamente no. Avere una nota di chiarezza, una certezza, una limpida visione ed accettazione delle cose serve a vivere meglio le cose e ad accettare ogni cosa. In fondo poi non si tratta che di tornare a fare me stesso no?

Dalle labbra di chi dovrei pendere Io? O a quali giocatori dovrei fare lo sparring partner? Proprio nessuno. La mia vita è la mia vita, entrateci se volete assaggiarne un pezzo altrimenti statene fuori. Questa commediucola stronza e patetica mi ha stufato. Così come i suoi protagonisti. Non me ne faccio nulla di queste farse picaresche, di questi giochi in cui tutti fanno finta di niente o sembrano non capire niente, in cui dicono A per rimangiarsi B e comportarsi C. Nel momento in cui porgo a mani giunte me stesso o mi si nega o mi si accetta. Apertamente. In ogni caso Io la mia vita da vivere ce l'ho e non devo inseguire proprio nessuno. Tantomeno chi se ne frega in toto di me e di ciò che provo, vivo e sento.

Amen!



Oblivious
 
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20/04/2007

Un sogno fatto qualche notte fa che ha avuto un forte impatto emotivo, dato che in parte lo ricordo tutt'ora e un sogno ad occhi aperti - in realtà chiusi, nel dormiveglia - che ho fatto oggi. Un sogno incosciente ed uno cosciente...

Incosciente - sonno profondo.

Sono piccolo, un bambino. Con mio padre devo raggiungere una fornace, o forse una miniera, comunque la si chiami sorge in riva al mare ed è di dimensioni incommensurabili. La prima volta la vedo da lontano, percepisco la linea pulita ed uniforme della costa sabbiosa: una linea che si perde nella coda dell'occhio. A spezzare quest'orizzonte piatto la fornace possente, di forma indefinibile o indecifrabile, sovrastata da una coltre di fumo e smog. E' oppressiva, distrugge ogni possibile armonia e la sua grandezza la rende una presenza assoluta, imprescindibile e costante. Man mano che mi avvicino le dimensioni crescono, posso percepirne la forza, i rumori, le sfumature nauseanti degli scarichi e delle nubi. Il cielo è limpido ai margini, mentre intorno all'enormità scura sembra coperto, minacciosamente nuvoloso. Non so il motivo che ci sta portando in quel luogo, tutto ciò che sento è un incombente sensazione di pericolo. Di paura. La stessa paura che ultimamente mi stringe il collo durante i sogni. Ma paura di cosa?

Arrivato in prossimità della struttura sento fisicamente l'idea di inquinamento, insalubrità: l'acqua intorno è gialla, i fumi hanno colori che vanno dall'ocra al verde muschio. Gli odori non li ricordo. So solo che incomincio a salire in quello che sembra un labirinto in cemento scuro e posso scorgere le baracche e gli stabili di sotto, tutti sulla spiaggia. In fondo si intravede la linea della costa con il tenue azzurrino del cielo che si fonde col mare, ma sono entità distanti e minacciate. Ad un certo punto penentriamo nella coltre di fumi, tra corridoi sospesi sul vuoto, passerelle e muri costituiti da blocchi squadrati di cemento scuro. Masse grezze di proporzioni ciclopiche poggiate l'una sull'altra.

Saliamo sempre più su, attraverso graffe di metallo arrugginito conficcate nel cemento. L'altezza mi fa venire le vertigini, davanti a noi c'è un uomo in camice bianco che parla con mio padre, spiegandogli qualcosa. Camminano in queste passerelle e Io rimango dietro. Di fronte a me una cavità enorme, circolare, circondata dai blocchi scuri. Prosegue in profondità con un andamento irregolare che piomba, sul fondo, in una forte luce rossastra. E' la fornace. Mio padre e l'uomo scendono su altre scale sospese su di essa, Io guardo in preda al terrore. L'uomo sta parlando del suo è lavoro: è ben retribuito ma a causa dell'insalubrità del luogo potrà lavorare per un tempo relativamente breve. Sembra più rassegnato che soddisfatto. L'ombra putrida della fornace si mescola alle necessità della vita. Il sogno si perde nella scena di entrambi che scendono nelle scale, parlando, con assoluto sprezzo del pericolo e del vuoto che a me invece paralizza dalla paura.

Cosciente - dormiveglia.

Nero: ovunque, davanti, dietro, sopra, sotto, intorno. Sono seduto nella posizione del loto e sono fermo. la pelle mi comunica un'ambiente freddo, tuttavia sento di essere nudo o comunque poco vestito, ma comunque non risento del clima.

Davanti a me c'è una donna, a pochi metri, in posizione speculare. La conosco e la guardo. Il silenzio è innaturale e l'assenza di tutto mi focalizza su di lei. C'è un qualcosa che la rende distante, irraggiungibile. Il silenzio che mi circonda sembra prevenire ogni relazione, ogni rapporto. Lei è ferma e mi ignora, o è persa in se stessa. Sto fermo, anche se non so bene perchè, ma tutto sommato mi rendo conto che mantenere questa posizione è quasi piacevole. Discostarmici sarebbe una rottura, un'elisione da una qualche forma di equilibrio o di stasi. Una rottura.

Ma la volontà di scoprirla, di comunicare, di avere feedback, anche uno sguardo è molto forte e improvvisamente scatto in avanti e le vado incontro. L'azione è breve. I muscoli si contraggono, tutto si squarcia, anche il silenzio. Per un attimo sono padrone delle mie membra.

Nello slancio dell'azione vengo bloccato. Da un un vetro. Una parete in cristallo che corre tra me e lei. Infrangibile, senza fine. Lei non si scompone. Io rimango come un bambino appiccicato su una vetrina.

Solo. E in silenzio.

 



Oblivious
 
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30/09/2006

“Recitare, senza scegliere la propria parte, giorno dopo giorno”. E' questo l'ultimo input del sogno di ieri notte, la constatazione ultima di aver avuto un pensiero importante e poi la coscienza lucida di svegliarsi immediatamente per trascriverlo. Ma alla fine l'oblio ha prevalso, come spesso accade, lasciandomi solo briciole di immagini e questo oscuro pensiero.
 
Mi trovo in una camera da letto, non troppo grande, insieme a diverse persone. Sul letto c'è un ragazzo che esteriormente mi ricorda una persona che ho conosciuto in Turchia ma che in questo contesto è un attore; la camera è la sua. Ha posto al gruppo una questione interessante, riguardo alla vita, " su una sedia a dondolo simile a quella dalla quale sto scrivendo adesso"all'esistenza e, in qualche modo, all'arte del recitare. Io e altre persone siamo per terra: tutti discutono, io ascolto. Dietro di me, su una sedia a dondolo ( ormai fissa ) simile a quella dalla quale sto scrivendo adesso, c'è una ragazza che mi accarezza i capelli: fisicamente è una persona che vedo ogni tanto ma istintivamente la sento molto vicina a  V. Ad un certo punto mi alzo, ho ascoltato a lungo il discorso dei miei interlocutori e alla fine ho concluso che il loro mi sembra un parlare a vuoto, un rifuggire una verità che io conosco molto bene. Dico la mia, esplicito apoditticamente il mio pensiero all'attore e faccio per uscire fuori dalla camera. L'attore si alza e mi rimbecca con un'argomentazione che percepisco come vuota. Alla fine lo guardo negli occhi e gli dico che non va bene ciò che facciamo, che dovremmo avere il coraggio di non scegliere le parti che interpretiamo e, anzi, dovremmo pescarle a caso ogni volta, o ogni giorno. Detto questo varco la porta, il mio Io onirico si rende conto di quanto sia importante per me ricordare questa sequenza e mi sveglio, pronto a trascriverla... ma alla fine ricordo tutto tranne quella frase che per me era la più importante, che in qualche modo poteva essere una rivelazione.
 
Gli indizi a mia disposizione sono l'ambiente, che mi ricorda un sogno che feci tempo fa incentrato in una "fantomatica" Cagliari vecchia e l'ultima frase che ho detto. Il  vecchio sogno che si ricollega istintivamente all’ambiente di quella stanza ( o ciò che è avvenuto prima e non ricordo più ) era decisamento criptico e ricco di simbolismi, ma credo che il legame tra i due sogni sia dato dal fatto che anche stavolta, come allora, mi sono ritrovato in un luogo familiare anche se non so bene in quale contesto, forse una sorta di "comune", argomento del quale ho discusso spesso ultimamente. L'ultima frase invece fa riaffiorare alla mia mente mille pensieri, purtroppo però solo a livello razionale e cosciente: niente di istintivo e quindi onirico. Il più interessante di questi si ricollega alle tematiche del film Persona di Ingmar Bergman, nel quale il cineasta svedese affronta un discorso sull'identità, la maschera, il recitare. In effetti sto riflettendo molto su queste idee, sento e osservo il loro modo di esistere nella mia vita, nel mio modo di pormi all’esterno e nel loro riflettersi sul mio Io interiore. E in un momento di decisioni importanti come questo influenzano più che mai le difficili scelte che mi sto accingendo a compiere sul mio futuro…
 
"Tu insegui un sogno disperato, questo è il tuo tormento. Tu vuoi essere, non sembrare di essere. Essere in ogni istante cosciente di te e vigile. E nello stesso tempo ti rendi conto dell'abisso che separa ciò che sei per gli altri da ciò che sei per Persona di Ingmar Bergmante stessa:  provoca quasi un senso di vertigine, il timore di vedersi scoperta, vero? Di vedersi messa a nudo, smascherata, riportata ai suoi giusti limiti. Poichè ogni parola è menzogna, ogni gesto falsità, ogni sorriso una smorfia. Qual è il ruolo più difficile? Togliersi la vita? Ma no, sarebbe poco dignitoso. Meglio rifugiarsi nell'immobilità, nel mutismo, si evita di dover mentire. Oppure mettersi al riparo dalla vita, così non c'è bisogno di recitare, di mostrare un volto finto, o fare gesti non voluti. Non ti pare? Questo è ciò che si crede ma non basta celarsi perchè, vedi, la vita si manifesta in mille modi diversi ed è impossibile non reagire. A nessuno importa sapere se le tue reazioni sono vere oppure false, sincere o bugiarde. Solo a teatro il problema si rivela importante, e forse neanche lì. Io ti capisco, Elisabet, capisco il tuo silenzio, questa tua immobilità e perché tu abbia elevato a sistema di vita la tua assurda apatia, capisco e quasi ti ammiro. Secondo me devi continuare a recitare la tua parte fino in fondo, finchè essa non perda interesse, e abbandonarla così come sei abituata a fare: passando da un ruolo all'altro."¹
 
Ho visto l’ultima volta Persona un anno fa, se non ricordo male, e senza dubbio mi ha lasciato sgomento. Un film in bilico tra il surreale e l’onirico, forse il più trasgressivo lavoro di Bergman. Che siano stati gli input di questo film a ripresentarsi nel mio inconscio durante il sogno? Ma allora qual’era l’affermazione che il mio alter ego onirico voleva che io ricordassi? E in che modo può essere utile recitare, fingere una maschera dopo l’altra, una maschera pescata a caso… come immettersi in un gioco di ruolo continuo in cui la realtà diviene proscenio e la vita pura finzione. O forse… forse la mia era solo una constatazione, una provocatoria constatazione dello stato delle cose. Forse sto già recitando e quelli che sembrano evoluzione e cambiamento nella mia vita non sono altro che repentini cambi di maschera o di copione…
 
¹ Tratto dal film "Persona" di Ingmar Bergman


Oblivious
 
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22/06/2006

"Vita e sogni sono fogli di uno stesso libro: leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare"
Arthur Schopenhauer

Da 1001 Nights di Yoshitaka Amano

Stanotte ho fatto un sogno semilucido. Semilucido perchè seppur avevo coscienza di stare sognando non avevo la volontà di usare o indirizzare il sogno attivamente come succede nei sogni lucidi veri e propri.
Semplicemente mentre vivevo le diverse situazioni e sensazioni oniriche sapevo perfettamente di averle già vissute anni e anni prima in un sogno perfettamente identico ( un sogno ricorrente insomma ); conoscevo perfettamente cosa sarebbe successo e quello che mi aspettava. Avevo una memoria perfetta di ogni particolare ( ricordavo anche il periodo della mia vita in cui avevo fatto sto sogno ) ma allo stesso tempo vivevo intensamente ogni cosa. Purtroppo il caldo torrido che si respira da queste parti non mi ha concesso che poche ore di sonno, per cui ne ho vissuto solo un frammento.
La cosa, comunque, che mi stupisce di più è la capacità del mio alter ego onirico di riuscire a vivere appieno una situazione nonostante ne conosca già il decorso. L'intensità del sogno non è intaccata dalla ripetitività, anzi è acuita dalla volontà di sottoporsi ad un'esperienza già vissuta nel passato, di provare un qualcosa sperimentato da un mio stesso "Io" appartenente ad un altro punto della linea temporale. E' un po come sfiorare con un dito l'entità "Io" nel mio/suo passato, instaurare un collegamento diretto con la propria identità in divenire...

Io ho sempre avuto l'ossessione del tempo che scorre, di comprendere il rapporto tra la trasformazione delle cose e di me stesso in rapporto alla natura della propria identità ( mutevole o immutevole ). Mi ricordo che scrissi una lettera a me stesso quando avevo si e no sedici anni, che avrei dovuto aprire più o meno a trent'anni ( Cosa che farò se ritroverò il diario... ). La sostanza del contenuto di quella lettera era tutto li: capire come fosse possibile che io fossi li, in quel punto della storia e allo stesso tempo in quell'altro. Sarei stato sempre Io? Cosa sarebbe rimasto di me nella nuova forma che il futuro mi riservava?

In qualche modo una risposta mi arriva dai sogni, e per quanto essi siano spesso indecifrabili, lasciano sempre intuire qualcosa, danno qualche indizio, una certa sensazione, un'immagine, una semplice idea... ho la sensazione che l'universo dei sogni sia scollegato dalla realtà. A volte si rifà a un contesto riconducibile al "presente", altre volte invece mi catapulta avanti ( i sogni in qualche modo premonitori che capitano a tutti ) e indietro nel tempo, seguendo una logica nella quale il tempo non esiste. Non saprei come concettualizzare con parole chiare quest'idea: ho l'impressione che il sogno sia una dimensione ( o organizzazione delle percezioni ) che stia fuori dal tempo, che usi come ancore percettive non il "prima" e il "dopo"  ma piuttosto un certo tipo di affinità, simmetria e analogia tra le cose, un po come fa la "magia" simpatetica di cui parlava James Frazer nel Ramo d'Oro.

Affascinante il mondo dei sogni... una frontiera senza orizzonte proprio dentro di noi.

E per concludere il sogno di stanotte... Oramai ricordo ben poco; come ho scritto precedentemente la memoria onirica appartiene al mondo dei sogni ed in questa realtà svanisce velocemente. Da un po di tempo comunque, ho preso l'abitudine di scrivere, non appena mi sveglio, il resoconto di quei sogni che mi ricordo e che sento importanti per un motivo e per l'altro, per cui ho qualche riga scritta che mi permette di ricostruire anche se a grandi linee ciò che ho sognato stanotte:

<< Sono in mezzo ad un deserto afoso, addossato ad una parete rocciosa, alta occhio e croce cinque o sei metri, che si estende in lontananza in entrambe le direzioni. Sono una sorta di schiavo o di prigioniero, comunque non dispongo di me stesso. Come me decine e decine di persone, in prossimità della parete, tutti vestiti con stracci e fisicamente trasandati. La sensazione che potrebbe comunicare questa visione è di disagio assoluto, ma c'è un elemento che dona al mio sogno un sapore diverso: una donna,  capelli neri e viso indistinto alla quale sono avvinghiato, in una posizione più o meno fetale. E' una situazione che non ha un connotato sessuale, per lo meno non esplicitamente, ma semmai affettiva, di intenso tepore, di abbandono tra le sue braccia; la fame, il dolore e la sete sono mitigati dal profondo sentimento  che nutro per questa schiava. Ad un certo punto la scena si stacca su una piattafroma in legno non troppo lontana, alla mia sinistra. E' una sorta di zattera della medusa sospesa sulla sabbia, ancorata in qualche modo alla parete. Ci sono molte persone distribuite casualmente sulle assi della struttura, l'aspetto generale è di usura, di disordine, di strenua resistenza contro uno sfacelo ineluttabile>>.

 

<<Il pericolo più grosso è una sorta di tempesta di sabbia, che a volte prende qualcuno con se e lo porta via, lontano e per sempre. Il leader della "zattera" è una donna, rude, tra i trenta e i quaranta, decisamente mascolina. Improvvisamente si scatena la suddetta tempesta, si forma un vortice di sabbia e la donnaccia da "in pasto" a quest'ultimo alcuni di noi, non so se per superstizione o per altri motivi, l'unica cosa che mi preoccupa è che è a causa di questo  che allontana da me la mia compagna e la scaglia via. Io fuggo in avanti, cerco di raggiungerla; la mie intenzione non è salvarla ma bensì lasciarmi portar via dal vortice insieme a lei. Prima di riuscire a raggiungerla vengo bloccato da alcuni uomini: mi feriscono e mi bloccano sulla superficie sabbiosa; impotente guardo la tormenta di sabbia che si allontana con tutto ciò che mi rimaneva in questo spazio di abbandono. Successivamente vengo portato sulla "zattera", insieme a me c'è un uomo legato ad un pezzo di legno, massiccio, con i capelli rossi. Anche lui ha cercato di fuggire. Veniamo ghermiti e pestati: al caldo, adesso insopportabile, si aggiunge il dolore delle ferite che mi vengono inferte. Il sogno si interrompe di li a poco, ma ricordo dalla stessa esperienza onirica precedente che sarei riuscito a scappare con lo schiavo coi capelli rossi, che avrei litigato con lui ma alla fine mi sarei riappacificato e mi avrebbe accompagnato da qualche parte >>.

Questo è più o meno il riassunto del sogno che che ho vissuto stanotte.



Oblivious
 
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31/05/2006

Molto spesso mi sveglio senza memoria di ciò che ho sognato o con immagini frammentarie o sensazioni sradicte da un qualsiasi contesto. Qualche volta la memoria del sogno evapora velocemente, a meno che non fissi i ricordi onirici sulla carta o quaddentro. La cosa che mi stupisce di più è che mentre si sogna sia facile ricordarsi dei sogni passati, anche dei più lontani nel tempo o quelli dei quali non sono mai stato cosciente da sveglio. Così mi è successo in queste due notti. I sogni originari sono confusi, ma ricordo di aver rievocato qualche sogno andato.

Ieri ho sognato qualcosa collegato al viaggio, o al mare forse, ma alla fine tutto è rimasto soffocato da un sogno riemerso da lontano. Io sono su un molo, stretto e lungo, circondato dallo scafo immenso di tante navi attraccate a destra e a sinistra. Cammino e cerco qualcuno  - o qualcosa... Il molo si svela essere una parte di un reticolo grandissimo di viuzze di cemento che si avventurano in mare, le barche, navi, sottomarini, tutti attraccati su entrambi i lati, sono talmente grandi che ho paura, mi sento sovrastato, percepisco il loro lento movimento e lo spostamento della loro massa mi opprime. Nello stesso sogno ricordo di essere salito su una o due di queste navi, ma non ricordo molto altro, se non qualche scena senza contesto in alto mare e a riva, su una spiaggia...

Il sogno che ho fatto stanotte invece ha un qualche legame con l'aria orientaleggiante di Istanbul. Purtroppo non ricordo molto, se non la ricerca, la solita ricerca di qualcosa che alla fine non trovo mai e la visita ad alcuni monumenti surreali. A questo sogno si sono agganciati ricordi sfumati di vari sogni.  In uno di questi ero in una città non ben identificata, dovevo visitare dei monumenti in una sorta di visita guidata, un qualcosa che sa di liceo probabilmente. Ma anche in questo c'è qualcosa che mi sfugge, qualcosa che non è al suo posto. Mi sforzo ma non ricordo di cosa si trattasse. Ricordo alcune di me che cammino tra palazzi in stile liberty, tinteggiati di giallo antico. L'altro sogno che è riemerso è paranoico: Sempre ambiente orientale, so di essere in Turchia ma la scenografia è tutt'altro che turca. Strade polverose e case basse e rovinate: sembrerebbe un'area degradata del sud Italia più che altro. Io sono con qualcuno che ad un certo punto scappa. Ma perchè? Perchè lo inseguo... non capisco, mille fotogrammi sconnessi affiorano: L'università di istanbul, che sembra più un palazzo moderno ( mentre in realtà è un luogo bellissimo che sorge davanti ad una enorme piazza assolata ) che alla fine mi fa riemergere a Cagliari, nel dedalo di Castello. Forse una commistione di sensazioni tra la cittadella universitaria, le strade strette di Castello e qualcos'altro. Alla fine, o forse in mezzo al sogno, chissà, inseguo questo qualcuno, prima a piedi, poi in macchina. Ad un certo punto è come se fossi in un labirinto fatiscente. Cerco di scavalcare i muri, ma alla fine mi rendo conto che sto fuggendo dalla polizia locale. Probabilmente mi fermano ma riesco a cavarmela. Questo sogno è troppo frammentario per cercare di cavarne un senso, ma come spesso mi capita lascia dentro delle sensazioni molto forti. Paranoia, nostalgia di qualcosa, necessità di cercare, cercare - ma chi? - , la fuga che si fonde con la ricerca, il senso di inquietudine di fronte a certi elementi del paesaggio, spesso surreali che sembra celino qualcosa. Un altro frammento... sempre collegato alla cittadella dei musei. Il sole alto e quasi innaturalmente luminoso, la cittadella è topograficamente diversa, ma i blocchi che ho usato per costruire questo spazio illusorio sono gli stessi dello spazio  reale: I blocchi in calcare bianco, le aiuole minimaliste, le ampie vetrate scure... Tutto però è sviluppato in corridoi, ampi e sgombri. Ad un certo punto succede qualcosa che non riesco a ricordare e mi ritrovo in aperta campagna a fuggire, tanto per cambiare, in auto. Sono con qualcuno, probabilmente una donna. L'ambiente è quello della barbagia: rocce e arbusti, in più però ci sono le piante di fichi d'india che costeggiano la strada bianca. C'è qualcuno che ci cerca, ma non ricordo altro, se non la necessità di non farsi trovare e continuare a scappare..

Alla fine mi sono ricordato gli ultimi fotogrammi del sogno di stanotte. Sempre Istanbul, Sono con Marco, una persona sconosciuta e Lei. Devo fare foto, i paesaggi sono immaginari ma il sapore è quello che si sente nel giardino interno delle moschee: mura antiche, spiazzi affollati e profusione di arabeschi. Ad un certo punto arriviamo vicino a quello che sembra un piccolo bazaar. Io faccio delle foto, con una sensazione di amarezza crescente, poi ci fermiamo a mangiare kebab e pane azimo. L'amarezza è la sensazione dominante e, in questo caso, il senso di queste immagini è molto chiaro per me.



Oblivious
 
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24/03/2006

Non mi ricordo distintamente il sogno che ho fatto stanotte... ma c'è un particolare che mi è rimasto in mente. Un affresco su una parete di quello che doveva essere un locale, realizzato da un'amica che non vedo da tanto ( è realmente un'artista ). E' uno scenario sottomarino, la dimensione più ampia è orizzontale. La scena è tripartita: al centro la principale, con un enorme spruzzo d'acqua che scaturisce da destra e si prolunga per tre quarti dell'affresco in lunghezza e termina in un 'esplosione d'acqua che investe alcune ninfe marine e alcuni tritoni ( o comunque uomini marini ). In mezzo allo scroscio d'acqua, non lontano dal punto in cui scaturisce c'è una ninfa d'acqua che è stata travolta dalla corrente e viene portata via. Lo spruzzo è reso con delle tonalità di blu bellissime( è un colore che adoro ) stese su lunghi canali orizzontali simili alla resa delle foglie nei dipinti di Rousseau. In alto c'è una massa di correnti tra l'ocra chiara e l'ossido di ferro, in correnti ondulate e di direzione opposta allo scroscio d'acqua centrale. C'era una creatura, forse un polipo che nuota verso destra. Nella parte sottostante probabilmente c'è la terra, ma non la ricordo.

Nel sogno sono rimasto a lungo ad osservare questo affresco. Ogni particolare, soprattutto la scena centrale... e curiosamente è un po una metafora di un'evento della mia vita e di ciò che ormai è successo dentro di me.

Vorrei avere il dono di saper plasmare con le mie mani ciò che ho visto con gli occhi della mia anima stanotte...



Oblivious
 
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Un film che mi ha scosso. Crudo, brusco, assolutamente spietato. Un capolavoro dei fratelli Dardenne che ha vinto la Palma d’oro a Cannes nel 1999. La storia è incentrata sulla sopravvivenza, sulla miseria, fisica e interiore vissuta dalla protagonista in una esasperata lotta con la propria immagine sociale e la propria coscienza. L’atmosfera nervosa, le riprese in movimento e l’assenza di una colonna sonora ( il film è girato in odore di dogma 95 ) contribuiscono a dare forma ad un film che ha il duro sapore di una realtà che rifiutiamo di conoscere…
» 1001 Nights
Let's then dream… Da un progetto di Yoshitaka Amano e David Newman una piccola meraviglia su pellicola: è il sogno della principessa Budou, trasposto in immagini dal maestro giapponese con la musica della filarmonica di Los Angeles come sottofondo. Il risultato è un cortometraggio in cui colori e forme vorticano sullo schermo, inseguiti dalle note dell'orchestra californiana. Un gioiello che è più un dipinto in movimento che un semplice anime. Non posso che consigliare la visione di 1001 nights, ricordando che non bisogna ricercarne inutilmente un senso ma semplicemente lasciarsi trasportare dalle sensazioni audiovisive in quella che è il racconto di un sogno…
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Amore e cani, un gioco di parole in spagnolo che getta un'ombra di disillusione su tutto il film… tre storie che si snodano nella metropoli messicana tra speranza e delusione, in cui è l’amore il vero regista, quell’amore che si scontra pesantemente con una realtà che lascia poco spazio alle illusioni. Un lavoro decisamente interessante, questo di Alejandro González Iñárritu, con spunti profondi e un montaggio molto ben riuscito. Girato nel 2000.

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