25/03/2008

Siamo come alberi che sondano la terra sottostante in cerca d'acqua e nutrimento. Piantiamo radici in profondità ed affidiamo la nostra stabilità e le nostre possibilità di crescita alla forza con cui esse si avviluppano al suolo, alla roccia, alla base.

Senza di esse crolliamo sballottati dal vento e non c'è nulla che possiamo fare per slegarci dalla dimesione di questo radicamento, perchè gli uomini, come gli alberi, hanno un cordone ombelicale che, se spezzato, li allontana sempre più dalla vita, li fa seccare e ingiallire. Deperire fino alla morte.

Non sono i sentimenti e le emozioni le ossa della nostra anima, ma i nostri legami e i nostri ricordi.


Ho trovato queste parole scritte a matita su un foglio, mezzo stracciato dentro un quaderno. Sono i pensieri che mi assessionavano poco meno di un anno fa. Quando stavo con loro. Sul fronte del foglio tra mille pasticci c'era anche questo:

Isolati, soli.
Persi in una foresta di nuvole annaspiamo soffocati verso punti di luce distanti.
A volte la solitudine atterrisce più del pericolo,
fermi e in silenzio restiamo in attesa di qualcuno o qualcosa che non succede.
Immobili, col cuore in gola e in preda a quello strano formicolio sotto i piedi che
assomiglia tanto ad una necessità insoddisfatta.

Necessità di cosa?
In attesa di cosa? Di chi?
Non è piuttosto una fuga disperata dalle pareti della nostra mente
Non è forse una paura insensata di sentire l'eco del nostro respiro
nello spazio vuoto che ci circonda?

Siamo così assuefatti alla presenza illusoria di immagini e voci proiettate su schermi e video che
abbiamo perso familiarità con la nostra presenza.

Più estranei degli estranei ci incutiamo timore e ci imbarazziamo fino al
punto di bloccarci e rimanere vittime della stretta dell'ansia
[...]

Quella che doveva essere l'ultima strofa è cancellata e forse , in parte, non terminata.

Ci sono pezzi di di me sparsi in milioni di fogli, foglietti, quaderni, hard disk rotti... La cosa che mi stupisce ogni volta che rileggo qualcosa a distanza di tanto tempo è che la prima volta che la leggo non mi sembra familiare. A prima rilettura suona nuova e posso valutarne il contenuto come un estraneo. In questi casi comunque la sensazione è durata poco, perchè queste parole scaturiscono da ferite mai completamente sanate. E l'odore del proprio sangue non si dimentica.

Ieri sera mentre reggevo il posacenere tra Teresa e Clò mi è sovvenuto un pensiero che ha trovato completamento in queste parole scritte l'anno scorso. Il posacenere è opera di Manuh, in vetro colorato e piombo. E' bellissimo e i giochi che la luce crea sulle superfici cristalline sono charmanti. Ho pensato a Manuh e alle piccole mirabilia che ha creato, ma anche alla sfiducia che l'ha portata a non inseguire la bellezza delle sue creazioni. Penso che in ogni persona sia presente un atto creativo in potenza. Una possibilità se vogliamo, di sfruttare e rendere questa idea puro germoglio invece che singola gemma inespressa. Manuh aveva paura di sbocciare, ma in realtà io ho molta più paura di lei. E a guardarmi intorno sono pochissime le persone che conosco che non hanno tale paura.

Forse è proprio come scrivevo, forse è solo paura di trovarsi di fronte a se stessi, a camminare soli su un sentiero in cui siamo obbligati a confrontarci con noi stessi...

Oblivious
 
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09/02/2008

Cado,
a velocità costante,
mi dirigo verso il
fondo.

Fondo nero,
invisibile,
lontano.

L'aria è assente.
Sono un grave
sotto vuoto
che cade.

Una piuma mi accompagna:
Stessa velocità,
stesso destino

Laggiù,
Oltre il buio
ci attendono silenziosi
due piatti della
stessa bilancia

Attendono il nostro fardello.

Ma cosa sarà
in fondo al pozzo
a dare peso alla mia
vita?

Oblivious
 
14:05| commenti (2)| commenti (2) (pop-up) | Permalink
 

26/10/2007

Respiro,

Così lentamente

da sentire l'aria.

Che scorre.

 

Dentro e fuori

 

Nello spazio

di un istante

ho creato 

un bagliore

 

d'infinito...



Oblivious
 
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13/10/2007

Vorrei svegliarmi
senza ricordare
nulla.

Svegliarmi nel mondo
senza conoscere il cielo,
senza aver visto gli alberi
o ascoltato le onde.

Vorrei svegliarmi senza
desiderare
nulla.

Ogni pensiero, ogni immagine...
vorrei escludere ogni giudizio e ogni
conoscenza.

E ricominciare dal vuoto.
E riempire
poco per volta
l'esistenza di ogni
briciola di polvere che
forma l'universo.

E comporre ogni istante
di stupore e di semplice
innocenza.

E invece sono quì a
immaginare la giornata che verrà,
i volti che vedrò
e sperare in circostanze
e possibilità eventuali.

Senza accorgermene
dipingo con i colori
dei miei pensieri
la vita prima che la possa
vivere.

Perdo irrimediabilmente
il riflesso fugace della
meraviglia per tradurre
tutto quanto con immagini
che già conosco...

Vorrei svegliarmi
senza essere
nulla.

E aprire gli occhi
ogni mattina
come se fosse la
prima volta...

Ma oggi c'è la mia
mente che mi aspetta,
e la fuori
come sempre,
m'attende ciò che
ha creato per me.

Qualcosa di sicuro e così
irrimediabilmente
perfetto...



Oblivious
 
07:44| commenti (1)| commenti (1) (pop-up) | Permalink
 

11/10/2007

Ho sognato di fiori amaranto,
in una distesa a perdita d'occhio.
Piatta, senza orizzonte.

Nel mezzo della vastità sanguigna
Lei...

Lei.

Sola, piegata nel suo 
manto nero e vellutato.

L'immensità dell'oceano fiorito è
un'inezia di fronte a lei.

Lei vertice, lei focale,
Lei unica presenza in
questo sogno solitario.

Resta immobile mentre ascolta,
le labbra sorridono nel suo
viso placido e beato.

La guardo, incantato,
e sento la fragilità
sensuale del suo corpo.

Come un petalo amaranto, come
il profumo  delicato e tenue
di questo universo in fiore.

Nella sua estasi atarassica
ascolta voci che non posso sentire,
immersa nel suo sogno senza fine.

Vorrei urlare e chiamarla
e infrangere la sua pace
con la mia irruenza.

Ma in un istante
mi accorgo di averla in mano,
in una piccola sfera di vetro.

Nel suo mondo piatto e perfetto.
Chimera d'immensità
e di piacere.

...Vicina e irraggiungibile,
impossibile e agognata...

Come potrebbero le mie mani
rugose e pesanti
infrangere l'esile patina
cristallina che la nasconde?

Più il mio desiderio di lei
è intenso,
più sono cosciente
che questa sfera effimera e
incantevole rimarrà per sempre
al sicuro, lontana da me
e dalla distesa di polvere
che si stende sotto i miei piedi. 

Il mio desiderio è il suo sogno...



Oblivious
 
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22/07/2007

Un oceano nero, opaco, onnipresente
è la controparte umana del cielo notturno.
Un inghiottitoio acromatico che assorbe
luci e sfumature al suo interno.
Dallo sfondo catramoso delle piattaforme d'asfalto
sorgono alberi di cemento poliedrico:
Superfici planari intonacate che salgono dritte fino agli attici 
Interrompendosi con ramificazioni di parabole e antenne.
Dalla volta stellata solo sfumature di grigio scuro,
qualche puntino smarrito e la luna asfittica delle serate metropolitane.

Mentre cammino in mezzo a questa foresta bilineare ho
la sensazone di essere in mezzo a migliaia di voci
e persone che parlano e situazioni  imprevedibili.
Tutti a pochi metri di distanza, dietro pareti, finestre e serrande
dalle quali filrano tv, elettrodomestici, passi, urla, sorrisi,
amplessi, danze forsennate e posate che toccano
i piatti durante pasteggi sonnolenti.
Sono in una grande e immensa casa di cemento, asfalto e
pali di metallo e ci cammino dentro. In pochi metri quadri
siamo in tanti, affollati, a respirare la stessa aria bollente.

Eppure sono solo. In mezzo a tutti, vicino a tutti,
ma cammino assolutamente solo. Chi mi passa
affianco con la propria vita, chi mangia con noncuranza 
a due passi da me e chi armeggia telefoni, computer,
smartphones e impredittibili oggetti elettronici mentre mi incrocia. 
Ogni tanto ci penso, a quante vite attraverso
ogni giorno solo intersecando la mia traiettoria
di viaggio con quella di qualcun'altro o passando a
pochi metri dal loro giaciglio.

E' un paradosso incomprensibile la grande città
che ci tiene stretti e ammassati come chicchi di riso
inscatolati sottovuoto, costringendoci a soffrire del calore altrui
e allo stesso tempo ci allontana peggio di un muraglione in
pietra o uno spazio impercorribile.
Più ci affanniamo per sovrapporre il nostro culo sulla
testa dell'inquilino di sotto, più ci ingabbiamo volontariamente
insieme a migliaia di conosciuti e sconosciuti
e più aumentiamo la gelida e desolante freddezza
che ci serve per allontanare definitivamente gli altri dal nostro mondo.

Siamo riusciti ad eliminare le distanze fisiche
ma abbiamo imparato a creare quelle mentali.
La vera frontiera spaziale dell'uomo è dentro il suo cranio
e naviga insieme al suo cervello in un mare
arduo da mappare e difficile da esplorare ...



Oblivious
 
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20/07/2007

Sudo.
Le luci notturne inondano la stanza,
i rumori delle strade vibrano sulle pareti.
L'aria è pesante, calda.
L'afa si addensa nei polmoni,
respirare è uno sforzo opprimente.
Mi giro e mi rigiro nel letto.
Ogni tanto apro gli occhi: la tenda rossa, quella gialla.
Il tappeto blu aderente al pavimento.
Tengo stretto il cuscino intorno alle orecchie,
non voglio sentire nulla,
assolutamente nulla.

Ma i pensieri hanno sommerso la mia mente:
la paranoia è diventata adrenalinica.
Le vene gonfie sobbalzano sulla pelle
quando il sague le attraversa,
e battito dopo battito tutto il corpo è
diventato un'onda, una pulsazione. 
La sensazione di bruciore allo stomaco cresce.
Si irradia in alto, poi in basso.
E morde. Tutti i sensi sono fuori controllo.
Le orecchie ascoltano e gli occhi
fissano, spalancati, la porta.
Il corpo si contrae, sono esausto.
La stanchezza è forte ma non riesco a dormire.

Pensieri, immagini e incubi mi  torturano,
escludendo sonno e sogni, creando una patina di
immaginazioni distruttive e riflessioni obnubilanti.

E stanotte tira aria d'insonnia.
Sono scappato per non cadere vittima
dell'alito mortale che la anima.
Sono scappato per non sopportarne il morso in solitudine.
Sono scappato per non affrontare l'inequivocabile
verità che d'un lampo ho compreso che essa sottende.

Bramare a senso unico, insistere a cercare ciò che non si può trovare,
strisciando nella polvere della continua negazione,
dell'indifferente noncuranza.
Aggrappandomi a momenti che non si ripeteranno.
Nuoto in un mare in risacca che mi respinge ,
che mi depone sul bagnasciuga insieme alla folla,
a stare a guardare i riflessi altrui sulle acque.

L'insonnia è la prepotenza della mia anima in balia di
un desiderio mancato. Che si aggrappa a speranze
e flebili presagi o sensazioni. Che non riesce a tirare i remi in barca,
ad abbandonare una strada cieca tenendo gli occhi chiusi.

In essa, in realtà, è il riflesso dei miei tormenti ma anche della 
mia fede incrollabile in un destino che rimane comunque 
impassibile e silenzioso.



Oblivious
 
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14/06/2007

Eccomi madre,
della mia carne la tua terra
reclama il sapore amaro e sudato
di chi ha lavorato sotto il sole nella polvere.

Accetta, madre mia,
queste mani rugose e logorate
che tanti volti e corpi e vite
han stretto e accarezzato tra le spire del vento.

Benedici, antica madre,
l'energia sanguigna che vi circola,
il battito silenzioso che le anima, il respiro
eterno che le nutre col tuo alito e il tuo profumo.

Amami madre e amica,
col cuore infinito che si cela nelle rocce,
nell'acqua e nei fiori colorati dei campi.

Amami con la passione imperitura
dei temporali, con l'energia delle maree,
con la luce fioca ma violentemente voluttuosa della Luna.

Solo tu, mio unico destino terreno,
mio sangue, mia dolce e straripante linfa,
esisti in questo oceano di apatici riflussi.

Solo a te la mia speranza e la mia preghiera,
a te il mio cuore e la mia anima, a te
la mia vita tortuosa e stralunata.

A te, amore mio,
il pensiero di questa voce
e la coscienza del tuo fluire negli anfratti
più remoti della mia esistenza...



Oblivious
 
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22/05/2007

Sabbia. Un'infinità di sabbia ricopre lentamente
ciò che rimane di questa dolce illusione.

E' stato facile lasciarsi trasposrtare
dall'energia schiumosa delle onde:
Immaginare, sperare, goire col cuore. 

E' stato facile specchiarsi sull'acqua
sentendo la meraviglia in ciò che succedeva:
tersa e incomprensibile bellezza.

Ma la sabbia ha ricoperto tutto,
e a me non rimane niente. I gabbiani
volano intorno alla carcassa di
questo ennesimo sussulto
andato in fumo.

Di questo brandello di cenere.

Di tutto l'amore immaginato non
rimangono che ricordi di sogni.
E una insipida amarezza.

Resterà sulla Luna, come il senno dei folli,
quest'ultimo desiderio infranto.
Su questa Luna senza spazio per noi fantasmi,
per tutti noi insignificante moltitudine...

...per me comparsa senza valore.

Come una statua di sale lascio
che il mare mi lavi via e porti la mia
anima verso qualcosa di nuovo.

In compagnia di me stesso
e in balia del mio destino...



Oblivious
 
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10/05/2007

Così straripante,
e smisurato
 
un delicato senso
di fragilità che
mi fa tremare le dita...
 
Resto sgomento di fronte
all'impeto che m’inonda
e non riesco ad afferrare.
 
Eppure è gioia quella marea
di calore che mi trapassa
pungente il petto.
 
E tanto deborda che indugio
smarrito in questo
piacevole e dorato silenzio,
 
in balia di quel sortilegio
che amore o bellezza
o trasporto non saprei nominare.
 
Vorrei librarmi inerme sull'esile
rete di cagionevoli affetti
che sto calpestando...
 
...ma a denti stretti spero, blasfemo, che
il sogno a cui mi sto abbandonando
non muoia prima d’esser vissuto…
 
Postilla 12 - 05 - 2007
 
Il destino mi sta trascinando con forza verso qualcosa che vista da quì assomiglia molto ai miei desideri... ma ho paura che l'epilogo di questo travagliato percorso sarà comunque doloroso. Per un motivo o per l'altro finisco sempre col lasciarmi dietro qualche goccia di sangue... e cicatrici insanabili sul tessuto della mia esistenza...
 
A capo chino aspetto che il tempo emetta i suoi verdetti...


Oblivious
 
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Cronologia

Current Inputs

» Rosetta
Un film che mi ha scosso. Crudo, brusco, assolutamente spietato. Un capolavoro dei fratelli Dardenne che ha vinto la Palma d’oro a Cannes nel 1999. La storia è incentrata sulla sopravvivenza, sulla miseria, fisica e interiore vissuta dalla protagonista in una esasperata lotta con la propria immagine sociale e la propria coscienza. L’atmosfera nervosa, le riprese in movimento e l’assenza di una colonna sonora ( il film è girato in odore di dogma 95 ) contribuiscono a dare forma ad un film che ha il duro sapore di una realtà che rifiutiamo di conoscere…
» 1001 Nights
Let's then dream… Da un progetto di Yoshitaka Amano e David Newman una piccola meraviglia su pellicola: è il sogno della principessa Budou, trasposto in immagini dal maestro giapponese con la musica della filarmonica di Los Angeles come sottofondo. Il risultato è un cortometraggio in cui colori e forme vorticano sullo schermo, inseguiti dalle note dell'orchestra californiana. Un gioiello che è più un dipinto in movimento che un semplice anime. Non posso che consigliare la visione di 1001 nights, ricordando che non bisogna ricercarne inutilmente un senso ma semplicemente lasciarsi trasportare dalle sensazioni audiovisive in quella che è il racconto di un sogno…
» Amores Perros
Amore e cani, un gioco di parole in spagnolo che getta un'ombra di disillusione su tutto il film… tre storie che si snodano nella metropoli messicana tra speranza e delusione, in cui è l’amore il vero regista, quell’amore che si scontra pesantemente con una realtà che lascia poco spazio alle illusioni. Un lavoro decisamente interessante, questo di Alejandro González Iñárritu, con spunti profondi e un montaggio molto ben riuscito. Girato nel 2000.

» Seppellite il Mio Cuore a Wounded Knee
La storia degli indiani d'america in terra statunitense durante la seconda metà dell'800, l'epoca west sulla quale sono stati girati kilometri di pellicola dagli anni 50 in poi, ma stavolta dal punto di vista di chi la spinta verso il west l'ha subita e cioè gli indiani stessi. Scritto nel 1970 dallo storico americano Dee Brown fu il primo colpo di scure all'immagine che di quell'epoca il cinema aveva trasmesso e quindi un primo e onesto sguardo alla realtà storica della sistematica oppressione di tutti i popoli indiani da parte del congresso degli USA.
» Senza Perdere la Tenerezza
Il ritratto di un uomo che è diventitato un icona senza perdere la propria semplicità e i propri ideali. La biografia del Che che Taibo Paco Ignacio II ha scritto riuscendo a mantenere intatto l'uomo reale che descriveva rispetto alla mitologia soverchiante che l'amore di intere generazioni ha creato sulla sua persona.
» Discesa all'Inferno
Di Doris Lessing. La lotta tra la realtà interiore e il conformismo obliterante che cerca di farci perdere la nostra dimensione personale in favore di una freddezza razionale che viene identificata come "normalità".

» Tool - 10000 Days
Dopo 5 anni di silenzio i Tool pubblicano un cd che, in quanto a melodie e tematiche, calca gli stessi passi di Lateralus. I ritmi e le note sono buoni, ma l'energia è nettamente inferiore al loro successo del 2001. Rimane comunque un ottimo cd musicale, decisamente sopra la media di quello che si trova in circolazione, ma di sicuro non abbastanza per chi era stato abituato ad una crescita costante nella qualità delle produzioni della band californiana.
» Massive Attack - Collected
Un greatest hits con i successi più importanti della band di Bristol. Interessante il secondo cd/dvd con diverse unreleased, remix e con tutti i bellissimi video prodotti. Un piacevole interloop in attesa dell'uscita di Weather Underground atteso per il 2007.
» Thom Yorke - The Eraser
Un buon cd, il primo da solista per il frontman dei Radiohead, ricco di spunti interessanti e buone melodie. Tuttavia, nel complesso, non al livello dei lavori dei Radiohead...
Radioblog
Ci sto lavorando...