Respiro,
Così lentamente
da sentire l'aria.
Che scorre.
Dentro e fuori
Nello spazio
di un istante
ho creato
un bagliore
d'infinito...
Vorrei svegliarmi
senza ricordare
nulla.
Svegliarmi nel mondo
senza conoscere il cielo,
senza aver visto gli alberi
o ascoltato le onde.
Vorrei svegliarmi senza
desiderare
nulla.
Ogni pensiero, ogni immagine...
vorrei escludere ogni giudizio e ogni
conoscenza.
E ricominciare dal vuoto.
E riempire
poco per volta
l'esistenza di ogni
briciola di polvere che
forma l'universo.
E comporre ogni istante
di stupore e di semplice
innocenza.
E invece sono quì a
immaginare la giornata che verrà,
i volti che vedrò
e sperare in circostanze
e possibilità eventuali.
Senza accorgermene
dipingo con i colori
dei miei pensieri
la vita prima che la possa
vivere.
Perdo irrimediabilmente
il riflesso fugace della
meraviglia per tradurre
tutto quanto con immagini
che già conosco...
Vorrei svegliarmi
senza essere
nulla.
E aprire gli occhi
ogni mattina
come se fosse la
prima volta...
Ma oggi c'è la mia
mente che mi aspetta,
e la fuori
come sempre,
m'attende ciò che
ha creato per me.
Qualcosa di sicuro e così
irrimediabilmente
perfetto...
Ho sognato di fiori amaranto,
in una distesa a perdita d'occhio.
Piatta, senza orizzonte.
Nel mezzo della vastità sanguigna
Lei...
Lei.
Sola, piegata nel suo
manto nero e vellutato.
L'immensità dell'oceano fiorito è
un'inezia di fronte a lei.
Lei vertice, lei focale,
Lei unica presenza in
questo sogno solitario.
Resta immobile mentre ascolta,
le labbra sorridono nel suo
viso placido e beato.
La guardo, incantato,
e sento la fragilità
sensuale del suo corpo.
Come un petalo amaranto, come
il profumo delicato e tenue
di questo universo in fiore.
Nella sua estasi atarassica
ascolta voci che non posso sentire,
immersa nel suo sogno senza fine.
Vorrei urlare e chiamarla
e infrangere la sua pace
con la mia irruenza.
Ma in un istante
mi accorgo di averla in mano,
in una piccola sfera di vetro.
Nel suo mondo piatto e perfetto.
Chimera d'immensità
e di piacere.
...Vicina e irraggiungibile,
impossibile e agognata...
Come potrebbero le mie mani
rugose e pesanti
infrangere l'esile patina
cristallina che la nasconde?
Più il mio desiderio di lei
è intenso,
più sono cosciente
che questa sfera effimera e
incantevole rimarrà per sempre
al sicuro, lontana da me
e dalla distesa di polvere
che si stende sotto i miei piedi.
Il mio desiderio è il suo sogno...
Un oceano nero, opaco, onnipresente
è la controparte umana del cielo notturno.
Un inghiottitoio acromatico che assorbe
luci e sfumature al suo interno.
Dallo sfondo catramoso delle piattaforme d'asfalto
sorgono alberi di cemento poliedrico:
Superfici planari intonacate che salgono dritte fino agli attici
Interrompendosi con ramificazioni di parabole e antenne.
Dalla volta stellata solo sfumature di grigio scuro,
qualche puntino smarrito e la luna asfittica delle serate metropolitane.
Mentre cammino in mezzo a questa foresta bilineare ho
la sensazone di essere in mezzo a migliaia di voci
e persone che parlano e situazioni imprevedibili.
Tutti a pochi metri di distanza, dietro pareti, finestre e serrande
dalle quali filrano tv, elettrodomestici, passi, urla, sorrisi,
amplessi, danze forsennate e posate che toccano
i piatti durante pasteggi sonnolenti.
Sono in una grande e immensa casa di cemento, asfalto e
pali di metallo e ci cammino dentro. In pochi metri quadri
siamo in tanti, affollati, a respirare la stessa aria bollente.
Eppure sono solo. In mezzo a tutti, vicino a tutti,
ma cammino assolutamente solo. Chi mi passa
affianco con la propria vita, chi mangia con noncuranza
a due passi da me e chi armeggia telefoni, computer,
smartphones e impredittibili oggetti elettronici mentre mi incrocia.
Ogni tanto ci penso, a quante vite attraverso
ogni giorno solo intersecando la mia traiettoria
di viaggio con quella di qualcun'altro o passando a
pochi metri dal loro giaciglio.
E' un paradosso incomprensibile la grande città
che ci tiene stretti e ammassati come chicchi di riso
inscatolati sottovuoto, costringendoci a soffrire del calore altrui
e allo stesso tempo ci allontana peggio di un muraglione in
pietra o uno spazio impercorribile.
Più ci affanniamo per sovrapporre il nostro culo sulla
testa dell'inquilino di sotto, più ci ingabbiamo volontariamente
insieme a migliaia di conosciuti e sconosciuti
e più aumentiamo la gelida e desolante freddezza
che ci serve per allontanare definitivamente gli altri dal nostro mondo.
Siamo riusciti ad eliminare le distanze fisiche
ma abbiamo imparato a creare quelle mentali.
La vera frontiera spaziale dell'uomo è dentro il suo cranio
e naviga insieme al suo cervello in un mare
arduo da mappare e difficile da esplorare ...
Sudo.
Le luci notturne inondano la stanza,
i rumori delle strade vibrano sulle pareti.
L'aria è pesante, calda.
L'afa si addensa nei polmoni,
respirare è uno sforzo opprimente.
Mi giro e mi rigiro nel letto.
Ogni tanto apro gli occhi: la tenda rossa, quella gialla.
Il tappeto blu aderente al pavimento.
Tengo stretto il cuscino intorno alle orecchie,
non voglio sentire nulla,
assolutamente nulla.
Ma i pensieri hanno sommerso la mia mente:
la paranoia è diventata adrenalinica.
Le vene gonfie sobbalzano sulla pelle
quando il sague le attraversa,
e battito dopo battito tutto il corpo è
diventato un'onda, una pulsazione.
La sensazione di bruciore allo stomaco cresce.
Si irradia in alto, poi in basso.
E morde. Tutti i sensi sono fuori controllo.
Le orecchie ascoltano e gli occhi
fissano, spalancati, la porta.
Il corpo si contrae, sono esausto.
La stanchezza è forte ma non riesco a dormire.
Pensieri, immagini e incubi mi torturano,
escludendo sonno e sogni, creando una patina di
immaginazioni distruttive e riflessioni obnubilanti.
E stanotte tira aria d'insonnia.
Sono scappato per non cadere vittima
dell'alito mortale che la anima.
Sono scappato per non sopportarne il morso in solitudine.
Sono scappato per non affrontare l'inequivocabile
verità che d'un lampo ho compreso che essa sottende.
Bramare a senso unico, insistere a cercare ciò che non si può trovare,
strisciando nella polvere della continua negazione,
dell'indifferente noncuranza.
Aggrappandomi a momenti che non si ripeteranno.
Nuoto in un mare in risacca che mi respinge ,
che mi depone sul bagnasciuga insieme alla folla,
a stare a guardare i riflessi altrui sulle acque.
L'insonnia è la prepotenza della mia anima in balia di
un desiderio mancato. Che si aggrappa a speranze
e flebili presagi o sensazioni. Che non riesce a tirare i remi in barca,
ad abbandonare una strada cieca tenendo gli occhi chiusi.
In essa, in realtà, è il riflesso dei miei tormenti ma anche della
mia fede incrollabile in un destino che rimane comunque
impassibile e silenzioso.
Eccomi madre,
della mia carne la tua terra
reclama il sapore amaro e sudato
di chi ha lavorato sotto il sole nella polvere.
Accetta, madre mia,
queste mani rugose e logorate
che tanti volti e corpi e vite
han stretto e accarezzato tra le spire del vento.
Benedici, antica madre,
l'energia sanguigna che vi circola,
il battito silenzioso che le anima, il respiro
eterno che le nutre col tuo alito e il tuo profumo.
Amami madre e amica,
col cuore infinito che si cela nelle rocce,
nell'acqua e nei fiori colorati dei campi.
Amami con la passione imperitura
dei temporali, con l'energia delle maree,
con la luce fioca ma violentemente voluttuosa della Luna.
Solo tu, mio unico destino terreno,
mio sangue, mia dolce e straripante linfa,
esisti in questo oceano di apatici riflussi.
Solo a te la mia speranza e la mia preghiera,
a te il mio cuore e la mia anima, a te
la mia vita tortuosa e stralunata.
A te, amore mio,
il pensiero di questa voce
e la coscienza del tuo fluire negli anfratti
più remoti della mia esistenza...
Sabbia. Un'infinità di sabbia ricopre lentamente
ciò che rimane di questa dolce illusione.
E' stato facile lasciarsi trasposrtare
dall'energia schiumosa delle onde:
Immaginare, sperare, goire col cuore.
E' stato facile specchiarsi sull'acqua
sentendo la meraviglia in ciò che succedeva:
tersa e incomprensibile bellezza.
Ma la sabbia ha ricoperto tutto,
e a me non rimane niente. I gabbiani
volano intorno alla carcassa di
questo ennesimo sussulto
andato in fumo.
Di questo brandello di cenere.
Di tutto l'amore immaginato non
rimangono che ricordi di sogni.
E una insipida amarezza.
Resterà sulla Luna, come il senno dei folli,
quest'ultimo desiderio infranto.
Su questa Luna senza spazio per noi fantasmi,
per tutti noi insignificante moltitudine...
...per me comparsa senza valore.
Come una statua di sale lascio
che il mare mi lavi via e porti la mia
anima verso qualcosa di nuovo.
In compagnia di me stesso
e in balia del mio destino...