Gondry. Impacciato, goffo e timido oltre ogni ragionevolezza. Mi ci rifletto anche troppo bene...Ogni istante passato con Elena è prezioso e unico. Ogni volta riesce a sorprendermi, con i suoi infiniti lati nascosti e le sue trovate strampalate! Corre, parla e sorride con gli occhi, con le mani, con i suoi capelli scurissimi e il suo corpo in costante movimento. E ride, ride, ride di gusto come una bambina per poi ammutolire e recitare versi di filastrocche che ricordano racconti di folletti e haiku giappnesi.
Un vulcano che sprizza energia e buonumore. E Io che sto li godermi lo spettacolo e a sentirmi impacciato come un cane acciaccato con tutti i miei stupidi pensieri e le mie iperboliche e complicatissime riflessioni. I miei mondi filosofeggianti si sciolgono come neve al sole di fronte alla sua leggerezza, a quella semplicità disarmante che nasconde una profondità impareggiabile.
Elena, Elena...
Ammetto che c'è qualcosa che mi sfugge in lei, qualcosa che non quadra. In effetti è una persona molto intensa, assolutamente intensa eppure... eppure è come se esista una catena che le impedisca di librarsi completamente con le sue ali di farfalla.
Ma Io credo di sapere quale sia questa catena. E a pensarci bene è sempre la stessa catena che imprigiona le persone dotate di questa grande intensità. Che Io conosco per lo meno. Sempre la stessa, identica catena. Un catena che non possono vedere, forse perchè non vogliono vederla.
Strano. Che chi abbia dentro di se una scintilla di passione così potente finisca sempre col legarsi ad un freddo soffio che continua a ridimensionarne il calore. Ho sempre pensato che sia il riflesso di una paura tremenda. Del terrore di liberare la marea burrascosa che ci anima dentro. Ma non so, non so se oltre alla paura ci sia anche qualcos'altro. Forse un rifiuto. Un rifiuto malcelato di questa meravigliosa componente interiore. Per qualcuno probabilmnte è così. Ma non è il caso di Elena.
La sua catena è ormai spezzata anche se non se n'è ancora accorta. O forse se n'è anche accorta e non fa altro che guardare con nostalgia l'ombra che si allontana di un capitolo della variopinta e stravagante favola della sua vita.
D'altronde la vita passa solo una volta su questo mondo. E perdere se stessi prima di essersi vissuti è un peccato mortale verso ciò che siamo. Verso la nostra esistenza.
Agguantiamo la bellezza finchè abbiamo braccia forti e fiato lungo. Prendiamo tutto ciò che possiamo da questa vita incomprensibile. Ogni goccia, ogni singola goccia di questa pioggia che si riversa continuamente su di noi. Prima che passi e rimangano solo le sabbie secche e desolate del deserto...
Ieri è stata una giornta pesante. Un macigno. 12 ore di lavoro e 2 ore di lotta sporca a casa, in pausa pranzo e a cena. Di quelle giornate in cui rischi di uscire di testa. Benedetto il momento che questa parentesi di ritorno in casa materna si concluderà. Se tutto va bene entro metà ottobre sarò nella nuova casa con alex e clò.
Sento che dovrei andare a riassestare il mio spirito da qualche parte ma non ci sto coi pensieri.
Mentre ieri correvo da una parte all'altra ho avuto infatti un insight molto profondo. Ho incontrato un'amica di un mio collega, una mamma molto giovane con un bambino bellissimo. La cosa che mi ha colpito, pugnalato in profondita, è stato il rendermi conto della semplicità con cui questa donna ha intrapreso la sua vita. Con la persona che ama ha deciso di incominciare a vivere guardando solo alla propria felicità senza considerare i problemi infiniti che questo mondo ti butta in faccia; problemi praticamente irrisolvibili se vengono considerati come tali, ma che in fondo sembrano quasi un dazio da pagare al destino per poter coronare la propria felicità. Il suo sorriso, il suo sguardo soddisfatto, il suo atteggiamento positivo verso l'abisso di problemi che aveva davanti mi hanno stupefatto. E mi hanno fatto capire tante cose.
Chi desidera realmente qualcosa, chi ha veramente un sogno o un germoglio di felicità tra le dita è disposto a fare di tutto per renderlo reale, per farlo germogliare in realtà forte. Chi è realmente capace di amare e non finge di farlo e non gioca con i sentimenti che non è capace di provare non può fare altro che andare fino in fondo a ciò che prova. Perchè la forza di ciò che si sente, di ciò in cui si crede è più forte di tutto, di ogni cosa. Ma solo se è autentico, vero. Solo se è espressione di un istanza profonda e non mera maschera superficiale o riflesso di paure o reazioni parassitarie.
Sostanza insomma. Quell'elemento che inconsciamente ho cercato a lungo. Sostanza. In qualsiasi cosa, nei sentimenti, nella vita, nelle cose.
Sostanza in qualcosa. Se quest'ultima manca non può che esistere un vivacchiare arrafazzonato. Un sopravvivere, un provare questo o quell'assaggio, un calcare questo o quel terreno, marginalmente.
Mentre parlavo con la mamma, mentre giocavo con il bambino ( dovevo fare il baby sitter lo so, lo so... ) ho capito che in realtà mi manca quel qualcosa il cui desiderio sia così grande da spingermi a smuovere mari e monti per raggiungerlo. Non sono ne il relativo, ne il nulla a bloccarmi. Ma la mancanza di un desiderio immenso. Di qualcosa che coinvolga realmente tutto il mio essere.
"Give me some substance"¹!
¹Ricordate il video dei Chemical Brothers "Out of Control"?
Come un anno fa l'inizio di questo settembre ha cambiato tante cose.
Radicalmente.
Tutto è finito dove ha avuto inizio e allo stesso tempo tutto è iniziato dove tutto è terminato. Nel luogo delle rocce e del mare, delle voci sommesse nella notte, dei suoni tribali, dei canti e delle persone incontrate per caso nella strada della vita.
Ho la sensazione sempre più forte che le cose accadano seguendo un linguaggio, che la vita si svolga attraverso un flusso semantico che si può decifare solo a tratti o solo in certi momenti.
Coincidenze, ridondanze, deja vù, brividi inspiegabili sulla pelle.
E' come se esista una chiave di violino capace di dar senso alla infinità di note sparse sul pentagramma. Una chiave di violino che riesco a intravedere, a presagire ma che non riesco a fissare sulla carta.
Ascoltando queste sensazioni di fondo ho vissuto e ho scelto. Ho ascoltato la voce del mio corpo e quella del mio cuore. E alla fine ho deciso di prendere un cammino diverso, di separarmi, di abbandonare e di ricominciare. O incominciare, chissà. Gli obbiettivi e le possibilità sono infinite: rimane solo la volontà, la fortezza d'animo, a scremare e a muovere i miei passi sul sentiero del mio destino.
Brain - log:
Abbraccio Alessandra in lacrime dopo il suo ritorno. Mi sento tanto arricchito e felice da restarne stordito, incapacitato... Vorrei lasciarmi andare, slegare ciò che sento dentro dalle catene mentali con cui l'ho imbrigliato. Ma alla fine, purtroppo, è la paura di illudermi di nuovo, di soffrire, di perdere di nuovo me stesso e le persone che amo che esce dominante da questa piacevole e bellissima sopresa... ma così facendo non sto perdendole comunque?
Sto sdraiato sul tappeto e per la rima volta sento che la casa ha finalmente un sapore familiare. A prova di fuga. Che finalmente l'ho accettata.
Tra me e Riccardo l'armonia è rotta. Non riesco più a vedere in lui che finzione, recitazione e paura. Colgo continuamente la sua ipocrisia, la sua superbia. Questo logorante teatrino che sta mettendo su da quando è tornato, o forse da prima... Cosa vuole dimostrarmi, come vuole ridurmi... So che non è sincero con me, non è diretto, agisce come in una lotta perenne alla quale ho rifiutato da subito di partecipare. roprio come tutti gli altri. E' inutile, continuo a vedere un animale che marca il suo territorio. E mi sento aggredito dal suo atteggiamento, ferito a morte. Tradito. Ciò che ho sempre visto in lui è oramai solo un vetro appannato. Adesso serpeggia una viscida sensazione di disprezzo. Un'attento spirito demistificatore. E per quanto cerchi di nascondermi questa sensazione non posso fare altro che prenderne atto, accettarla come componente di questo momento... e sperare dentro di me che passi presto.
Spostare, ricostruire, redisporre, colorare. E' il contenuto dello spazio a definirlo. A dargli un nome, un impatto. A colorarlo di sensazioni...
Ritornare a Pedru Siligu. Tutto è uguale a se stesso, ogni cambiamento è come se fosse già scritto in ciò che avevo lasciato un anno fa. La nostalgia si mescola alla felicità. Tutto è cominciato quì.
Ondeggio sulla rupe accarezzato dal vento. La mia danza solitaria e nascosta mi anima di una forza sconosciuta. Lascio che il sole mi riscaldi il torso nudo e che e energie silenziose della terra mi inondino in questa mattina calda di fine agosto.
La spiaggia è calda, cerco di ignorarli ma dentro di me sono ormai roso al limite. Vorrei essere altrove. Lontano. Eppure sono quì. Cerco di stringere i denti e di far finta di niente. Credo che mi butterò in acqua, per non soffocare...
La casa, dopo il ritorno. So che devo andar via, che è arrivato il mio momento. Eppure c'è ancora una scintilla, una speranza. Se rimango dovrò resistere una settimana e mezzo di quel teatro che mi ha schifato lassù, ma non voglio arrendermi, non ancora. Ho bisogno di un segno, di una prova tangibile a cui appigliarmi quando le cose torneranno a volgere al peggio... ci sono ancora tre giorni... poi chissà...
Il Didjeridoo vibra tra le mie mani. Il suono è catartico, roboante. Potente. Sento la soddisfazione di essere riuscito a carpirne il segreto del funzionamento.
Non riesco a dormire. Domani me ne andrò. Avrei voluto abbracciarla per l'ultima volta ma è meglio così. Piego la roba e mi preparo. Questa notte sarà molto breve... ma ricca di sogni...
L'acqua bassa di Porto Ferro luccica come un cristallo dalle infinite sfacettature. Le onde immense si riversano sul mio corpo lasciandosi dietro un deserto di schiuma. Sento la beatitudine di miriadi di sensazioni sulla pelle. Un piacere che investe tutti e 5 i sensi. Ogni pensiero sfuma per ora, tutto è rimandato a stasera. Per adesso tutto ciò che conta è la bellezza che sto vivendo. Questa immagine, questo luogo. Queste sensazioni rimarranno dentro di me per sempre. Piccole, effimere ma irripetibili come la meraviglia di questo momento...
E' arrivato dunque, quel momento che tanto attendevate. La partenza, il viaggio: forse l'alba di un nuovo inizio.
E' arrivato il momento dell'addio, della separazione, della nostalgia soffocante e dell'assenza, anch'essa soffocante ma più di ogni altra cosa insopportabile. E' arrivato il momento in cui si sentono solo le cose vere, in cui tutto il superfluo sparisce d'un colpo per lasciare spazio ai veri sentimenti, ai veri legami, al vero affetto.
Dentro di me, adesso, c'è spazio solo per questo. Tutto ciò che abbiamo vissuto e che abbiamo condiviso, tutti i sentimenti che abbiamo provato, le avventure, le situazioni, la vita... crescere insieme, soffrire insieme, vivere insieme. Tutto questo è reale, tutto il resto è polvere. E soffia impetuoso il vento del distacco portandosi via tutte le stupide ferite e incomprensioni e le maschere e le piccole e pungenti cose che ci hanno allontanato contro noi stessi. Le macroscopiche inezie, le parole spaiate, i gesti di scena.
Adieu foglia verde e rigogliosa, braccio esile ma forte, radice salda e profonda. Adieu piccola fata incapace di vedere ( o di accettare? ) la propria infinita dolcezza. Addio e arrivederci. Addio perchè se la strada che avete intrapreso è quella giusta non ci rivedremo per molto tempo. Arrivederci perchè in ogni caso ci rivedremo, chissà dove. Chissà quando.
Io resto quì, per completare un ciclo e per cercare in me stesso quella fonte di energia che voi avete trovato l'uno nell'altra. A cercare la nota giusta per iniziare, per volare via inseguendo qualcosa di irraggiungibile. E trovare nel frattempo quella dimensione eufonica che è sempre ad un passo ma che non riesco a toccare...
C'è solo una vita che si può vivere per volta, ed è giusto che ognuno conduca la propria. Dritta, fino in fondo e oltre ancora. Spedita e veloce verso la luce, verso il buio, verso la morte o verso la vita. Verso il proprio insostituibile destino...
Addio e arrivederci amici miei.
La strada nera corre veloce davanti a me. I riflessi arancioni dal ciglio della carreggiata dirigono la guida, i fari della macchina sembrano sempre insufficienti, sempre inadeguati all'oscurità delle strade sarde. Anche quì sulla 131. Ho ancora le orecchie assordate, batteria e basso hanno atrofizzato il mio udito e adesso tutto mi arriva soffuso, incredibilmente ovattato. Tutto il corpo in realtà è stanco. Come la mente, che pure è lucida. E' il concerto che mi ha assopito? L'aria stanca del parco di S. Maria de is Aquas? O il mio spirito osservatore e perennemente assorto nei particolari, nelle persone, nelle voci, nei rumori: un overdose percettiva che dopo un po sfianca il cervello. Eppure, nonostante tutto, continuo a pensare...
Lo stereo intona dolcemente " tornare indietro è difficile, ci siamo fatti troppo bene e troppo male, e ora vedo solo polvere. Più niente...": è la voce diafana di Federico Zampaglione.Troppo bene e troppo male. Parole ripetute quasi in sottofondo. Senza rendermi conto mi ritrovo catapultato in questo pensiero. In queste due parole. Penso a quanto siano lo strano riflesso di una realtà tangibile delle relazioni umane. Parlo di quelle più intense, più feroci, più impossibili. Ma reali. Cosa c'è dentro di noi che ci porta ad amare ed odiare allo stesso tempo, a procurare coscientemente bene e male ad una persona che amiamo. Penso ad uno spirito autodistruttivo che ci spinge a polverizzare tutto ciò che amiamo, ciò che di bello teniamo tra le mani. Un demone feroce che cerca di annullare le cose che sono troppo belle e meravigliose per noi stessi. Una sorta di autopunizione... o forse un'espressione dell'onnipresente paura.
Mentre le striscie bianche in mezzo alla strada scivolano via velocemente penso all'incredibile nostalgia e al senso di vuoto che si è creato laddove sentimenti e amicizie ed esperienze vissute si sono sgretolati sulle note di un addio, di una mancanza prossima che piano piano si sta concretizzando. Un addio che presagivo da mesi, che ho odiato da subito, che mi ha fatto sentire abbandonato. Ma che ineluttabimente è nel tessuto della realtà, è parte integrante del nostro essere umani. Separarsi, diviersi, inseguire le proprie strade. E' una forma del nostro essere finiti e transeunti ed eternamente insoddisfatti. Ma al di la di tutto, in realtà, vorrei che certe cose non finissero mai... mai!
Pensieri passegeri che scivolano via sulla strada stanotte, sonnolenti e maliconici. Frammenti di qualche brandello di vita vissuta, di qualche sguardo incrociato, di tanta polvere calpestata...
La mia vita invece continua a scivolare via carica dei miei sogni, dei miei ricordi e di tutta quella bellezza troppo grande per le mie mani per ruscire a trattenerla con me...
Sudo.
Le luci notturne inondano la stanza,
i rumori delle strade vibrano sulle pareti.
L'aria è pesante, calda.
L'afa si addensa nei polmoni,
respirare è uno sforzo opprimente.
Mi giro e mi rigiro nel letto.
Ogni tanto apro gli occhi: la tenda rossa, quella gialla.
Il tappeto blu aderente al pavimento.
Tengo stretto il cuscino intorno alle orecchie,
non voglio sentire nulla,
assolutamente nulla.
Ma i pensieri hanno sommerso la mia mente:
la paranoia è diventata adrenalinica.
Le vene gonfie sobbalzano sulla pelle
quando il sague le attraversa,
e battito dopo battito tutto il corpo è
diventato un'onda, una pulsazione.
La sensazione di bruciore allo stomaco cresce.
Si irradia in alto, poi in basso.
E morde. Tutti i sensi sono fuori controllo.
Le orecchie ascoltano e gli occhi
fissano, spalancati, la porta.
Il corpo si contrae, sono esausto.
La stanchezza è forte ma non riesco a dormire.
Pensieri, immagini e incubi mi torturano,
escludendo sonno e sogni, creando una patina di
immaginazioni distruttive e riflessioni obnubilanti.
E stanotte tira aria d'insonnia.
Sono scappato per non cadere vittima
dell'alito mortale che la anima.
Sono scappato per non sopportarne il morso in solitudine.
Sono scappato per non affrontare l'inequivocabile
verità che d'un lampo ho compreso che essa sottende.
Bramare a senso unico, insistere a cercare ciò che non si può trovare,
strisciando nella polvere della continua negazione,
dell'indifferente noncuranza.
Aggrappandomi a momenti che non si ripeteranno.
Nuoto in un mare in risacca che mi respinge ,
che mi depone sul bagnasciuga insieme alla folla,
a stare a guardare i riflessi altrui sulle acque.
L'insonnia è la prepotenza della mia anima in balia di
un desiderio mancato. Che si aggrappa a speranze
e flebili presagi o sensazioni. Che non riesce a tirare i remi in barca,
ad abbandonare una strada cieca tenendo gli occhi chiusi.
In essa, in realtà, è il riflesso dei miei tormenti ma anche della
mia fede incrollabile in un destino che rimane comunque
impassibile e silenzioso.
Un terremoto dall'interno. Da quello spazio sicuro e confortevole che è quello protetto da legami forti, dalle persone che credi siano le più importanti della tua vita, da quello che dovrebbe essere il tuo universo di comprensione. E invece mi sono ritrovato il dito puntato sulla gola, con l'enumerazione di motivi per cui Io sarei divenuto inconsapevolmente la causa di infiniti problemi. Addirittura ho dovuto sentire l'esternazione di un unanime senso di disagio riguardo al mio carattere. Al mio essere adesso. Riguardo ai miei stati d'animo e alle mie sensibilità.
Che ipocrisia. Oltre all'incomprensione di chi dovrebbe conoscerti anche l'ipocrisia. Quando lei stava male, quando stava morendo dentro non ho mai fatto mancare la mia comprensione per quanto lontani fossimo. Quando stava male e voleva scappare. Anche dopo che mi aveva demolito con le sue parole fredde e sferzanti ho cercato di venirle incontro nelle sue necessità di fuga, mettendo da parte la sofferenza che mi aveva provocato per il suo benessere. Ora che ci sono Io in quella situazione sto stretto, mi scaricano senza nemmeno provare o pensare di capire perchè credono di saperla lunga, di sapere tutto, perchè fa loro comodo. E' tutta una questione di comodo. Fa comodo essere grigi quando si soffre ed essere impermeabili al grigiore altrui quando il momento di buio si è superato. Ma possibile che non capiscano che senza comprensione non ci può essere unione ne null'altro con gli altri? O pensano che esistano situazioni comuni in cui tutto è sempre perfetto e tutto è sempre come vorremmo che fosse.
Così mi vengono sempre puntate addosso le dita delle aspettative. Io non posso aspettarmi nulla da niente e da nessuno, da nessuna situazione, da nessuna prospettiva, come se io non avessi bisogno di conferme o di capire dove sono messo e con chi ho a che fare. Eppure quando le loro conferme sono state messe in dubbio, quando le loro aspettative sono rimaste deluse, anche se per poco, i loro crolli li hanno avuti. Il saccente pontificatore stesso ha avuto un crollo "perchè avevo bisogno di avere conferme" perchè aveva una paura assurda ed ingiustificata ( come gran parte delle paure ) che non avrebbe ricevuto più ciò che riceveva prima dall'altra persona in questione... ma Io non devo aspettarmi ne pretendere ne volere nulla: le mie necessità, le mie conferme hanno un valore infinitesimamente inferiore alle loro.
Egoismo. Individualismo. Stati di comodo.
A volte ho l'impressione che si possa avere più comprensione da chi apparentemente ti è più lontano. Da chi sembra anni luce dai tuoi guai, dalla tua vita, dalle tue esperienze. Chi non sembra alla fine è capace di volerti bene maggiormente rispetto a chi invece "dovrebbe" mentre in realtà chi ti sta vicino spesso si ricorda di te solo quando sta male, quando le cose sono sull'orlo del baratro e stanno per crollargli addosso. Queste sono aspettative a senso unico.
Dopo l'esternazione della loro freddezza, della loro vuotezza, del loro menefreghismo assoluto in nome di ideali comunitari irreali e di pisciate territoriali malcelate avvenuta ieri sera sento di avere necessità di chiudere per sempre i ponti con queste persone. Mi si è aperta una realtà che non combacia con ciò che vedevo. Ora come ora non voglio più vederli ne sentirli, mi hanno tradito più di quanto avrebbe potuto tradirmi chiunque altro. E' la mia amicizia a essere stata demolita, abbattuta, messa da parte. Mi sono scoperto e messo a nudo a fatica, ho calato le difese e fatto i miei piccoli passi verso di loro, nonostante la situazione inverosimilmente assurda in cui mi sono trovato - checchè ne possano dire loro sminuendo sempre tutto ciò che non li tange - e ricevendo puntualmente solo pugnalate profonde al cuore. Hanno tradito anni di vita ed esperienze e condivisioni. Di tutto quello non resta nulla, meno che polvere. Loro hanno scelto di mettere davanti a tutto un fantomatico ideale inumano, inesistente e senza capisaldi o punti fissi ( nonostante la loro situazione di disparità rispetto alla situazione comune fosse un evidente ipocrisia del loro sistema... ) mentre io ho sempre messo l'amicizia, l'umana e semplice amicizia prima di tutto. Per quanto individuale e scontata e terra terra possa sembrare a qualcuno...
Ne ho ricevuto solo disprezzo e saccenza e incomprensione... che vadano per la loro strada e mi stiano lontani.