E' da un po di tempo che sto scrivendo una sceneggiatura teatrale che ha come soggetto due maschere che si rendono conto di essere interpretate da due attori. E' un'idea che mi incuriosisce.
Per certi versi mentre l'attore recita una parte infonde una sorta di vita alla maschera: le sensazioni, i pensieri e le situazioni del mondo ristretto del palcoscenico "vivono" la loro breve vita incosciente per poi interrompersi al'improvviso, col sipario che si chiude.
C'è una strana simmetria iperbolica tra la vita di una maschera e quella di un uomo. Entrambi vivono una piccola frazione del tempo che gli scorre intorno, entrambi vivono immersi in qualcosa che non possono afferrare e si ritrovano entrambi catapultati sulla linea d'arrivo quasi all'improvviso, sempre con lo stesso punto di coscienza.
Non riesco ancora a visualizzare il finale, la scena che finirà col sipario che si chiude. Provo ad immaginare come mi comporterei Io se un giorno mi rendessi conto di essere, come una maschera, un semplice personaggio di una messinscena già scritta e forse già rappresentata.
In fondo anche le possibilità a mia disposizione sarebbero sempre le stesse. Continuare a vivere o morire. Ma in ogni caso sarebbero state già scelte per me da uno sceneggiatore...
"Non ti dimenticare mai di me . Ricordati sempre che sono esistita"
Naoko in Norwegian Wood ( Tokyo Blues ) di Haruki Murakami
Questo libro mi ha stordito. E mi ha scosso come un terremoto.
Dentro c'è un po del mondo, c'è un po del tempo che passa, c'è un po dei sentimenti e dei pensieri confusi che passano prima o poi in tutte le menti connesse ai terminali del nostro piccolo universo blu.
E c'è anche un po di me.
Ah leggere... fiumi di parole. No, non fiumi... mari semmai o oceani a perdita d'occhio. Credo che mi prenda sempre così. Ci sono periodi che non riesco a leggere nulla e magari mi viene naturale scrivere o creare o muovermi sulla terra in cerca di qualcos'altro e altri in cui invece ho necessità di tuffarmi in quelle lettere nere su sfondo bianco. Senza sosta, in ogni momento libero. Tutto il resto passa in secondo piano.
Un libro dopo l'altro.
Forse è un modo per nutrire la mia immaginazione o per dar consistenza a pensieri e coscienze subconscie. O magari per aggiungere combusibile nuovo alla fornace dei sogni. Non so.
Fattostà che questo è uno di quei periodi. Fatto di storie e di pensieri. Tutto questo scorrere di lettere stampate produce nella mia mente un copioso brulicare di idee e di immagini.
E venendo stimolate vengono fuori dalla memoria immagini e intuizioni passate. E fantasie dimenticate e ricordi immaginari di qualche pensiero che mi è balenato in chissà quale momento di chissà quale giorno perduto. Esistono tante memoriee in realtà non tutti i ricordi sono ricordi di qualcosa di vissuto. In un certo senso se siamo ciò che ricordiamo siamo anche ciò che immaginiamo e pensiamo. E sognamo. Giacchè nella memoria anche questi hanno lo stesso peso e la stessa importanza.
Siamo azione, ma anche immaginazione e sogno...
Ricordo questa scena per esempio. C'è una stanza in penombra, grande pressapoco quanto due aule del mio vecchio liceo, sviluppata in profondità. La scarsa luce viene diffusa dagli angoli, ma è velata da un vetro nero o forse è semplicemente l'atmosfera ad incupirne l'intensità. Sulla parete lunga, di fronte all'ingresso c'è un gradino alto pressapoco mezzo metro che scorre lungo tutta la superficie, largo una quarantina di centimetri e sempre dello stesso colore scuro, o forse semplicemente adombrato, dei muri. Sull'angolo di fronte alla porta c'è una figura che si confonde con l'oscurità, quasi nascosta, china sullo zoccolo del muroe avvolta in drappi neri. Nella mano sinistra ha un mazzo di fotografie e lentamente ne prende una alla volta e la lascia andare in un corso d'acqua che è ricavato all'interno del gradino. Le foto, in bianco e nero, scivolano via sull'acqua e si perdono per sempre in fondo alla stanza. La figura procede impassibile nel suo lento movimento e nonostante non le si veda il volto la malinconia che trasmette è palpabile, come se la stanza stessa fosse il riflesso di questo suo stato mentale.
E' un frammento di qualcosa che avevo immaginato tempo fa, anni fa. Doveva essere una parte di un qualcosa che avrebbe dovuto prender forma. E invece è rimasta latente nel limbo delle cose inconsistenti. dei pensieri. dei sogni...
Il simile richiama il simile. Forse è per questo che la mente ogni tanto sente la necessità di viaggiare sulle pagine di qualche storia. Di tracce sulla carta. Per ritrovare qualche porzione di se stessa che ha perduto lungo il cammino. Lungo il corso inesorabile dell'oblio...
Immagino una sala completamente nera. Ai bordi ci sono persone che vocalizzano cacofonicamnte con sussurri e urla. Qualcuno ha un oggetto con il quale produce sporadicamente un suono. Le luci sono fioche e velate di rosso. Non convergono al centro ma illuminano le mani delle persone sedute. Per terra, nascoste da drappi neri.
Questa scena non è la parodia di un sabbah o di un rituale tetro e misterioso: è semplicemente il luogo dove vorrei essere adesso.
Al centro della sala a danzare. Bendato. A seguire i rumori e le voci e le follie sonore che arrivano da tutti i lati.
I suoni, striduli e scordati.
E danzare... danzare come un folle fino allo sfinimento.
Danzare immaginando e recitando come su un palco ideato da un pazzo.
Ideato da me.
Senza melodie definite e armoniose. Per sintonizzarmi su un disordine sonoro che riproduca le sensazioni qua fuori. Sconnesse, frammentarie, disordinate. Ma reali.
Immaginare di scorrerci in mezzo come se fossero strumenti di un'infinito canto eufonico. Il canto di tutto ciò che esiste e si muove e si evolve e si trasforma...
Immaginare il canto del'esistente.
Adesso ho un enorme bisogno di sfogarmi...
Mi mancano gli esperimenti musical-teatrali che facevo tempo fa...
I sensi stanno assopendosi. La mente vacilla. Anche oggi è passato per sempre...
Per sempre...
Le persone, le scelte, le opportunità. Tutto quanto passato...
Quante vite immaginate, quane strade mancate d'un soffio, quante percorse fino in fondo. Quanti fiumi ho risalito controcorrente e quante volte ho galleggiato sulla zattera di Aguirre ad inseguire follie e miraggi.
In questo momento di pensieri poco coscienti ho deciso di fermarmi un istante, prima di dormire. Prima di abbandonarmi a questo letto.
Fermarmi ed ascoltare.
...ascoltare tutto...
Ho deciso... domani ascolterò ogni secondo. Ogni pulsione. Ogni singola azione. Voglio assaporare ogni inezia per ubriacarmi di vita. Perchè anche quella normale, quella che non sentiamo. Quella routine quotidiana a cui dedichiamo gran parte della nostra vita è preziosa come smeraldo di fronte al poco tempo di cui disponiamo...
Ho una gran voglia di camminare sentendo ogni passo, vedendo il panorama che si muove, lo spazio che avanza, i rumori che mi girano intorno...
Ho voglia di agguantare il flusso del tempo domani.
Domani.
Ma ora è tempo di sognare...
Stanotte ho fatto un sogno surreale. Non ne intuisco l'origine. Forse a mettermi su certe lunghezze d'onda siono stati gli studi che ho fatto o forse lo stress che ultimamente mi annebbia la mente... o forse qualche puntata dimenticata di Passaggio a Nordovest o di qualche programma affine. Fattosta che il sogno di stanotte è così curioso che ho voglia di descriverlo...
L'inizio come sempre non lo ricordo, l'unica cosa che posso dire è che ad un certo punto, nei miei viaggi onirici, prendo coscienza dell'esistenza di un popolo di uomini marini, come li chiamo nel sogno, che vivono tra mare e costa in un ciclo di vita notturno. Sono creature anfibie e sebbene siano praticamente uomini hanno delle differenze anatomiche che gli consentono di vivere tra mare e terra, in uno stato culturale beatamente spensierato. Abitano nella costa occidentale della Sardegna. Più o meno dalle parti di Buggerru e Portixeddu. Non so come mi sia imbattuto in queste conoscenze, ma sono decisamente incuriosito dagli aspetti evolutivi che hanno portato a questa specie anfibia, quindi decido di andare a dare un'occhiata con alcuni amici nei luoghi abitati da queste strane creature.
La scena cambia, mi ritrovo su una spiaggia al calar della sera. Non ricordo come ci sono arrivato, comunque vagamente ho il ricordo di aver sognato di esserci arrivato tra meraviglia e paura. Siamo seduti in cerchio e ascoltiamo una ragazza che parla. E' una donna marina che ha scelto di abbandonare la strada della sua specie per inserirsi nella società umana. I suoi lineamenti la tradiscono, con le orecchie apena abbozzate e il naso piccolo e schiacciato, comunque è molto bella e emana un fascino non comune. Parla della nostalgia del mare e della notte: piange per il mondo che ha perduto per sempre. Ha sofferto ma è stata costretta a scegliere il mondo degli uomini, perchè il suo non esiste più. Irrimediabilmente votato all'estinzione. Intorno la notte cala e figure slanciate si tuffano nel mare notturno...
Il sogno muta, all'improvviso sto rivivendo il percorso evolutivo di questi uomini marini. In origine avevano ali e si libravano nel cielo. Sto volando sulle distese di rocce e cisto della costa ovest. Provo una sensazione di libertà molto forte. Ma la storia evolutiva prosegue, gli uomini marini perdono le ali e vanno a vivere sulle rocce levigate in riva al mare. La scena passa dal panorama sconfinato visto dal cielo allo spazio ristretto e roccioso del rifugio degli uomini marini.
Improvvisamente il mare scompare e gli uomini marini sono diventati piccoli come pipistrelli. Riescono a sopravvivere grazie alla loro abilità di mimetizzarsi sulla pietra. Camaleontici e nascosti. Nel sogno sono uno di loro, sto fermo in un angolo di queste rocce, vicino ad un piccolo pertugio, sperando di non cadere vittima dei predatori di turno ( ...bella sensazione eh? ). Pipistrelli, pterodattili e successivamente uomini. Proprio gli uomini... si, perchè pare che siano gli uomini i principali predatori in questo sogno, quel genere di predatori che quando compaiono all'orizzonte senti la tua vita in pericolo. Li vedo comparire sulle rocce e fare incetta dei miei simili. Ma ad un certo punto se ne vanno in fila con la "selvaggina" sulle spalle. L'unico predatore che riesce a raggiungere la mia tana è un serpente. Un serpente colorato con il muso nerissimo, simile al serpente corallo, ma con tonalità sul verde acqua. Ne ho paura mentre lo vedo avvicinarsi tra i rami ma alla fine ingaggio con lui una lotta furiosa. So che la mia specie è specializzata nell'uccidere questi rettili, per cui prendo fiducia, eppure riesce ad annodarsi intorno a me e a mordermi ripetutamente. In mezzo alla schiena. Un dolore pungente. Ma alla fine riesco a liberarmi, anche se non so come...
Il sogno cambia di nuovo. Le rocce che prima erano la mia tana ora sono in un terreno di famiglia, in mezzo ai tipici boschi di leccio e sottobosco cistoso della Sardegna. Sono con la mia famiglia, stiamo lavorando, togliendo cespugli e legna secca. Ci sono due grotte, delle quali una è stata riutilizzata da un pastore come ovile. L'altra invece sembra custodisca qualcosa di ancestrale, ma non riesco a capire cosa.... in seguito mi accorgo che oltre le radici e i cespugli che celano l'entrata vi sono abbozzate delle scale. C'è un qualcosa che mi attrae la dentro. Discuto con mio padre del fatto che parte del terreno ci sia stato espropriato perchè non lo abbiamo mai curato a dovere. In questo terreno espropriato ci sono proprio le due spelonche. Lui sostiene comunque di essere in grado di riottenerle. Così senza soluzione di continuità narrativa giungono sul luogo con macchine e altri mezzi alcuni membri di chissà quale ente, comune, regione o che altro. Inizia una discussione nella quale entra in gioco anche la mia macchina...
L'ultimo spezzone del sogno è frammentario, ero in dormiveglia e mi stavo rigirando nel letto, per cui ho solo qualche sprazzo: io che sto vendendo un oggetto ad un commissario di questo fantomatico ente; una mia collega che mi aiuta sul finire.... poi il sogno diventa un'altro. Protagonisti oltre a me la mia ex, il suo ex e il mare... ma questo è un altro sogno ;-)
Sto ragionando da stamattina sul senso di questo viaggio onirico. C'è sicuramente un desiderio malcelato in queste immagini, primordiale e nostalgico, come quello descritto dalla giovane donna marina. La caduta dal cielo, il rintanarsi in mezzo alle rocce cercando di rimanere nascosto alla vista. La lotta con la serpe e infine il mio terreno con le grotte. Una delle due è nascosta ed ha un alone misterioso che mi attrae quasi morbosamente. Sento di dover venire a capo di ciò che nasconde. Ma la necessità di riaverla dopo l'esproprio ha sopraffatto nel corso del sogno il mistero che racchiudeva e che è quindi rimasto irrisolto.
Tuttavia c'è una sensazione che non riesco ad identificare legata a questo sogno e che mi è rimasta addosso. La sento ancora a fior di pelle. Mi ha fatto sovvenire il ricordo di altri sogni che avevo dimenticato. Sempre ricchi di mare e rocce e luoghi dimenticati...
La geografia dei miei sogni è caratterizzata da simmetrie imperscrutabili... analogie sottintese e relazioni incomprensibili. C'è un po di magia simpatetica in tutto ciò e a volte sento di esser quasi riuscito a carpirne il segreto. Eppure c'è sempre un inezia che mi separa dalla comprensione assoluta di ciò che sogno.
Io e il mio inconscio dialoghiamo usando due dialetti diversi. Probabilmente sono le sottigliezze che ci impediscono di raggiungerci...
L'assenza è un sentimento forte. A volte insostenibile. La lontananza è un tarlo che rode la materia di cui siamo costruiti.
Per anni puoi dimenticare te stesso in un angolo della tua mente, in un cantuccio della tua memoria.
Ma puntualmente ti ricordi.
Di te stesso, di chi hai cercato, di chi hai abbandonato. Di chi hai immaginato. Di chi esiste, di chi è stato parte della tua vita, di chi in realtà non è esistito se non nei tuoi pensieri.
Siamo creature nostalgiche, cerchiamo appigli sulla pelle degli altri e amiamo con una forza che forse non ci appartiene ciò che sta fuori da noi.
Naufraghi in cerca d'approdo.
Non riesco a possedere nulla. Realmente. Perchè tutto mi sfugge... quanto più è intenso tanto più è sfuggevole.
...stamattina ho guardato le mie mani e ho visto il vuoto che stringono...
Dove sei... dove sei...
Where are you? Dove sei?
Are you hiding from me? Stai nascondendoti da me?
Are you still looking for things that no-one else can see? Stai ancora cercando cose che nessun'altro può vedere?
Where are you? Dove sei?
Are you in some place that we cannot reach? Sei in qualche posto che non possiamo raggiungere?
Are you bathing in moonlight or drowned on the beach? Stai bagnandoti al chiaror di luna o stai affogata sulla spiaggia?
Where are you? Dove sei?
Are you surrounded by things we cannot penetrate? sei circondata da cose che non possiamo penetrare?
Is the cage you love the home you also hate? La prigione che ami è anche la casa che odi?
Your fear of death attracts such strange objects La tua paura della morte attrae oggetti così strani
Smothering you, hiding you, don't let it spoil you Soffocandoti, nascondendoti, non lasciare che ti rovini
Show yourself so the others may see you Mostra te stessa così che gli altri possano vederti
So the others may feed you Così che gli altri possano nutrirti
They want to be near you Loro vogiono stare accanto a te
If you can't get enough of your hypnotic injection Se non puoi avere abbastanza della tua iniezione ipnotica
Then it's time to put an end to this invalid function Allora è tempo di porre fine a questa funzione invalida
Poor little ghost boy Povero piccolo ragazzo fantasma
Let me be your human toy lascia che sia il tuo giocattolo umano
Where are you? Dove sei?
No-one's seen you for years Nessuno ti ha vista per anni
Have your wounds grown wings? Are you feasting on fears? Le tue ferite sono diventate ali? Stai godendoti le tue piume?
I can see your dark corona is eating into you Posso vedere il tuo alone oscuro che sta mangiando dentro di te
You're surrounded by things we cannot penetrate Sei circondata da cose che non possiamo penetrare
Is the cage you love the home you also hate? La prigione che ami è anche la casa che odi?
Life lies with the scissors inside her La vita sta con le forbici dentro di se
The surgeon was a butcher Il chirurgo era un macellaio
All of us are wounded, anaesthetised in A.E. Tutti noi siamo feriti, anestetizzati negli A.E.
Numbed by stuff we should not see storditi da cose che non dovremmo vedere
Each of us lies bleeding Ognuno di noi sta sanguinando
Our rivers intermingling I nostri fiumi si mescolano
Poor little ghost boy povero piccolo ragazzo fantasma
Let me be your human toy lascia che sia il tuo giocattolo umano
I'll wrap my last kiss in a bandage... Avvolgerò il mio ultimo bacio in una benda...
Coil - Where are you da Music to play in the dark - 2 - ( Questa è la nenia dei miei momenti malinconici... )
Il treno corre.
Salgo su questo o quel vagone. Per qualche tratto mi convinco, poi scendo, ne prendo un altro o guardo il treno che corre via, corre veloce, scappa impassibile sulle rotaie.
Quanto più sono deciso tanto più dentro me stesso qualcosa si sveglia e mi mostra quanto sia tutto ugualmente inutile, improbabile, inconsistente. Tutto è tutto ed è niente.
Da questo vagone guardo il paesaggio che scorre. Il vetro riflette il mio alone, tenue e indefinito e in un istante mi rendo conto che questo non è il mio treno.
E in un istante mi rendo conto che non esiste un mio treno.
Vorrei star fermo ora. Fermo su un sasso con gli occhi chiusi. Ad ascoltare il rumore di fondo del mondo fino a capire cosa dice. Cosa sussurra.
E invece corro, deciso a volte e incerto altre. Ma corro. E di questa strada in movimento cosa so? Mi appartiene? Mi riflette? Mi porterà alla fine da qualche parte?
E mentre penso sono già in un nuovo vagone. Seduto a guardare fuori, mai dentro. A cercare con lo sguardo il punto dello spazio in cui si nasconde la felicità, il senso, l'incastro finale nel puzzle dell'esistenza.
Chissà se esiste poi, questo punto isolato tracciato in un'infinità di spazi saturi. So solo che ogni volta che lo cerco, che lo immagino, che lo penso o che lo sogno ha sempre lo stesso aspetto, lo stesso nome, lo stesso indelebile ricordo.
So solo che Io cerco sempre e solo quel punto di luce che non raggiungerò mai. Quel punto che i sogni mi ricordano ogni volta che cerco di dimenticarlo. Quel punto che nella vita assume forme e significati diversi ma che adesso è così chiaro ed allo stesso tempo così irraggiungibile da rendermi folle. E smarrito.
Smarrito sulla luna in cerca del mio senno perduto...
... e questo mare calmo e sereno continuerà a serbare nel suo ventre di acqua e sale l'impeto infinito di quelle onde che hanno smarrito una costa su cui infrangersi...