Ci sto provando. A non essere condannato ad essere un dipendente di questo stato-azienda, di questa piramide di gente mediocre e ignorante che va avanti tra balle e luoghi comuni stimolando gli istinti più bassi della gente. Si mostrano ottimisti in tv di fronte a uno stuolo di grotteschi leccapiedi e prostitute in cerca di pensione parlamentare ma non sanno nulla del mondo vero, non sanno nulla della gente comune, non sanno nulla dell'Italia, dell'Europa, dell'umanità. Sono meschini e immorali.

Mentre loro enunciano gli spot vuoti per convincerci a comprarli Io fatico ogni giorno per costruire qualcosa nel tempo, qualcosa che mi costa lavoro, fatica ed energia. Che mi costa vita. Per me è difficile essere ottimista ma dentro il mio lavoro e la mia fatica riesco comunque a trovare questo sentimento che è autentico e sofferto e non bugiardo e truffatore come quello di chi cerca di convincere la gente comune a continuare a depositare i propri risparmi nelle banche del padrone.

Tutti questi potenti, queste poche mani che cercano di stringere tutto quello che possono, mi sembrano come dei bambini che giocano con le biglie di vetro. Dov'è la concretezza della vita, della realtà quotidiana della gente in tutto ciò che fanno, che dicono e che mostrano? Non vedo niente di reale dietro a tutto questo ronzio d'ali e clamore di voci. I nostri politici pensano solo a centrare la buca con le loro biglie e a cercare di imparonirsi di quelle degli altri. Politici, vescovi e uomini d'affari. Tutti la stessa identica zavorra.

E mentre quelli giocano col lavoro e le difficoltà di milioni di persone, con le vite di tutti, noi umanità vera continuiamo a sporcarci le mani e a sforzarci sotto il sole per concretizzare le nostre vite e ripagare i loro infiniti eccessi.

Ma c'è ancora qualcuno che crede che questa sia veramente una DEMO-CRAZIA

Oblivious
 
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29/08/2008

Ci sono ancora?

In effetti latito.

Questo spazio esiste realmente dentro di me: è pieno di ricordi, di stati d'animo. Non posso eliminarlo. Anche se non scrivo da mesi ormai potrei scrivere fiumi di lettere in successione, di esperienze, di vicissitudini...

Forse manca la frammentarietà che necessita di un foglio per trovare la sua unità oppure sono troppo concentrato sulla fisicità delle esperienze per lasciar tempo e spazio alle parole ed all'immaginazione.

Comunque sono ancora quì, come qualcuno che ancora viene a leggere tra queste pagine, ogni tanto. Non è uno spazio morto, semplicemente riflette la vita che lo esprime.

Si, ci sono ancora...



Oblivious
 
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26/05/2008

E' comodo dar per finito qualcosa, pensare che sia troppo tardi, decidere un termine immaginario oltre il quale le possibilità svaniscono. E' comodo, ma non è reale.

E' comodo decidere di essere fuori dalla portata di un qualcosa che si desidera. E' comodo chiamarsi fuori dal gioco, non tirare la palla in porta per non rischiare di calciare alto. E' comodo far finta che tutto questo sia reale.

Ma è poi realmente così comodo sentirsi addosso il peso dell'assenza di tutto ciò che abbiamo realmente escluso dalle nostre possibilità?



Oblivious
 
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11/04/2008

"Non ti dimenticare mai di me . Ricordati sempre che sono esistita"

Naoko in Norwegian Wood ( Tokyo Blues ) di Haruki Murakami

 

Questo libro mi ha stordito. E mi ha scosso come un terremoto.

Dentro c'è un po del mondo, c'è un po del tempo che passa, c'è un po dei sentimenti e dei pensieri confusi che passano prima o poi in tutte le menti connesse ai terminali del nostro piccolo universo blu.

E c'è anche un po di me. 



Oblivious
 
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07/04/2008

Mi sono svegliato con la netta sensazione che qualcosa mi abbia fregato. Dall'inizio. Da sempre. Voglio dire, come è stato possibile che io sia sempre e volontariamente riuscito a concretizzare ciò di cui avevo paura?

E' una volontà inversa che elabora piani d'azione e strategie usando la PAURA* come linea guida.

Ma la cosa più inquietante è la precisione con cui riesce a realizzare i suoi propositi...

Ne sono cosciente, soprattutto quando sento sulla pelle di star percorrendo una strada obliqua verso me stesso, quando sento di stare camminando su una passerella poco sopra il vuoto. Ed in effetti c'è qualcosa di storto in questo periodo.

Dovrei dar retta a qualche grillo parlante... se paura e orgoglio  me lo consentissero...

Ma possibile che non riesco a farmi una ragione del fatto che non ho NULLA** da perdere? Nulla di ciò che ho già perso e che obiettivamente era il grosso di ciò che potevo perdere.

Se, quando. Sempre le solite tare. E intanto le cose procedono e io procedo con loro senza riuscire a levarmi di dosso questa sensazione.

Ho bisogno di input diversi e forse di vedere qualche faccia NUOVA***. Non so perchè ma anche questo ha una sua importanza.



* paura = quella legge fisica per cui qualcosa di semplice e alla nostra portata viene immediatamente tramutata in qualcosa di impossibile e oltre il nostro raggio d'azione. A differenza delle altre leggi fisiche rimane comunque un'opinione.
** nulla = in questo caso qualcosa che sembra tutto ma che in realtà non è assolutamente niente. In altri termini il saporito pranzo di Mastro Geppetto...
*** nuova = gente non appartenente alla categoria "le solite facce" che è anche come dire stimolare altre zone diverse del cervello anche perchè sono le più prolifiche.

Oblivious
 
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04/04/2008

Libertà. Ancora la libertà. Mi sono stufato di sentirla in bocca ai politici e ai "giornalisti". E' come se abbiano il potere di svuotare di ogni contenuto tutto quello che gli passa tra le labbra. Sono buchi neri capaci di prosciugare letteralmente tutto ciò con cui entrano in contatto. E non solo le casse pubbliche a quanto pare.

Il fatto è che se ci penso non riesco più a definirla nemmeno io, la libertà. E' un vocabolo inquinato, contaminato da virus semantici che l'hanno geneticamente modificato. La libertà è un OGM lessicale.
Mi vien da dire che in fondo si tratta comunque di un nome, una sequenza di lettere, un suono articolato, un semplice mezzo. L'idea veicolata dovrebbe invece essere immutabile, iperuranica, fuori dal campo mutabile e transitorio dei fogli di carta o degli schermi televisivi. Eppure... eppure c'è una corrispondenza biunivoca tra idea e lemma che la esprime. Attraverso la parola possiamo comunicare un'idea ma allo stesso tempo possiamo raggiungerla. I pubblicitari lo sanno bene. Figuriamoci i politici che della pubblicità hanno fatto il loro mestiere.

Le parole hanno un grande potere, esattamente come gli ebrei predicano da millenni... e tutto sommato alla luce di questo ragionamento ne hanno ben donde di evitare di pronunciare il nome del loro Dio. Dare l'idea di Dio in pasto ad una pubblitalia o, che so, a un Bruno Vespa... voglio dire, c'è un perchè se da queste parti Dio è un testimonial pubblicitario usato da molti e per molti scopi. Mutabile con gli umori dei committenti. Ma per gli ebrei si sa che Dio è una cosa seria. Per lo meno più che da queste latitudini.

La cosa che mi ha fatto riflettere su questo termine è che quando ero piccolo l'idea di libertà mi faceva sempre venire in mente volare, successivamente ha incominciato a significare qualcosa di connesso alla mia identità anche se difficilmente inquadrabile, come d'altronde tutto ciò che riguarda l'adolescenza, in seguito ha incominciato a significare qualcosa di molto vicino ai diritti umani mentre oggi la mia mente, sentendo parlare di libertà, in primo luogo immagina un'idea politica controversa. Per questo a volte mi da addirittura fastidio pronunciarne il nome.

Così attraverso il nome ho incoscientemente cambiato pelle all'idea libertà nella mia mente. I miei pensieri ne sono risultati inquinati. Anche se non ciò da cui scaturisce l'idea. A volte cerco di usare un lemma sostitutivo, come eudaimonia, però mi rendo conto che in questo modo sono costretto a correggere il tiro, devio comunque dall'idea originaria che rimane non solo del tutto inespressa ma anche manipolata.

C'è qualcosa di più orribile del non avere più un termine per esprimere un'istanza primaria della propria esistenza?

Il passo da una lingua come espressione di  identità, di  comunicazione, di umanità, a catena, prigione e schiavitù è realmente breve. Può facilmente diventare funzione di un sistema o di necessità altrui se vogliamo.

Sottovalutandone il peso nella nostra esistenza e lasciandolo alla mercè di chi la studia per servirsene non facciamo altro che porgere il collo a chi ci vuol tenere al guinzaglio.

In fondo il linguaggio autoctono di un popolo è sempre stato considerato la sua massima espressione di libertà e quindi sempre osteggiato da quaunque oppressore. Vedi il fascismo in Italia che ha sgretolato le miriadi di dialetti e lingue minoritarie della penisola.

Come si può preservare l'integrità ideale di una lingua, come si può sottrarla a queste dinamiche?

L'unica risposta che mi viene in mente ha due facce: da una parte scrivere, creare e continuare a far fluire pensiero e idee con la lingua e dall'altra parte leggere. Leggere per mantenere integra la forma pensiero di libertà. Come tutte le altre idee in realtà.

Oblivious
 
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02/04/2008

"Una volta Io, Zhuangzi, sognai di essere una farfalla che svolazzava quà e la, una farfalla sotto tutti gli aspetti. Ero cosciente solo di seguire i miei capricci di farfalla, ed ero incosciente della mia individualità di uomo. Improvvisamente mi svegliai ed eccomi lì, ancora una volta me stesso. Adesso non so se ero io quindi un uomo che sognava di essere una farfalla, o semmai sono adesso una farfalla che sogna di essere un uomo."
dal libro Zhuangzi scritto dall'omonimo filosofo cinese nel IV sec. ac.

Ho sognato di vivere ovunque, di volare nel cielo, nel vuoto dello spazio. Ho incontrato persone mai viste e fatto l'amore con persone viste un secondo. Sono stato piccolo, grande, uomo, roccia, insetto, idea, vento e nuvola. Ho fermato il tempo, distorto lo spazio, curvato le dimensioni e piegando la fisica all'immaginazione. Sono stato chiunque, ho osservato me stesso come uno sconosciuto, come specchio, spettatore, come entità ineffabile e incomprensibile. E in mezzo a tutto questo sono anche morto. Morto mille volte e mille volte risorto...

...chissà che la morte non sia poi solo il risveglio dell'anima da un lungo sogno comatoso.

Oblivious
 
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12/01/2008

Il solito prego... c'è poco di che sbagliare.

Sono proprio senza speranza eh. E giustamente poi mi vengono pure sensi di colpa...

Mi sento un po come Stèphane Miroux, l'improbabile protagonista-sognatore de "L'arte del Sogno"di MichelStèphane Miroux da "L'arte del Sogno" Gondry. Impacciato, goffo e timido oltre ogni ragionevolezza. Mi ci rifletto anche troppo bene...

Come sempre mi sono vestito con gli abiti dell'indifferenza, della superiorità, della freddezza mentre in segreto costruivo castelli immaginari pieni di stupide paranoie che sono servite solo ad alimentare insicurezza ed indecisione.

E dire che avevo deciso di prolungare la mia inutile permanenza là dentro solo per lei. Ma rimandare non paga e a lungo, così facendo, si tende a perdere sempre il treno che aspettiamo.

Mi verrebbe da dire che mi dovrebbe servire di lezione... ma a conti fatti ho avuto tante di quelle lezioni da potermi permettere quattro o cinque lauree...

Vediamo che riesco ad inventarmi adesso, che le cose si sono complicate oltre ogni dire. E spero proprio di tirare fuori dal cilindro qualcosa di efficace dato che di questi tempi una persona interessante è rara come un fiore in mezzo al deserto...

Bah...

Oblivious
 
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06/01/2008

Dolore fisico, sensazione pungente e inebriante. Marea di sinapsi. Ondate di pugnalate percettive che irrorano la mente di incontenibile follia. Dolore.

Ci sono poche cose che hanno una capacità estraniante paragonabili al dolore.

Si irradia formicolando dai tessuti molli alle ossa, concentrandosi in violente ed insostenibili fitte di stordimento accompagnate da vertigini e nausea. Raffiche di kalashnikov che durano infiniti secondi. O minuti. O ore.

Potrei decidere di lasciare che il dolore defluisca, prima o poi. Domani sicuramente. Basterebbe lasciarsi andare alle ancore di salvezza che la mente adotta per sostenere la sua incolumità psicologica di fronte a queste insopportabili tempeste percettive. Estraniarmi appunto. Eppure ne sono incuriosito. L'effetto di una semplice sensazione sulla mente. Una droga potentissima, di una violenza inaudita.

Onset immediato senza nessuna dipendenza. Forse.

Lo stordimento è solo il limes di questo abisso psicofisico. La mente reagisce come se fosse allucinata. I pensieri stessi risultano totalmente intossicati. La mente farnetica. Infiniti multiversi paradossali scorrono sui miei assoni in questo momento. Nascono e muoiono, in poche frazioni di istanti corrispondenti ai picchi di ineffabile parossismo che sollecitano i miei neuroni.

E' come se tutto sfasasse, si spostasse di qualche idea su una dimensione limitanea. Una pararealtà in cui l'assurdità del dolore assume un valore paradossalmente reale e irreale allo stesso tempo. La mente cerca vie di fuga. Il sudore ghiacciato gronda spinoso sulla pelle fredda. I sensi implodono e l'anima recide il cordone ombellicale dal corpo. Solo provvisoriamente.

Perchè...

Il dolore fisico è una dimensione provvisoria... a differenza del dolore emotivo...

Oblivious
 
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Ah leggere... fiumi di parole. No, non fiumi... mari semmai o oceani a perdita d'occhio. Credo che mi prenda sempre così. Ci sono periodi che non riesco a leggere nulla e magari mi viene naturale scrivere o creare o muovermi sulla terra in cerca di qualcos'altro e altri in cui invece ho necessità di tuffarmi in quelle lettere nere su sfondo bianco. Senza sosta, in ogni momento libero. Tutto il resto passa in secondo piano.

Un libro dopo l'altro.

Forse è un modo per nutrire la mia immaginazione o per dar consistenza a pensieri e coscienze subconscie. O magari per aggiungere combusibile nuovo alla fornace dei sogni. Non so.

Fattostà che questo è uno di quei periodi. Fatto di storie e di pensieri. Tutto questo scorrere di lettere stampate produce nella mia mente un copioso brulicare di idee e di immagini.

E venendo stimolate vengono fuori dalla memoria immagini e intuizioni passate. E fantasie dimenticate e ricordi immaginari di qualche pensiero che mi è balenato in chissà quale momento di chissà quale giorno perduto. Esistono tante memoriee in realtà non tutti i ricordi sono ricordi di qualcosa di vissuto. In un certo senso se siamo ciò che ricordiamo siamo anche ciò che immaginiamo e pensiamo. E sognamo. Giacchè nella memoria anche questi hanno lo stesso peso e la stessa importanza.

Siamo azione, ma anche immaginazione e sogno...

Ricordo questa scena per esempio. C'è una stanza in penombra, grande pressapoco quanto due aule del mio vecchio liceo, sviluppata in profondità. La scarsa luce viene diffusa dagli angoli, ma è velata da un vetro nero o forse è semplicemente l'atmosfera ad incupirne l'intensità. Sulla parete lunga, di fronte all'ingresso c'è un gradino alto pressapoco mezzo metro che scorre lungo tutta la superficie, largo una quarantina di centimetri e sempre dello stesso colore scuro, o forse semplicemente adombrato, dei muri. Sull'angolo di fronte alla porta c'è una figura che si confonde con l'oscurità, quasi nascosta, china sullo zoccolo del muroe avvolta in drappi neri. Nella mano sinistra ha un mazzo di fotografie e lentamente ne prende una alla volta e la lascia andare in un corso d'acqua che è ricavato all'interno del gradino. Le foto, in bianco e nero, scivolano via sull'acqua e si perdono per sempre in fondo alla stanza. La figura procede impassibile nel suo lento movimento e nonostante non le si veda il volto la malinconia che trasmette è palpabile, come se la stanza stessa fosse il riflesso di questo suo stato mentale.

E' un frammento di qualcosa che avevo immaginato tempo fa, anni fa. Doveva essere una parte di un qualcosa che avrebbe dovuto prender forma. E invece è rimasta latente nel limbo delle cose inconsistenti. dei pensieri. dei sogni...

Il simile richiama il simile. Forse è per questo che la mente ogni tanto sente la necessità di viaggiare sulle pagine di qualche storia. Di tracce sulla carta. Per ritrovare qualche porzione di se stessa che ha perduto lungo il cammino. Lungo il corso inesorabile dell'oblio...



Oblivious
 
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Cronologia

Current Inputs

» Rosetta
Un film che mi ha scosso. Crudo, brusco, assolutamente spietato. Un capolavoro dei fratelli Dardenne che ha vinto la Palma d’oro a Cannes nel 1999. La storia è incentrata sulla sopravvivenza, sulla miseria, fisica e interiore vissuta dalla protagonista in una esasperata lotta con la propria immagine sociale e la propria coscienza. L’atmosfera nervosa, le riprese in movimento e l’assenza di una colonna sonora ( il film è girato in odore di dogma 95 ) contribuiscono a dare forma ad un film che ha il duro sapore di una realtà che rifiutiamo di conoscere…
» 1001 Nights
Let's then dream… Da un progetto di Yoshitaka Amano e David Newman una piccola meraviglia su pellicola: è il sogno della principessa Budou, trasposto in immagini dal maestro giapponese con la musica della filarmonica di Los Angeles come sottofondo. Il risultato è un cortometraggio in cui colori e forme vorticano sullo schermo, inseguiti dalle note dell'orchestra californiana. Un gioiello che è più un dipinto in movimento che un semplice anime. Non posso che consigliare la visione di 1001 nights, ricordando che non bisogna ricercarne inutilmente un senso ma semplicemente lasciarsi trasportare dalle sensazioni audiovisive in quella che è il racconto di un sogno…
» Amores Perros
Amore e cani, un gioco di parole in spagnolo che getta un'ombra di disillusione su tutto il film… tre storie che si snodano nella metropoli messicana tra speranza e delusione, in cui è l’amore il vero regista, quell’amore che si scontra pesantemente con una realtà che lascia poco spazio alle illusioni. Un lavoro decisamente interessante, questo di Alejandro González Iñárritu, con spunti profondi e un montaggio molto ben riuscito. Girato nel 2000.

» Seppellite il Mio Cuore a Wounded Knee
La storia degli indiani d'america in terra statunitense durante la seconda metà dell'800, l'epoca west sulla quale sono stati girati kilometri di pellicola dagli anni 50 in poi, ma stavolta dal punto di vista di chi la spinta verso il west l'ha subita e cioè gli indiani stessi. Scritto nel 1970 dallo storico americano Dee Brown fu il primo colpo di scure all'immagine che di quell'epoca il cinema aveva trasmesso e quindi un primo e onesto sguardo alla realtà storica della sistematica oppressione di tutti i popoli indiani da parte del congresso degli USA.
» Senza Perdere la Tenerezza
Il ritratto di un uomo che è diventitato un icona senza perdere la propria semplicità e i propri ideali. La biografia del Che che Taibo Paco Ignacio II ha scritto riuscendo a mantenere intatto l'uomo reale che descriveva rispetto alla mitologia soverchiante che l'amore di intere generazioni ha creato sulla sua persona.
» Discesa all'Inferno
Di Doris Lessing. La lotta tra la realtà interiore e il conformismo obliterante che cerca di farci perdere la nostra dimensione personale in favore di una freddezza razionale che viene identificata come "normalità".

» Tool - 10000 Days
Dopo 5 anni di silenzio i Tool pubblicano un cd che, in quanto a melodie e tematiche, calca gli stessi passi di Lateralus. I ritmi e le note sono buoni, ma l'energia è nettamente inferiore al loro successo del 2001. Rimane comunque un ottimo cd musicale, decisamente sopra la media di quello che si trova in circolazione, ma di sicuro non abbastanza per chi era stato abituato ad una crescita costante nella qualità delle produzioni della band californiana.
» Massive Attack - Collected
Un greatest hits con i successi più importanti della band di Bristol. Interessante il secondo cd/dvd con diverse unreleased, remix e con tutti i bellissimi video prodotti. Un piacevole interloop in attesa dell'uscita di Weather Underground atteso per il 2007.
» Thom Yorke - The Eraser
Un buon cd, il primo da solista per il frontman dei Radiohead, ricco di spunti interessanti e buone melodie. Tuttavia, nel complesso, non al livello dei lavori dei Radiohead...
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