18/05/2007

Solo, all'ombra di una palma una figura si appresta a piantare una spada nella sabbia. Il grande scudo con la gorgone, l'elmo e i giavellotti  giacciono come immobili testimoni non lontano. L'uomo compie infine il suo destino, l'eroe cede la propria carne alla terra per consegnare il proprio nome alla storia. E' questo il dramma di Aiace, grande e potente guerriero acheo, secondo in battaglia solo ad Achille, anch'egli abbracciato dalla morte. Gli dei l'hanno maledetto coi loro sortilegi e nella follia che ne è conseguita ha versato sangue innocente: così Aiace si prepara a pagare. A pagare il conto col fato. E' la morte che suggella il compimento finale dell'eroismo dell'eroe omerico. La grandezza non è mai slacciata dalla tragedia, dal dramma, dalla ineluttabile sconfitta dell'uomo contro il destino. Le armi di Aiace sembra che lo guardino e lo sorveglino. Gli strumenti che l'hanno reso eroe guardano l'uomo indifeso, nudo e fragile che si sacrifica al loro significato. All'idea che essi esprimono.

 Il suicidio di Aiace, dipinto da Exekias nel Vi sec. a.c.

 

L'immagine dipinta da Exekias su quest'anfora, nel VI sec. ac. è toccante. E' una delle opere di ceramografia più intense dell'antichità. Gli spazi, la figura, gli elementi. Una concezione minimalista che ottiene il suo effetto grazie all'armonia della composizione e alla grande sensibilità artistica del ceramografo ateniese. Mi vengono i brividi quando immagino la scena così come egli la descrive. Il silenzio, la solitudine interiore ed esteriore. La sensazione di essere stato usato dal fato, di avere vissuto qualcosa di inafferrabile e di sfuggente alla quale si è poi arreso. Immagino l'odore del bronzo e la pelle scura e tesa del guerriero nudo. Lo sguardo lontano, che guarda ma ormai non vede più.

Un messaggio con più di duemilacinquecento anni. Un frammento che ha resistito a tutto ed è giunto fino ai miei occhi, fino alla mia coscienza. Ed è con riverenza che ammiro questo prezioso relitto del tempo, perchè nel suo linguaggio remoto, nella sua voce struggente colgo quel senso di umanità profonda che unisce uno spazio ed un tempo lontani al nostro presente e alla nostra dimensione.

Se dobbiamo adorare qualcosa o prostrarci di fronte a qualche idolo adoriamo la nostra umanità allora e quelle gemme che abbiamo cercato di far sopravvivere all'oblio e alla morte. Perchè sono questi i simboli di ciò che siamo stati, che siamo tutt'ora e che saremo fino alla fine del nostro tempo. Il legame con le nostre origini, l'arca dell'alleanza con la nostra autentica natura.

E non pregherò nessun Dio alieno e perfetto. Perchè sono Uomo, naufrago e imperfetto, fragile come il mio corpo che lentamente diviene polvere. Ed è l'umanità, e ciò che rappresenta e sottende, la cosa più sacra e divina che io possa venerare e desiderare. E in cui possa sperare...



Oblivious
 
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18/05/2006

David Lynch - Strade Perdute

Una corsa veloce su una strada buia, nessun nastro di partenza, nessun punto d'arrivo.

Immagini perfette in ogni dettaglio, luci e ombre che sembrano fuoriuscite da una tela di Goya, una colonna sonora che non solo completa il quadro visivo ma lo modella e lo trasforma in un mezzo espressivo dotato di una forza senza eguali. E' in questo modo che David Lynch riporta sulla pellicola la visione della realtà di Fred Madison ( il protagonista del film ), andando quindi ben oltre la semplice narrazione di una storia e ponendo invece l'attenzione sulla percezione e il vissuto di un uomo attraverso la "fuga psicogena", uno stato mentale con il quale egli cerca di eludere invano gli eventi terribili della sua realtà fisica.

David Lynch - Strade Perdute

Le analogie con Shining sono notevoli, sia nelle inquadrature che in alcuni elementi della trama, nella dimensione percettiva distorta del protagonista, nel suo rapporto con il misterioso personaggio grottesco ( che ricorda anche l'uomo allucinatorio di Fuoco Cammina con Me ), ma Strade Perdute si spinge molto più in la del film di Stanley Kubrik, nel tentativo di penetrare a fondo nella dimensione psicologica di Fred Madison. Così il tempo perde il suo ruolo centrale e diviene elemento subordinato alla fuga, la logica perde consistenza e si frantuma di fronte al flusso incoscienza che fonde fatti, immaginazione, flashbacks e visioni di difficile interpretazione. Le storie parallele di Fred Madison e Pete Dayton convergono entrambe allo stesso fine, arrivano a fondersi, il personaggio debole e reale diviene tuttuno con il suo alter ego immaginario e lentamente le strane coincidenze e le simmetrie misteriose assumono un significato ben definito.

 David Lynch - Strade Perdute

Alla fine il serpente si morde la coda e l'inizio si perde con la fine, la realtà con la finzione, i fatti con i sogni. La vera storia rimane comunque oscura, ma la coscienza di Fred si è svelata, ha messo a nudo le debolezze e gli errori dai quali cercava di fuggire ma ai quali si è dovuta ineluttabilmente arrendere.

Un film stupefacente, un'opera puramente concettuale ma capace di tenerti inchiodato alla poltrona con la tensione a mille. A me sembra un po il rovescio della medaglia di 12 Monkeys, di Terry Gilliam. Le due storie, anche se in contesti completamente differenti sono estremamente simili, ma l'assenza di un tempo preciso e la fusione di immaginazione e realtà alla fine rendono questi due film dei gemelli complementari. In 12 monkeys i riflettori sono puntati sulla dinamica surreale degli avvenimenti di James Cole, mentre in Lost Highways è la percezione di Fred Madison che ha la priorità anche sulle sue stesse vicende. Ma alla fine, con espedienti molto simili ( come il ricordo che ha Cole della sua morte... ) entrambi i film convergono sulla scena iniziale, entrambi i film rimangono in bilico tra realtà e irrealtà...

Terry Gilliam - L'esercito delle 12 scimmie

L'esercito delle dodici scimmie è forse uno dei film a cui sono più legato e scoprire questo suo "gemello" è stato veramente sorprendente. I due film sono usciti ad un anno di distanza l'uno dall'altro ( 1995 12 monkeys e 1996 Strade Perdute ) e in entrambi i casi viene affrontata una situazione assolutamente simile ma in effetti il paragone tra i due mi è venuto solo ragionandoci a mente fredda. Entrambi i registi sono due grandi visionari del grande schermo ed è veramente sorprendente vedere come entrambi abbiano affrontato questa tematica affine, quella, se vogliamo usare questo termine pichiatrico, della "fuga psicogena" ( termine che David Lynch ha usato spesso parlando di Strade Perdute ) evolvendole su binari così distanti ma alla fine, in qualche modo siano arrivati ad una soluzione simile.

Adesso non mi resta che trovare le due opere che hanno ispirato i due film: "La Jetèe" di Chris Marker, un corto metraggio del '62 per 12 monkeys e il romanzo di Barry Gifford "Night People" che ha ispirato Lost Highways... giusto per capire quanto di loro ci hanno messo i due registi in questi due film.



Oblivious
 
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10/02/2006

Gustav Klimt, Danae, 1908

Danae, madre di Perseo, è tenuta nascosta in un'alcova sotterranea da suo padre Acrisio, al quale un oracolo ha predetto che ella genererà un figlio che lo ucciderà. Acrisio ha paura della sua prorompente bellezza, e agisce analogamente a Conchobar, il signore di Emain Macha che in un mito della lontana Irlanda, nasconde Deirdre perchè la sua incredibile bellezza è destinata a portare disgrazie al suo popolo. E' la paura dell'uomo che si sente impotente dinnanzi al potere assoluto dell'amore, l'eterna ferita d'amore, come dice Lucrezio,  alla quale nessun uomo può sottrarsi.
Una forza così immensa non conosce catene tanto forti da trattenerla, e così Danae viene comunque fecondata dall'entità fecondatrice maschile per eccellenza: Zeus, che in forma di pioggia dorata penetra infine nella prigione nascosta e compie il destino della giovane donna.

Ricordo ancora la prima volta che ho visto questo meraviglioso quadro di Gustav Klimt in una libreria nascosta in una stretta viuzza vicino al porto di Cagliari. Ne rimasi incantato, non avevo mai visto un'opera che riusciva a comunicare così profondamente la sensualità di una donna; una bellezza assoluta, completamente disarmante. L'ambiente onirico, la posa fetale, il viso leggermente arrossato e le dita della mano destra leggermente piegate, richiamano una sensazione di morbido calore, mi sembra di sentire quella sensazione che provavo quando da piccolo avevo la febbre e rimanevo in uno stato di dormiveglia sul letto di mia madre. E' una marea di sensazioni che mi coglie quando sto a fissare quelle forme che richiamano la sessualità primordiale, le tonalità di rosso che tingono le labbra e i capelli, le gambe leggermente dischiuse che ricevono il seme divino sotto forma di gocce dorate. La perfezione sognante, l'eterna giovinezza, il mondo non sfiora nemmeno danae nella sua campana di vetro, particolare questo che ho colto anche ne "la sposa del vento" di Kokoschka, espressionista allievo di klimt, nel quale la figura femminile in primo piano è immersa in una serenità ultraterrena identificata nel sogno, mentre l'uomo è preda del tormento trasmesso dai lineamenti forti e angoscianti tipici dell'espressionismo di area germanica.
Amore e sogno...

Tra quei veli colorati sta l'anelito infinito che l'uomo ha irrimediabilmente perduto...



Oblivious
 
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Cronologia

Current Inputs

» Rosetta
Un film che mi ha scosso. Crudo, brusco, assolutamente spietato. Un capolavoro dei fratelli Dardenne che ha vinto la Palma d’oro a Cannes nel 1999. La storia è incentrata sulla sopravvivenza, sulla miseria, fisica e interiore vissuta dalla protagonista in una esasperata lotta con la propria immagine sociale e la propria coscienza. L’atmosfera nervosa, le riprese in movimento e l’assenza di una colonna sonora ( il film è girato in odore di dogma 95 ) contribuiscono a dare forma ad un film che ha il duro sapore di una realtà che rifiutiamo di conoscere…
» 1001 Nights
Let's then dream… Da un progetto di Yoshitaka Amano e David Newman una piccola meraviglia su pellicola: è il sogno della principessa Budou, trasposto in immagini dal maestro giapponese con la musica della filarmonica di Los Angeles come sottofondo. Il risultato è un cortometraggio in cui colori e forme vorticano sullo schermo, inseguiti dalle note dell'orchestra californiana. Un gioiello che è più un dipinto in movimento che un semplice anime. Non posso che consigliare la visione di 1001 nights, ricordando che non bisogna ricercarne inutilmente un senso ma semplicemente lasciarsi trasportare dalle sensazioni audiovisive in quella che è il racconto di un sogno…
» Amores Perros
Amore e cani, un gioco di parole in spagnolo che getta un'ombra di disillusione su tutto il film… tre storie che si snodano nella metropoli messicana tra speranza e delusione, in cui è l’amore il vero regista, quell’amore che si scontra pesantemente con una realtà che lascia poco spazio alle illusioni. Un lavoro decisamente interessante, questo di Alejandro González Iñárritu, con spunti profondi e un montaggio molto ben riuscito. Girato nel 2000.

» Seppellite il Mio Cuore a Wounded Knee
La storia degli indiani d'america in terra statunitense durante la seconda metà dell'800, l'epoca west sulla quale sono stati girati kilometri di pellicola dagli anni 50 in poi, ma stavolta dal punto di vista di chi la spinta verso il west l'ha subita e cioè gli indiani stessi. Scritto nel 1970 dallo storico americano Dee Brown fu il primo colpo di scure all'immagine che di quell'epoca il cinema aveva trasmesso e quindi un primo e onesto sguardo alla realtà storica della sistematica oppressione di tutti i popoli indiani da parte del congresso degli USA.
» Senza Perdere la Tenerezza
Il ritratto di un uomo che è diventitato un icona senza perdere la propria semplicità e i propri ideali. La biografia del Che che Taibo Paco Ignacio II ha scritto riuscendo a mantenere intatto l'uomo reale che descriveva rispetto alla mitologia soverchiante che l'amore di intere generazioni ha creato sulla sua persona.
» Discesa all'Inferno
Di Doris Lessing. La lotta tra la realtà interiore e il conformismo obliterante che cerca di farci perdere la nostra dimensione personale in favore di una freddezza razionale che viene identificata come "normalità".

» Tool - 10000 Days
Dopo 5 anni di silenzio i Tool pubblicano un cd che, in quanto a melodie e tematiche, calca gli stessi passi di Lateralus. I ritmi e le note sono buoni, ma l'energia è nettamente inferiore al loro successo del 2001. Rimane comunque un ottimo cd musicale, decisamente sopra la media di quello che si trova in circolazione, ma di sicuro non abbastanza per chi era stato abituato ad una crescita costante nella qualità delle produzioni della band californiana.
» Massive Attack - Collected
Un greatest hits con i successi più importanti della band di Bristol. Interessante il secondo cd/dvd con diverse unreleased, remix e con tutti i bellissimi video prodotti. Un piacevole interloop in attesa dell'uscita di Weather Underground atteso per il 2007.
» Thom Yorke - The Eraser
Un buon cd, il primo da solista per il frontman dei Radiohead, ricco di spunti interessanti e buone melodie. Tuttavia, nel complesso, non al livello dei lavori dei Radiohead...
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