13/05/2008

E' da un po di tempo che sto scrivendo una sceneggiatura teatrale che ha come soggetto due maschere che si rendono conto di essere interpretate da due attori. E' un'idea che mi incuriosisce.

Per certi versi mentre l'attore recita una parte infonde una sorta di vita alla maschera: le sensazioni, i pensieri e le situazioni del mondo ristretto del palcoscenico "vivono" la loro breve vita incosciente per poi interrompersi al'improvviso, col sipario che si chiude.

C'è una strana simmetria iperbolica tra la vita di una maschera e quella di un uomo.  Entrambi vivono una piccola frazione del tempo che gli scorre intorno, entrambi vivono immersi in qualcosa che non possono afferrare e si ritrovano entrambi catapultati sulla linea d'arrivo quasi all'improvviso, sempre con lo stesso punto di coscienza.

Non riesco ancora a visualizzare il finale, la scena che finirà col sipario che si chiude. Provo ad immaginare come mi comporterei Io se un giorno mi rendessi conto di essere, come una maschera, un semplice personaggio di una messinscena già scritta e forse già rappresentata.

In fondo anche le possibilità a mia disposizione sarebbero sempre le stesse. Continuare a vivere o morire. Ma in ogni caso sarebbero state già scelte per me da uno sceneggiatore...



Oblivious
 
12:44| commenti (2)
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#1    20 Maggio 2008 - 21:47
 
Si, sarebbe molto più semplice poter essere ciò che si è e basta, ma vedo che anche tu sei affascinato dalle maschere e dagli attori... :-)
Non mille storie poco importanti, ma concedersi con misura per valutare se quella è LA persona importante, dosare quelle attenzioni di cui i mille tendono ad approfittare...
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente fatamorgy77

#2    23 Maggio 2008 - 13:29
 
"Tu insegui un sogno disperato, questo è il tuo tormento. Tu vuoi essere, non sembrare di essere. Essere in ogni istante cosciente di te. E vigile. E nello stesso tempo ti rendi conto dell’abisso che separa ciò che sei per gli altri da ciò che sei per te stessa. Provoca quasi un senso di vertigine il timore di vedersi scoperta." Questo è tratto dal film "Persona" di Bergman..Leggendo quanto hai scritto mi sono venute in mente queste parole. Qual è realmente il nostro personaggio??Se avessimo vissuto in una grande campana di vetro saremmo persone diverse,piuttosto che il risultato di tutto ciò che ci circonda??Che ruolo dobbiamo recitare??Sarà davvero un ciclo senza fine con il sipario che si riapre immediatamente dopo la sua chiusura??

Buona Vita anche a te! :D
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