Trasponendo l'effetto farfalla nella vita di tutti i giorni si ottiene che per poter influenzare il mondo, microscopicamente e macroscopicamente, è necessario sbattere quelle dannate ali, ovvero produrre una qualche azione. Qualsiasi. Può darsi che uno che sbatte mille volte le ali produca solo mille piccole increspature dell'acqua mentre uno che le muova una volta sola possa anche dar vita ad un simun. Ma statisticamente è più probabile che in mezzo a mille risultati almeno qualcuno sia abbastanza grosso da creare conseguenze apprezzabili nella nostra vita rispetto ad un solo battito battito isolato per quanto ben riuscito possa essere.
Se ogni volta che avessi voluto fare un qualcosa l'avessi fatta probabilmente il mazzo di carte che ho in mano in questo momento sarebbe decisamente più folto. Probabilmente guardo troppo pessimisticamente alle conseguenze e alle conseguenze delle conseguenze al punto che a volte, prima di intraprendere qualcosa, la rimando al momento in cui le condizioni di base potrebbero ipoteticamente essere più favorevoli. In questo modo perdo il momentum, l'unicità della situazione in cui si realizza la potenza del battito. Si disperde in con un pensiero la scintilla che aspetta di trasmettere energia nelle terminazioni delle ali e nel momento in cui questo non avviene la scintilla quantistica è perduta. Anche perchè le condizioni che portano ad una possibile iniziativa sono sicuramente sempre le migliori per noi, giacchè sono state sufficienti a far scattare la necessità dell'azione. Rimandare o aspettare significa rimescolare le carte e perdere la formula perfetta di quel momento solo per aspettare un'ipotetico fattore che seppure si verificasse potrebbe non avere più quel retroterra fertile che si era prodotta nel momento in cui era scaturita la scintilla.
Metaforicamente è come se stessi camminando lungo una strada. La strada è sempre dritta e senza apparenti deviazioni, così come appare normalmente il destino. Ma ogni qualvolta si produce una possibilità, una possibilità che potrei intraprendere, si crea una deviazione, una deviazione con una o infinite ramificazioni. In quel momento, e solo in quel momento, posso decidere se seguire la biforcazione o andare dritto perchè il tempo, reale o illusorio che sia, non permette di fare passi indietro ma solo avanti. Se proseguissi forse potrebbe prodursi in un momento successivo una biforcazione simile, ma non sarebbe la stessa, se invece deviassi allora la strada cambierebbe e la linea delle possibilità con essa.
E' tutto un gioco di passi: muovere i propri piedi in una direzione piuttosto che in un'altra nel momento x cambia il risultato, infimamente o infinitamente. In un certo senso il destino risiede in quei piedi che faranno in modo che la vita che viviamo si svolga in una linea piuttosto che in un'altra. Il problema è che a volte ho l'impressione di non avere le scarpe giuste per percorrere certe biforcazioni, ma onestamente sono poi così sicuro che esistano scarpe perfette per ogni percorso? O al contrario sono poi così sicuro che le scarpe che indosso in questo percorso non siano sempre e comunque le migliori paia di scarpe con cui possa percorrere qualsiasi biforcazione che si presenta nella mia vita?
La domanda scaturisce da un ragionamento ma come sempre la risposta sta nel provare concretamente...
...la risposta sta sempre nell'azione...
Oblivious
 
15:53|
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Come sarebbe andata a finire si sapeva no?
Quindi niente lacrime di coccodrillo e cazzate del tipo "ce l'abbiamo messa tutta" ( che giustificherebbero solo l'incazzo degli elettori... ).
Niente scuse insomma.
E che non vengano a dire che è colpa di Beppe Grillo, astensionisti e cose affini. O magari di quello spudorato di Berlusconi, che tra un mangano e uno psicomagistrato ha avuto la furbizia di accaparrarsi i voti di ex elettori di centro sinistra incazzati neri ai quali Prodi ha recapitato con precisione chirurgica il proprio
dito nel sedere... passatemi pure la metafora...
La colpa appunto... ma soprattutto i colpevoli che in Italia sembra non ci siano mai.
I
colpevoli ci sono, con le mani nel sacco e la faccia sui manifesti. E non c'è bisogno della didascalia WANTED per capire di chi si tratta. Stavolta ( ma anche le altre per la verità... ) la colpa è dei signori che occupano posti di potere e segreterie di partito ovvero i soliti vecchi che volevano passare per giovani, cani da salotto che volevano passare per operai e faccendieri della politica che volevano passare per idealisti.
Ipocriti incapaci.
Ora a sinistra questi signori sono riusciti ad annullare la rappresentanza parlamentare di una fetta consistenze del paese, distruggendo una cultura politica con radici profonde a colpi di tradimenti, cerchiobottismi e incapacità politica. Promesse mancate, imitazione dell'avversario, clericalismo, indecisione, staticità assoluta ( chi si ricorda il "semaforo" di Corrado Guzzanti? ). Io
mi auguro di cuore che i vari leader della sinistra seguano il loro capitano e si ritirino mestamente e con la coda tra le gambe per far posto a qualcosa di nuovo, qualcosa in cui credere e in cui riporre la propria fiducia. Qualcuno a cui si possa dare il voto senza turarsi il naso.
Di danni ne hanno fatti a sufficienza a sufficienza e di sicuro non resteranno disoccupati come le persone dalle quali pretendevano il voto, giacchè avranno la
pensioncina statale da svariati migliaia di EURI $onanti per il resto della loro vita.
A questo punto dalle ceneri di questa sinistra vecchia, povera di idee e profondamente conservatrice
deve nascere una vera forza progressista, giovane e lungimirante.
Deve nascere un movimento politico che rappresenti realmente qualcosa che esiste nel paese, chi crede in un'economia umana, in una società ecosostenibile e in una giustizia reale, efficace ed uguale per tutti.
Rappresentare con i fatti ovviamente e facendo proposte costruttive invece dei soliti NO e basta.
Ora questo discorso varrebbe anche per il PD ma pare che il signor Veltroni si crogioli nella sua sconfitta onorevole ( a
9 punti dal nano malefico... ma come siamo arrivati a questo punto? ) e ho la vaga impressione che i vari generalissimi di partito con i rispettivi stati maggiori si appiccicheranno alle giacche medaglie al merito politico per aver ridotto il divario abissale che il loro stesso governo aveva causato...
... mi chiedo se non sarebbe stato meglio perdere con un sonoro 20% di distacco... così un minimo di
cambiamento vero ( tanto per capirci non fatto di Marianne Madie... ) sarebbero stati costretti a crearlo.
Comunque staremo a vedere, anche perchè Veltroni a differenza di Prodi è una vecchia volpe e di sicuro riuscirà a mettere lo zampino in questa legislatura ( vedi:
poltrone ).
Confidando nel vecchio detto "non tutto il male vien per nuocere" e sperando in qualche rinnovamento mi auguro che il Gran Mogòl con le sue non più giovani marmotte non crei troppi danni nel frattempo...
...ormai siamo ben oltre la logica del
meno peggio, siamo alla realtà del
peggio comunque...
...incrociamo le dita va...
Oblivious
 
00:19|
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"Non ti dimenticare mai di me . Ricordati sempre che sono esistita"
Naoko in Norwegian Wood ( Tokyo Blues ) di Haruki Murakami
Questo libro mi ha stordito. E mi ha scosso come un terremoto.
Dentro c'è un po del mondo, c'è un po del tempo che passa, c'è un po dei sentimenti e dei pensieri confusi che passano prima o poi in tutte le menti connesse ai terminali del nostro piccolo universo blu.
E c'è anche un po di me.
Oblivious
 
17:32|
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Mi sono svegliato con la netta sensazione che qualcosa mi abbia fregato. Dall'inizio. Da sempre. Voglio dire, come è stato possibile che io sia sempre e volontariamente riuscito a concretizzare ciò di cui avevo paura?
E' una volontà inversa che elabora piani d'azione e strategie usando la PAURA* come linea guida.
Ma la cosa più inquietante è la precisione con cui riesce a realizzare i suoi propositi...
Ne sono cosciente, soprattutto quando sento sulla pelle di star percorrendo una strada obliqua verso me stesso, quando sento di stare camminando su una passerella poco sopra il vuoto. Ed in effetti c'è qualcosa di storto in questo periodo.
Dovrei dar retta a qualche grillo parlante... se paura e orgoglio me lo consentissero...
Ma possibile che non riesco a farmi una ragione del fatto che non ho NULLA** da perdere? Nulla di ciò che ho già perso e che obiettivamente era il grosso di ciò che potevo perdere.
Se, quando. Sempre le solite tare. E intanto le cose procedono e io procedo con loro senza riuscire a levarmi di dosso questa sensazione.
Ho bisogno di input diversi e forse di vedere qualche faccia NUOVA***. Non so perchè ma anche questo ha una sua importanza.
* paura = quella legge fisica per cui qualcosa di semplice e alla nostra portata viene immediatamente tramutata in qualcosa di impossibile e oltre il nostro raggio d'azione. A differenza delle altre leggi fisiche rimane comunque un'opinione.
** nulla = in questo caso qualcosa che sembra tutto ma che in realtà non è assolutamente niente. In altri termini il saporito pranzo di Mastro Geppetto...
*** nuova = gente non appartenente alla categoria "le solite facce" che è anche come dire stimolare altre zone diverse del cervello anche perchè sono le più prolifiche.
Oblivious
 
09:02|
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Libertà. Ancora la libertà. Mi sono stufato di sentirla in bocca ai politici e ai "giornalisti". E' come se abbiano il potere di svuotare di ogni contenuto tutto quello che gli passa tra le labbra. Sono buchi neri capaci di prosciugare letteralmente tutto ciò con cui entrano in contatto. E non solo le casse pubbliche a quanto pare.
Il fatto è che se ci penso non riesco più a definirla nemmeno io, la libertà. E' un vocabolo inquinato, contaminato da virus semantici che l'hanno geneticamente modificato. La libertà è un OGM lessicale.
Mi vien da dire che in fondo si tratta comunque di un nome, una sequenza di lettere, un suono articolato, un semplice mezzo. L'idea veicolata dovrebbe invece essere immutabile, iperuranica, fuori dal campo mutabile e transitorio dei fogli di carta o degli schermi televisivi. Eppure... eppure c'è una corrispondenza biunivoca tra idea e lemma che la esprime. Attraverso la parola possiamo comunicare un'idea ma allo stesso tempo possiamo raggiungerla. I pubblicitari lo sanno bene. Figuriamoci i politici che della pubblicità hanno fatto il loro mestiere.
Le parole hanno un grande potere, esattamente come gli ebrei predicano da millenni... e tutto sommato alla luce di questo ragionamento ne hanno ben donde di evitare di pronunciare il nome del loro Dio. Dare l'idea di Dio in pasto ad una pubblitalia o, che so, a un Bruno Vespa... voglio dire, c'è un perchè se da queste parti Dio è un testimonial pubblicitario usato da molti e per molti scopi. Mutabile con gli umori dei committenti. Ma per gli ebrei si sa che Dio è una cosa seria. Per lo meno più che da queste latitudini.
La cosa che mi ha fatto riflettere su questo termine è che quando ero piccolo l'idea di libertà mi faceva sempre venire in mente volare, successivamente ha incominciato a significare qualcosa di connesso alla mia identità anche se difficilmente inquadrabile, come d'altronde tutto ciò che riguarda l'adolescenza, in seguito ha incominciato a significare qualcosa di molto vicino ai diritti umani mentre oggi la mia mente, sentendo parlare di libertà, in primo luogo immagina un'idea politica controversa. Per questo a volte mi da addirittura fastidio pronunciarne il nome.
Così attraverso il nome ho incoscientemente cambiato pelle all'idea libertà nella mia mente. I miei pensieri ne sono risultati inquinati. Anche se non ciò da cui scaturisce l'idea. A volte cerco di usare un lemma sostitutivo, come eudaimonia, però mi rendo conto che in questo modo sono costretto a correggere il tiro, devio comunque dall'idea originaria che rimane non solo del tutto inespressa ma anche manipolata.
C'è qualcosa di più orribile del non avere più un termine per esprimere un'istanza primaria della propria esistenza?
Il passo da una lingua come espressione di identità, di comunicazione, di umanità, a catena, prigione e schiavitù è realmente breve. Può facilmente diventare funzione di un sistema o di necessità altrui se vogliamo.
Sottovalutandone il peso nella nostra esistenza e lasciandolo alla mercè di chi la studia per servirsene non facciamo altro che porgere il collo a chi ci vuol tenere al guinzaglio.
In fondo il linguaggio autoctono di un popolo è sempre stato considerato la sua massima espressione di libertà e quindi sempre osteggiato da quaunque oppressore. Vedi il fascismo in Italia che ha sgretolato le miriadi di dialetti e lingue minoritarie della penisola.
Come si può preservare l'integrità ideale di una lingua, come si può sottrarla a queste dinamiche?
L'unica risposta che mi viene in mente ha due facce: da una parte scrivere, creare e continuare a far fluire pensiero e idee con la lingua e dall'altra parte leggere. Leggere per mantenere integra la forma pensiero di libertà. Come tutte le altre idee in realtà.
Oblivious
 
18:52|
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"Una volta Io, Zhuangzi, sognai di essere una farfalla che svolazzava quà e la, una farfalla sotto tutti gli aspetti. Ero cosciente solo di seguire i miei capricci di farfalla, ed ero incosciente della mia individualità di uomo. Improvvisamente mi svegliai ed eccomi lì, ancora una volta me stesso. Adesso non so se ero io quindi un uomo che sognava di essere una farfalla, o semmai sono adesso una farfalla che sogna di essere un uomo."
dal libro Zhuangzi scritto dall'omonimo filosofo cinese nel IV sec. ac.
Ho sognato di vivere ovunque, di volare nel cielo, nel vuoto dello spazio. Ho incontrato persone mai viste e fatto l'amore con persone viste un secondo. Sono stato piccolo, grande, uomo, roccia, insetto, idea, vento e nuvola. Ho fermato il tempo, distorto lo spazio, curvato le dimensioni e piegando la fisica all'immaginazione. Sono stato chiunque, ho osservato me stesso come uno sconosciuto, come specchio, spettatore, come entità ineffabile e incomprensibile. E in mezzo a tutto questo sono anche morto. Morto mille volte e mille volte risorto...
...chissà che la morte non sia poi solo il risveglio dell'anima da un lungo sogno comatoso.
Oblivious
 
20:18|
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