Siamo come alberi che sondano la terra sottostante in cerca d'acqua e nutrimento. Piantiamo radici in profondità ed affidiamo la nostra stabilità e le nostre possibilità di crescita alla forza con cui esse si avviluppano al suolo, alla roccia, alla base.
Senza di esse crolliamo sballottati dal vento e non c'è nulla che possiamo fare per slegarci dalla dimesione di questo radicamento, perchè gli uomini, come gli alberi, hanno un cordone ombelicale che, se spezzato, li allontana sempre più dalla vita, li fa seccare e ingiallire. Deperire fino alla morte.
Non sono i sentimenti e le emozioni le ossa della nostra anima, ma i nostri legami e i nostri ricordi.
Ho trovato queste parole scritte a matita su un foglio, mezzo stracciato dentro un quaderno. Sono i pensieri che mi assessionavano poco meno di un anno fa. Quando stavo con loro. Sul fronte del foglio tra mille pasticci c'era anche questo:
Isolati, soli.
Persi in una foresta di nuvole annaspiamo soffocati verso punti di luce distanti.
A volte la solitudine atterrisce più del pericolo,
fermi e in silenzio restiamo in attesa di qualcuno o qualcosa che non succede.
Immobili, col cuore in gola e in preda a quello strano formicolio sotto i piedi che
assomiglia tanto ad una necessità insoddisfatta.
Necessità di cosa?
In attesa di cosa? Di chi?
Non è piuttosto una fuga disperata dalle pareti della nostra mente
Non è forse una paura insensata di sentire l'eco del nostro respiro
nello spazio vuoto che ci circonda?
Siamo così assuefatti alla presenza illusoria di immagini e voci proiettate su schermi e video che
abbiamo perso familiarità con la nostra presenza.
Più estranei degli estranei ci incutiamo timore e ci imbarazziamo fino al
punto di bloccarci e rimanere vittime della stretta dell'ansia [...]
Quella che doveva essere l'ultima strofa è cancellata e forse , in parte, non terminata.
Ci sono pezzi di di me sparsi in milioni di fogli, foglietti, quaderni, hard disk rotti... La cosa che mi stupisce ogni volta che rileggo qualcosa a distanza di tanto tempo è che la prima volta che la leggo non mi sembra familiare. A prima rilettura suona nuova e posso valutarne il contenuto come un estraneo. In questi casi comunque la sensazione è durata poco, perchè queste parole scaturiscono da ferite mai completamente sanate. E l'odore del proprio sangue non si dimentica.
Ieri sera mentre reggevo il posacenere tra Teresa e Clò mi è sovvenuto un pensiero che ha trovato completamento in queste parole scritte l'anno scorso. Il posacenere è opera di Manuh, in vetro colorato e piombo. E' bellissimo e i giochi che la luce crea sulle superfici cristalline sono charmanti. Ho pensato a Manuh e alle piccole mirabilia che ha creato, ma anche alla sfiducia che l'ha portata a non inseguire la bellezza delle sue creazioni. Penso che in ogni persona sia presente un atto creativo in potenza. Una possibilità se vogliamo, di sfruttare e rendere questa idea puro germoglio invece che singola gemma inespressa. Manuh aveva paura di sbocciare, ma in realtà io ho molta più paura di lei. E a guardarmi intorno sono pochissime le persone che conosco che non hanno tale paura.
Forse è proprio come scrivevo, forse è solo paura di trovarsi di fronte a se stessi, a camminare soli su un sentiero in cui siamo obbligati a confrontarci con noi stessi...
Oblivious
 
14:35|
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Il Tibet vive la sua progressiva distruzione da più di cinquant'anni. Distruzione dei beni culturali, distruzione dell'identità culturale, distruzione dell'ecosistema originario, distruzione del legame millenario del popolo tibetano con la propria terra, causato dalla programmata immigrazione massiccia di cinesi nell'area.
Tutto questo rende il Tibet un'idea a rischio di estinzione. Da storia ad annale, da cultura a folklore. In Cina sono molto abili a programmare, in un certo senso è una delle poche eredità marxiste, se non l'unica. Se il Tibet non diventerà cinese sarà la Cina a trasferirsi in Tibet.
Ecco perchè le sommosse di questi giorni mi sembrano più un colpo di coda disperato che un vero tentativo di cambiare qualcosa. Un gesto disperato per far si che fuori dalla granda muraglia di censure e silenzi il mondo sappia.
Ma quello che probabilmente non sanno i tibetani è che il mondo sa. E sa molto bene. E sa da tanto tempo. Quello che non sanno i tibetani è che il soccorso in cui sperano dal mondo non arriverà mai.
Strano questo. Probabilmente la gran parte dei cittadini dei paesi "ricchi" del mondo vorrebbe che si intervenisse in qualche modo eppure gli stati che dovrebbero essere loro espressione non fanno ne faranno nulla. Per non parlare del Vaticano. Mi ha fatto ridere come i "contaballe" ( mi viene difficile chiamarli giornalisti scusate ) dei tg vari italiani abbiano cercato in merito alla situazione in Tibet di mettere in bocca al Papa parole che non ha detto o attribuirgli azioni o prese di posizione che non ha avuto. I tg dell'assurdo. In verità il Papa non ha fatto ne detto niente.
In fondo le ragioni del Papa sono le stesse degli stati. Ne più e ne meno. Le ragioni degli stati non sono quelle dei loro cittadini ma quelle dei soldi. La cina è il nuovo mercato, la Cina è il grande bacino di espanzione economica, il bacino di un miliardo e mezzo di nuove utenze, di nuovi fedeli. Gli stati non rappresentano più noi cittadini ( ma l'hanno poi mai fatto realmente ? ) ma le
entità economiche dei nostri paesi. Corporazioni, grandi aziende, uomini singoli ricchissimi. Non è una banalità, non lo è se andate a guardare cosa concretamente fanno gli stati dentro e fuori dai loro confini. Concedetemi il beneficio del dubbio e andate a guardare gli interventi in guerra e pace dei nostri paesi fuori dalle proprie mura in questi ultimi anni ( o in quelli precedenti ). Sempre e solo in funzione degli interessi dei grandi potentati economici, mai a favore di un ideale o di una necessità esplicitata dalla gente. Se poi guardiamo dentro i nostri confini... sembra una banalità anche questa. La banalità è un'arma terribile perchè alleggerisce una questione che se fosse considerata in tutto il suo effettivo peso potrebbe aiutare le persone a prendere coscienza...
Che poi anche il vaticano non abbia fatto nulla, ne lo farà in seguito mi sembra ancora più palese. Ha da poco aperto trattative con la Cina per acquisire diritti e benefici come entità religiosa per cui sta buona e da brava mette da parte principi ed ideali in nome della possibilità di operare indisturbata nel suolo cinese. A me vien da chiedermi sempre di più come un cristiano oggi possa ancora credere che tra vaticano e insegnamenti, vita e valori di Gesù ci sia anche solo un infimo legame. Mi riferisco al Gesù perseguitato, al Gesù dei fuoricasta, al Gesù del valore unico e assoluto dell'amore. Al Gesù che si rivolgeva a tutti a prescindere dalla religione, dato che non esistevano certo "cristiani" al suo tempo e che in Canaan la gente aveva la possibilità di votarsi a miriadi di divinità, religioni, credo, sette e chi più ne ha più ne metta.
Il boicottaggio delle olimpiadi sarebbe un importante messaggio, soprattutto per i cittadini cinesi che oggi probabilmente non sanno niente del Tibet e di ciò che ci sta succedendo. Che non sanno niente di Tien An Men dato che hanno un accesso "filtrato" a google e youtube.
Nel 1980 USA, Giappone, Canada e altri paesi boicottarono le olimpiadi di Mosca per protestare contro l'invasione dell'URSS. Allora c'era la guerra fredda e l'Afghanistan diventò il campo di battaglia finale per il regime russo. Oggi chi rischierebbe i propri interessi economici in Cina per un boicottaggio in favore del Tibet?
E' evidente che l'incapacità di azione da parte degli stati di fronte alla rete di interessi economici obbliga i cittadini a trovare altri canali per cercare di far valere le proprie istanze. Ma questo in realtà non fa altro che sgravare lo stato di quello che dovrebbe essere il suo primo ruolo e soprattutto lo rende progressivamente slegato dal mondo delle persone. Ne risulta che il legame con il potere economico è l'unico che rimane costante con la politica e lo stato e anzi, si rafforza. Il legame biunivoco tra cittadino e stato si rompe in favore di quest'ultimo.
E se può sembrar poco l'impermeabilità dello stato rispetto alle idee di chi lo esprime allora non dobbiamo indignarci di ciò che succede in Tibet o in Darfur o in Cambogia o in qualsiasi parte del mondo in cui la gente sia oppressa, perchè l'oppressione è l'unico destino di un popolo che non può più imprimere il proprio spirito nelle pagine della propria storia.
Post Scriptum
Questa me la devo levare dallo stomaco giusto per alleviare un pochino la nausea:
Il Battesimo pubblico di Magdi Allam.
La realtà sta incominciando a stupire la fantasia...
Oblivious
 
15:11|
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Immenso. Di fronte ai cancelli del mondo guardava il colore fondersi con l'oscurità nel miracolo della luce. Luce e ombra si scindevano mille volte su ogni pianeta per poi ricongiungersi in orbita e balenare nello spazio che tratteneva il respiro per sembrar vuoto e allo stesso tempo inesistente. Ogni specchio rifletteva un'immagine speculare ma diversa nella molteplicità del suo sguardo vacuo e indecifrabile. Non v'era parvenza di vita ne di morte perchè l'esistenza stessa era un suono vuoto di fronte alla propria necessarietà.
Unico spettatore della realtà atomica che egli costituiva non conosceva null'altro che se stesso e il suo stare come realtà di fronte a se stesso. La stasi che esprimeva era in realtà un apice entropico, l'inizio e la fine di un cammino che in lui era contenuto in ogni suo punto. Egli era in un modo in cui non è possibile l'essere.
Ma c'è una scintilla in ogni questione che riguarda un poi. Qualcuno la chiama causa o azione: a me piace immaginarla come fine. Come destino forse. E se all'imensità impassibile dello sguardo eterno risponde l'infimo molteplice che si presenta ai miei occhi allora Io non posso che essere il destino di ciò che stava fuori dai cancelli del mondo. Ed è attraverso me che si esplica il fine, attraverso i miei impercettibili frammenti di spazio e di tempo che passa il cammino onnicompreso nell'idea al principio che è anche al limite.
Alla fine la negazione della divinità che sottendo è semplicemente il frutto di due occhi che hanno paura di vedere nel tutto qualcosa in meno del poco. Ma come destino divino non esiste altra possibilità per la mia polvere che divenire stella un giorno.
Un giorno che è anche adesso ed è anche me stesso...
Non è importante capirlo, perchè in ogni caso è impossibile negare se stessi di fronte all'ineludibilità dello sguardo divino.
Oblivious
 
19:30|
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Non ci avevo mai pensato, ma anche il freddo a volte, sembra quasi una porzione impercettibile di un linguaggio sconosciuto. E' da stamattina che lo avverto in questo modo. Un sussurro, un sussurro sospirato che aleggia sulla pelle. Ogni sillaba produce una reazione sull'epidermide, ogni parola una contrazione. Muscoli, corde vocali, respiro.
Tempo fa stavo su un treno. Quando sto in macchina o su un mezzo qualsiasi tendo a perdermi nelle immaggini, nel paesaggio e nel suo scorrere. Ma quel giorno invece mi persi sulla voce del treno. O sarebbe più corretto chiamarla cantilena. O melodia. Una colonna sonora, un'opera espressionista degna dei migliori Neubauten. La carrozza scivolava sulle rotaie, seguendo un ritmo mellifluo e costante. Ma la cosa che catturava la mia attenzione era la molteplicità dei suoni, la compartecipazione di ogni nota che proveniva da ogni angolo della struttura, dalle persone, da ogni oggetto in viaggio sulla ferrovia in quella incredibile sinfonia. Provateci, se vi capita ad ascoltare realmente. E' un'esperienza sonora unica. Irripetibile, ma soprattutto viva. Dotata di quella vita che la musica digitalizzata ha ucciso.
E' strano, ma ogni cosa sembra dotata di una voce, sembra che tutto abbia in se una storia da raccontare. A volte versi poetici, altre volte storie, altre solo sprazzi inconsistenti. Ho la sensazione che il mondo parli attraverso le parole che ci fa scaturire. Attraverso i versi che ci ispira, attraverso le opere che ci sembrano intimi riflessi del nostro Io. E' la voce del Mondo. La voce di Dio se vogliamo.
E adesso è il freddo che sussurra il mondo intero sulla mia pelle... un qualcosa che non so descrivere in realtà. Come se una valanga di sensazioni lontane fisicamente e temporalmente si unissero e comunicassero tutte insieme attraverso questo senso. Un linguaggio evocativo, per immagini. Un linguaggio subcosciente. Come il sonno.
Il sonno che rifiuta di sopraggiungere, ma che immancabilmente finirà col fondersi con questa affascinante sensazione.
Oblivious
 
02:08|
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