13/01/2008

"Quello che le ho detto prima professore

è tutta una balla

Me ne frego dell'ispirazione

e poi...

come potrei dare un nome esatto a quello...

a quello che voglio

o anche come potrei sapere che in realtà non voglio quello che sto cercando

e, potrei aggiungere, che io davvero non voglia quello che non voglio?

Sono tutte cose impercettibili:

basta dargli un nome e il loro significato scompare,

si strugge come una medusa al sole

le ha mai viste lei?

La mia coscienza vuole la vittoria dei vegetariani nel mondo

e il mio subconscio langue per una fetta di carne saporita.

E io cosa voglio?


Io?"¹


 

¹dal film "Stalker" di Andrej Tarkovski



Oblivious
 
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12/01/2008

Il solito prego... c'è poco di che sbagliare.

Sono proprio senza speranza eh. E giustamente poi mi vengono pure sensi di colpa...

Mi sento un po come Stèphane Miroux, l'improbabile protagonista-sognatore de "L'arte del Sogno"di MichelStèphane Miroux da "L'arte del Sogno" Gondry. Impacciato, goffo e timido oltre ogni ragionevolezza. Mi ci rifletto anche troppo bene...

Come sempre mi sono vestito con gli abiti dell'indifferenza, della superiorità, della freddezza mentre in segreto costruivo castelli immaginari pieni di stupide paranoie che sono servite solo ad alimentare insicurezza ed indecisione.

E dire che avevo deciso di prolungare la mia inutile permanenza là dentro solo per lei. Ma rimandare non paga e a lungo, così facendo, si tende a perdere sempre il treno che aspettiamo.

Mi verrebbe da dire che mi dovrebbe servire di lezione... ma a conti fatti ho avuto tante di quelle lezioni da potermi permettere quattro o cinque lauree...

Vediamo che riesco ad inventarmi adesso, che le cose si sono complicate oltre ogni dire. E spero proprio di tirare fuori dal cilindro qualcosa di efficace dato che di questi tempi una persona interessante è rara come un fiore in mezzo al deserto...

Bah...

Oblivious
 
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06/01/2008

Dolore fisico, sensazione pungente e inebriante. Marea di sinapsi. Ondate di pugnalate percettive che irrorano la mente di incontenibile follia. Dolore.

Ci sono poche cose che hanno una capacità estraniante paragonabili al dolore.

Si irradia formicolando dai tessuti molli alle ossa, concentrandosi in violente ed insostenibili fitte di stordimento accompagnate da vertigini e nausea. Raffiche di kalashnikov che durano infiniti secondi. O minuti. O ore.

Potrei decidere di lasciare che il dolore defluisca, prima o poi. Domani sicuramente. Basterebbe lasciarsi andare alle ancore di salvezza che la mente adotta per sostenere la sua incolumità psicologica di fronte a queste insopportabili tempeste percettive. Estraniarmi appunto. Eppure ne sono incuriosito. L'effetto di una semplice sensazione sulla mente. Una droga potentissima, di una violenza inaudita.

Onset immediato senza nessuna dipendenza. Forse.

Lo stordimento è solo il limes di questo abisso psicofisico. La mente reagisce come se fosse allucinata. I pensieri stessi risultano totalmente intossicati. La mente farnetica. Infiniti multiversi paradossali scorrono sui miei assoni in questo momento. Nascono e muoiono, in poche frazioni di istanti corrispondenti ai picchi di ineffabile parossismo che sollecitano i miei neuroni.

E' come se tutto sfasasse, si spostasse di qualche idea su una dimensione limitanea. Una pararealtà in cui l'assurdità del dolore assume un valore paradossalmente reale e irreale allo stesso tempo. La mente cerca vie di fuga. Il sudore ghiacciato gronda spinoso sulla pelle fredda. I sensi implodono e l'anima recide il cordone ombellicale dal corpo. Solo provvisoriamente.

Perchè...

Il dolore fisico è una dimensione provvisoria... a differenza del dolore emotivo...

Oblivious
 
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