In questi giorni sto riflettendo moltissimo sui legami. Non mi riferisco solo ai legami sociali tra le persone, ma a tutti i legami che legano me stesso in quanto componente dell'universo ad ogni altro elemento del tutto.
In breve, scientificamente sappiamo che interagiamo con l'ecosistema mediante scambi d'energia. Inoltre ci sono tutte quelle sensazioni che ci fanno sentire emotivamente ed empaticamente partecipi dello spazio in cui siamo immersi, della società, dell'umanità, della famiglia, del'amore. I ponti tra il nostro mondo e ciò che è fuori a pensarci bene sono infiniti.
Ora la vita e i legami chimici alla base la materia, la società e ogni "gruppo sociale" sono tutti composti di unità più piccole collegate tra loro. Siano essi cellule, molecole o individui. L'unione tra questi componenti da origine a forme più complesse, che agiscono in modo differente dai loro singoli costituenti e nel caso specifico della vita danno forma all'intelligenza o addirittura alla coscienza.
Gli ultimi anni di liceo pensavo che questo sistema di legami progressivamente più complessi portasse alla "creazione" di Dio, una sorta di supercoscienza nata dall'unione di tutta l'umanità. Un qualcosa di differente dalle singole componenti ma che allo stesso tempo le compenetrasse tutte essendo queste ultime le sue costituenti. Ma così come le cellule non sono probabilmente coscienti della forma di vita che vanno a costituire, al punto che probabilmente non possono nemmeno immaginarla, allo stesso tempo nemmeno noi potremmo definire quel qualcosa che scaturisce dalla nostra unione con i nostri simili e che sta su un livello di interrelazione superiore. Forse potremmo immaginarla. Ma più probabilmente il risultato potrebbe essere al di fuori delle nostre capacità di immaginazione. Forse.
Piano piano, nel tempo, ho allontanato l'idea di Dio dal mio mondo, anche se di nascosto vi è rientrato senza che me ne accorgessi, sotto forma di sentimento o di coscienza universale, non saprei... c'è un qualcosa di indefinibile che sottende tutto l'esistente, qualcosa che va al di la di qualsiasi definizione lessicale. Non so se è un idea scaturita dai miei pensieri o se è una constatazione derivante dall'esperienza, dall'osservazione. In entrambi i casi esiste anche se in modo differente nelle due situazioni. Comunque sia adesso sento la necessità di inquadrare meglio il vecchio concetto dei legami complessi, che si ricollega ad alcune riflessioni sulle forme pensiero che mi frullano in testa da qualche anno...
Ho la sensazione che, al di la delle verità irregiungibili o delle realtà ineffabili che si nascondono dietro l'esplicarsi delle cose, essere coscienti dell'importanza delle nostre proiezioni mentali sul mondo che ci circonda sia una cosa estremamente importante. Qualcosa che può aiutarmi a vedere e comprendere un po di più l'esistenza...
... e Dio nell'immaginario umano è la chiave di volta che regge il significato dell'esistenza...
Brain - log:
- I legami tra le persone tendono a far collimare le persone coinvolte, a far convergere punti di vista e modi di intendere e comprendere le cose. In questo senso una famiglia è un microcosmo a se stante in quanto le persone coinvolte, dividendo la vita insieme, finiscono col far vibrare i loro pensieri su una simile lunghezza d'onda. Sotto quest'ottica è più facile comprendere perchè quando finisce una storia tra due persone che non si amano più comunque c'è un senso di vuoto e di smarrimento. Perchè la visione comune viene a mancare... e sono passato anche in questa situazione...
- Le entità sociali allargate, come i popoli, le nazioni, i paesi e le religioni producono delle forme pensiero incredibili. Un'idea portata avanti da queste entità ha una durata illimitata e può smuovere mari e monti... Dio stesso ha i connotati della religione che lo esprime. Miracoli, santi, guerre, ideali supremi. La storia è stata scritta da queste entità attraverso le azioni dei singoli che hanno incarnato ideali e istanze di queste ultime. Ricordo che quando ero cattolico praticante avevo una visione abbastanza chiara sul bene e sul male e mi sentivo solidale con le scelte e gli ideali propri della chiesa. Bisogno, indignazione, compianto, rabbia. Solo alcuni dei sentimenti con i quali agisce una di queste entità. Facendo puoi muovere noi..
- Se pensiamo alle nostre singole azioni, ai nostri scrupoli morali, ai nostri valori o al nostro gusto estetico, a ciò che consideriamo tabù e ciò che invece per noi è naturale, è facile trovare una corrispondenza nel mondo pratico di cui facciamo parte. Noi stessi ci autocensuriamo, seguiamo delle linee guida e anche quando trasgrediamo siamo coscienti che stiamo evadendo dal sistema. Una eccezione in quanto tale perchè esiste una norma. In un certo senso la costruzione fisica del mondo segue un'idea, uno "spirito" per dirla come Hegel. Così Io che sto quì in Sardegna posso comprendere molte situazioni culturali e riconosco con facilità comportamenti e sottintesi dei miei conterranei, così come ciò che produco e che creo riflette in positivo o in negativo la mia impronta culturale di partenza. Senza accorgermene faccio parte di un sistema a diversi livelli all'interno del quale so muovermi e dal quale so cosa può scaturire. Questo sistema non esiste se non come entità creata da me e dai miei consimili con i quali condivido quest'esperienza.
- Anche i singoli pensieri che produco finiscono con l'influenzare gli avvenimenti che mi succedono, vuoi perchè lo stato d'animo è il catalizzatore delle energie che poi si possono investire in un'azione, vuoi perchè gli altri percepiscono questo stato d'animo, vuoi perchè inconsciamente queste forme pensiero agiscono direttamente su di me. Mi sono, per esempio, accorto che alcune mie convinzioni negative avevano ottenuto un'influenza nefasta sul mio modo di fare e quindi sui risultati che ho o non ho prodotto. La "Legge di Murphy" è una diretta derivazione di ciò. Quante volte l'ho usata per giustificare le bad oddities nelle quali mi imbattevo... eppure mi sto rendendo conto che invece si trattava di cattive convinzioni: credevo fermamente che le cose sarebbero andate in un certo modo. E credendoci ho reso le possibilità che quelle cose si realizzassero in un certo modo più probabili.
To be continued ( aggiungerò altri pensieri sull'argomento non appena mi venrranno in mente )...
Respiro,
Così lentamente
da sentire l'aria.
Che scorre.
Dentro e fuori
Nello spazio
di un istante
ho creato
un bagliore
d'infinito...
Immagino una sala completamente nera. Ai bordi ci sono persone che vocalizzano cacofonicamnte con sussurri e urla. Qualcuno ha un oggetto con il quale produce sporadicamente un suono. Le luci sono fioche e velate di rosso. Non convergono al centro ma illuminano le mani delle persone sedute. Per terra, nascoste da drappi neri.
Questa scena non è la parodia di un sabbah o di un rituale tetro e misterioso: è semplicemente il luogo dove vorrei essere adesso.
Al centro della sala a danzare. Bendato. A seguire i rumori e le voci e le follie sonore che arrivano da tutti i lati.
I suoni, striduli e scordati.
E danzare... danzare come un folle fino allo sfinimento.
Danzare immaginando e recitando come su un palco ideato da un pazzo.
Ideato da me.
Senza melodie definite e armoniose. Per sintonizzarmi su un disordine sonoro che riproduca le sensazioni qua fuori. Sconnesse, frammentarie, disordinate. Ma reali.
Immaginare di scorrerci in mezzo come se fossero strumenti di un'infinito canto eufonico. Il canto di tutto ciò che esiste e si muove e si evolve e si trasforma...
Immaginare il canto del'esistente.
Adesso ho un enorme bisogno di sfogarmi...
Mi mancano gli esperimenti musical-teatrali che facevo tempo fa...
...dunque è molto semplice:
Io non ricordo di essere nato. Tutto quì.
Insomma... ciò che so in merito mi è stato riferito. Ma io non ricordo proprio niente.
Ok, conosco tutte le varie teorie su memoria, apprendimento, percezione, categorie e via discorrendo, però guardando semplicemente ai fatti io non ricordo di essere nato...
Se fossi paranoico probabilmente girerei nella mia testa un film a base di complotti tecnocratici stile Matrix o Atto di Forza per capirci, ma dato che non è questo il mio caso mi limito a considerare il lato curioso della faccenda.
Sto a chiedermi della vita, del suo senso, ecc ecc ma non ricordo nemmeno l'istante in cui sono venuto al mondo!
...la sensazione di vedere il mondo per la prima volta...
A pensarci bene ho l'impressione che ricordando quell'istante molte cose avrebbero un sapore ed un'importanza differente...
...giusto un'impressione.
"Vorrei confessarmi ma non ne sono capace
perché il mio cuore è vuoto
ed è vuoto come uno specchio
che sono costretto a fissare
mi ci vedo riflesso
e provo soltanto disgusto e paura
Vi leggo indifferenza verso il prossimo
verso tutti i miei irriconoscibili simili.
Vi scorgo immagini di incubo
nate dai miei sogni e dalle mie fantasie
Non credi che sarebbe meglio morire?
E’ vero…
Perché non smetti di lottare?
E’ l’ignoto che m’atterrisce
Il terrore è figlio del buio
Che sia impossibile sapere…
Ma perché, perché non è possibile cogliere Dio coi propri sensi?
per quale ragione si nasconde
tra mille e mille promesse e preghiere sussurrate e incomprensibili miracoli?
perché Io dovrei avere fede nella fede degli altri?
Che cosa sarà
di coloro i quali
non sono capaci ne vogliono avere fede?
Perché non posso uccidere Dio in me stesso?
Perché continua a vivere in me sia pure in modo vergognoso e umiliante anche se io lo maledico
e voglia strapparlo dal mio cuore?
E perché nonostante tutto
egli continua ad essere uno struggente richiamo di cui non riesco a liberarmi?
Mi ascolti?
Certo
Io vorrei sapere,
senza fede, senza ipotesi, voglio la certezza
voglio che iddio
mi tenda la mano e scopra il suo volto nascosto e voglio che mi parli
Il suo silenzio non ti parla?
Lo chiamo e lo invoco
e se egli non risponde io penso che non esiste
Forse è così, forse non esiste
Ma allora la vita non è che un vuoto senza fine?
Nessuno può vivere sapendo di dover morire un giorno
come cadendo nel nulla senza speranza
Molta gente non pensa ne alla morte ne alla vanità delle cose
Ma verrà il giorno in cui si troveranno all’estremo limite della vita
Si, sull’orlo dell’abisso
Lo so
lo so ciò che dovrebbero fare:
dovrebbero intagliare nella loro paura un’immagine
alla quale dare poi il nome di Dio
Sei molto agitato
Stamane è venuta da me la morte
abbiamo iniziato una partita a scacchi
col tempo che guadagnerò sistemerò una faccenda che mi sta a cuore
E di che si stratta
Ho passato la vita
a far la guerra, a andare a caccia, ad agitarmi, a parlare senza senno
senza ragione, un vuoto
e lo dico senza amarezza e senza vergognarmene
perché lo so che la vita della maggior parte della gente è tale,
ma ora voglio utilizzare
il respiro che mi sarà concesso
per un’azione utile
Mmm per questo hai sfidato a scacchi la morte?
Si,
conosce il gioco molto bene
ma fino a questo momento io non ho perso una pedina
E credi davvero che alla fine riuscirai a batterla?
Adotto una tattica che evidentemente essa ignora
al nostro prossimo incontro
porterò un attacco sul fianco
Lo terrò presente
Ti stai beffando di me
ma non mi fai paura
ne sono certo
troverò il modo di batterti
Ci rivedremo alla locanda
e li continueremo la partita
Questa è la mia mano
posso muoverla
e in essa pulsa il mio sangue
il sole compie ancora il suo alto arco nel cielo
e Io
Io Antonius Block
gioco a scacchi con la morte"¹
C'è un vuoto in questo universo che cerchiamo a colmare. Con l'indifferenza a volte, con l'azione altre. Ma per lo più colmiamo questo vuoto con nomi e simboli che sanno di assoluto...
A volte ricordo di aver tolto la botola al pozzo senza fondo che si nasconde dentro la mia anima. A volte ricordo di aver desiderato Dio. A volte immagino di non aver perso la capacità di velare quel vuoto con un semplice attributo lessicale...
A volte arrivo anche a chiedermi se non abbia sbagliato in fondo...
Ma non c'è voce che mi risponda, se non il silenzio imperturbabile di quello spazio scuro che mi atterrisce così profondamente...
¹ Dialogo tra Antonius Block e la Morte nel confessionale, da "Il Settimo Sigillo" di Ingmar Bergman
I sensi stanno assopendosi. La mente vacilla. Anche oggi è passato per sempre...
Per sempre...
Le persone, le scelte, le opportunità. Tutto quanto passato...
Quante vite immaginate, quane strade mancate d'un soffio, quante percorse fino in fondo. Quanti fiumi ho risalito controcorrente e quante volte ho galleggiato sulla zattera di Aguirre ad inseguire follie e miraggi.
In questo momento di pensieri poco coscienti ho deciso di fermarmi un istante, prima di dormire. Prima di abbandonarmi a questo letto.
Fermarmi ed ascoltare.
...ascoltare tutto...
Ho deciso... domani ascolterò ogni secondo. Ogni pulsione. Ogni singola azione. Voglio assaporare ogni inezia per ubriacarmi di vita. Perchè anche quella normale, quella che non sentiamo. Quella routine quotidiana a cui dedichiamo gran parte della nostra vita è preziosa come smeraldo di fronte al poco tempo di cui disponiamo...
Ho una gran voglia di camminare sentendo ogni passo, vedendo il panorama che si muove, lo spazio che avanza, i rumori che mi girano intorno...
Ho voglia di agguantare il flusso del tempo domani.
Domani.
Ma ora è tempo di sognare...
Stanotte ho fatto un sogno surreale. Non ne intuisco l'origine. Forse a mettermi su certe lunghezze d'onda siono stati gli studi che ho fatto o forse lo stress che ultimamente mi annebbia la mente... o forse qualche puntata dimenticata di Passaggio a Nordovest o di qualche programma affine. Fattosta che il sogno di stanotte è così curioso che ho voglia di descriverlo...
L'inizio come sempre non lo ricordo, l'unica cosa che posso dire è che ad un certo punto, nei miei viaggi onirici, prendo coscienza dell'esistenza di un popolo di uomini marini, come li chiamo nel sogno, che vivono tra mare e costa in un ciclo di vita notturno. Sono creature anfibie e sebbene siano praticamente uomini hanno delle differenze anatomiche che gli consentono di vivere tra mare e terra, in uno stato culturale beatamente spensierato. Abitano nella costa occidentale della Sardegna. Più o meno dalle parti di Buggerru e Portixeddu. Non so come mi sia imbattuto in queste conoscenze, ma sono decisamente incuriosito dagli aspetti evolutivi che hanno portato a questa specie anfibia, quindi decido di andare a dare un'occhiata con alcuni amici nei luoghi abitati da queste strane creature.
La scena cambia, mi ritrovo su una spiaggia al calar della sera. Non ricordo come ci sono arrivato, comunque vagamente ho il ricordo di aver sognato di esserci arrivato tra meraviglia e paura. Siamo seduti in cerchio e ascoltiamo una ragazza che parla. E' una donna marina che ha scelto di abbandonare la strada della sua specie per inserirsi nella società umana. I suoi lineamenti la tradiscono, con le orecchie apena abbozzate e il naso piccolo e schiacciato, comunque è molto bella e emana un fascino non comune. Parla della nostalgia del mare e della notte: piange per il mondo che ha perduto per sempre. Ha sofferto ma è stata costretta a scegliere il mondo degli uomini, perchè il suo non esiste più. Irrimediabilmente votato all'estinzione. Intorno la notte cala e figure slanciate si tuffano nel mare notturno...
Il sogno muta, all'improvviso sto rivivendo il percorso evolutivo di questi uomini marini. In origine avevano ali e si libravano nel cielo. Sto volando sulle distese di rocce e cisto della costa ovest. Provo una sensazione di libertà molto forte. Ma la storia evolutiva prosegue, gli uomini marini perdono le ali e vanno a vivere sulle rocce levigate in riva al mare. La scena passa dal panorama sconfinato visto dal cielo allo spazio ristretto e roccioso del rifugio degli uomini marini.
Improvvisamente il mare scompare e gli uomini marini sono diventati piccoli come pipistrelli. Riescono a sopravvivere grazie alla loro abilità di mimetizzarsi sulla pietra. Camaleontici e nascosti. Nel sogno sono uno di loro, sto fermo in un angolo di queste rocce, vicino ad un piccolo pertugio, sperando di non cadere vittima dei predatori di turno ( ...bella sensazione eh? ). Pipistrelli, pterodattili e successivamente uomini. Proprio gli uomini... si, perchè pare che siano gli uomini i principali predatori in questo sogno, quel genere di predatori che quando compaiono all'orizzonte senti la tua vita in pericolo. Li vedo comparire sulle rocce e fare incetta dei miei simili. Ma ad un certo punto se ne vanno in fila con la "selvaggina" sulle spalle. L'unico predatore che riesce a raggiungere la mia tana è un serpente. Un serpente colorato con il muso nerissimo, simile al serpente corallo, ma con tonalità sul verde acqua. Ne ho paura mentre lo vedo avvicinarsi tra i rami ma alla fine ingaggio con lui una lotta furiosa. So che la mia specie è specializzata nell'uccidere questi rettili, per cui prendo fiducia, eppure riesce ad annodarsi intorno a me e a mordermi ripetutamente. In mezzo alla schiena. Un dolore pungente. Ma alla fine riesco a liberarmi, anche se non so come...
Il sogno cambia di nuovo. Le rocce che prima erano la mia tana ora sono in un terreno di famiglia, in mezzo ai tipici boschi di leccio e sottobosco cistoso della Sardegna. Sono con la mia famiglia, stiamo lavorando, togliendo cespugli e legna secca. Ci sono due grotte, delle quali una è stata riutilizzata da un pastore come ovile. L'altra invece sembra custodisca qualcosa di ancestrale, ma non riesco a capire cosa.... in seguito mi accorgo che oltre le radici e i cespugli che celano l'entrata vi sono abbozzate delle scale. C'è un qualcosa che mi attrae la dentro. Discuto con mio padre del fatto che parte del terreno ci sia stato espropriato perchè non lo abbiamo mai curato a dovere. In questo terreno espropriato ci sono proprio le due spelonche. Lui sostiene comunque di essere in grado di riottenerle. Così senza soluzione di continuità narrativa giungono sul luogo con macchine e altri mezzi alcuni membri di chissà quale ente, comune, regione o che altro. Inizia una discussione nella quale entra in gioco anche la mia macchina...
L'ultimo spezzone del sogno è frammentario, ero in dormiveglia e mi stavo rigirando nel letto, per cui ho solo qualche sprazzo: io che sto vendendo un oggetto ad un commissario di questo fantomatico ente; una mia collega che mi aiuta sul finire.... poi il sogno diventa un'altro. Protagonisti oltre a me la mia ex, il suo ex e il mare... ma questo è un altro sogno ;-)
Sto ragionando da stamattina sul senso di questo viaggio onirico. C'è sicuramente un desiderio malcelato in queste immagini, primordiale e nostalgico, come quello descritto dalla giovane donna marina. La caduta dal cielo, il rintanarsi in mezzo alle rocce cercando di rimanere nascosto alla vista. La lotta con la serpe e infine il mio terreno con le grotte. Una delle due è nascosta ed ha un alone misterioso che mi attrae quasi morbosamente. Sento di dover venire a capo di ciò che nasconde. Ma la necessità di riaverla dopo l'esproprio ha sopraffatto nel corso del sogno il mistero che racchiudeva e che è quindi rimasto irrisolto.
Tuttavia c'è una sensazione che non riesco ad identificare legata a questo sogno e che mi è rimasta addosso. La sento ancora a fior di pelle. Mi ha fatto sovvenire il ricordo di altri sogni che avevo dimenticato. Sempre ricchi di mare e rocce e luoghi dimenticati...
La geografia dei miei sogni è caratterizzata da simmetrie imperscrutabili... analogie sottintese e relazioni incomprensibili. C'è un po di magia simpatetica in tutto ciò e a volte sento di esser quasi riuscito a carpirne il segreto. Eppure c'è sempre un inezia che mi separa dalla comprensione assoluta di ciò che sogno.
Io e il mio inconscio dialoghiamo usando due dialetti diversi. Probabilmente sono le sottigliezze che ci impediscono di raggiungerci...
Vorrei svegliarmi
senza ricordare
nulla.
Svegliarmi nel mondo
senza conoscere il cielo,
senza aver visto gli alberi
o ascoltato le onde.
Vorrei svegliarmi senza
desiderare
nulla.
Ogni pensiero, ogni immagine...
vorrei escludere ogni giudizio e ogni
conoscenza.
E ricominciare dal vuoto.
E riempire
poco per volta
l'esistenza di ogni
briciola di polvere che
forma l'universo.
E comporre ogni istante
di stupore e di semplice
innocenza.
E invece sono quì a
immaginare la giornata che verrà,
i volti che vedrò
e sperare in circostanze
e possibilità eventuali.
Senza accorgermene
dipingo con i colori
dei miei pensieri
la vita prima che la possa
vivere.
Perdo irrimediabilmente
il riflesso fugace della
meraviglia per tradurre
tutto quanto con immagini
che già conosco...
Vorrei svegliarmi
senza essere
nulla.
E aprire gli occhi
ogni mattina
come se fosse la
prima volta...
Ma oggi c'è la mia
mente che mi aspetta,
e la fuori
come sempre,
m'attende ciò che
ha creato per me.
Qualcosa di sicuro e così
irrimediabilmente
perfetto...
Ho sognato di fiori amaranto,
in una distesa a perdita d'occhio.
Piatta, senza orizzonte.
Nel mezzo della vastità sanguigna
Lei...
Lei.
Sola, piegata nel suo
manto nero e vellutato.
L'immensità dell'oceano fiorito è
un'inezia di fronte a lei.
Lei vertice, lei focale,
Lei unica presenza in
questo sogno solitario.
Resta immobile mentre ascolta,
le labbra sorridono nel suo
viso placido e beato.
La guardo, incantato,
e sento la fragilità
sensuale del suo corpo.
Come un petalo amaranto, come
il profumo delicato e tenue
di questo universo in fiore.
Nella sua estasi atarassica
ascolta voci che non posso sentire,
immersa nel suo sogno senza fine.
Vorrei urlare e chiamarla
e infrangere la sua pace
con la mia irruenza.
Ma in un istante
mi accorgo di averla in mano,
in una piccola sfera di vetro.
Nel suo mondo piatto e perfetto.
Chimera d'immensità
e di piacere.
...Vicina e irraggiungibile,
impossibile e agognata...
Come potrebbero le mie mani
rugose e pesanti
infrangere l'esile patina
cristallina che la nasconde?
Più il mio desiderio di lei
è intenso,
più sono cosciente
che questa sfera effimera e
incantevole rimarrà per sempre
al sicuro, lontana da me
e dalla distesa di polvere
che si stende sotto i miei piedi.
Il mio desiderio è il suo sogno...
Stanotte mi sono svegliato nel sonno.
Ho sognato di qualcosa che non ricordo. Ma nell'istante in cui ho aperto gli occhi ho sentito una sensazione strana.
La sensazione del possibile, dell'attimo che precede qualcosa. Di quel momento in cui ti rendi conto che tra non molto accadrà qualcosa di meraviglioso. Allora tutto diventa un piacevole assaporare, una lenta e smisurata degustazione di quest'atto di coscienza. Un pensiero voluttuoso.
...misteri dei sogni e del dormiveglia...
Ho ripreso sonno quasi subito, ma questa sensazione è rimasta viva dentro di me. Chissà da quale sogno è scaturita.
In ogni caso, a pensarci bene, in ogni giono della nostra vita esiste sempre un domani meraviglioso in potenza.
Prima o poi arriva.
E attenderlo, presagirlo... è già un esperienza meravigliosa in se...