L'assenza è un sentimento forte. A volte insostenibile. La lontananza è un tarlo che rode la materia di cui siamo costruiti.
Per anni puoi dimenticare te stesso in un angolo della tua mente, in un cantuccio della tua memoria.
Ma puntualmente ti ricordi.
Di te stesso, di chi hai cercato, di chi hai abbandonato. Di chi hai immaginato. Di chi esiste, di chi è stato parte della tua vita, di chi in realtà non è esistito se non nei tuoi pensieri.
Siamo creature nostalgiche, cerchiamo appigli sulla pelle degli altri e amiamo con una forza che forse non ci appartiene ciò che sta fuori da noi.
Naufraghi in cerca d'approdo.
Non riesco a possedere nulla. Realmente. Perchè tutto mi sfugge... quanto più è intenso tanto più è sfuggevole.
...stamattina ho guardato le mie mani e ho visto il vuoto che stringono...
Dove sei... dove sei...
Where are you? Dove sei?
Are you hiding from me? Stai nascondendoti da me?
Are you still looking for things that no-one else can see? Stai ancora cercando cose che nessun'altro può vedere?
Where are you? Dove sei?
Are you in some place that we cannot reach? Sei in qualche posto che non possiamo raggiungere?
Are you bathing in moonlight or drowned on the beach? Stai bagnandoti al chiaror di luna o stai affogata sulla spiaggia?
Where are you? Dove sei?
Are you surrounded by things we cannot penetrate? sei circondata da cose che non possiamo penetrare?
Is the cage you love the home you also hate? La prigione che ami è anche la casa che odi?
Your fear of death attracts such strange objects La tua paura della morte attrae oggetti così strani
Smothering you, hiding you, don't let it spoil you Soffocandoti, nascondendoti, non lasciare che ti rovini
Show yourself so the others may see you Mostra te stessa così che gli altri possano vederti
So the others may feed you Così che gli altri possano nutrirti
They want to be near you Loro vogiono stare accanto a te
If you can't get enough of your hypnotic injection Se non puoi avere abbastanza della tua iniezione ipnotica
Then it's time to put an end to this invalid function Allora è tempo di porre fine a questa funzione invalida
Poor little ghost boy Povero piccolo ragazzo fantasma
Let me be your human toy lascia che sia il tuo giocattolo umano
Where are you? Dove sei?
No-one's seen you for years Nessuno ti ha vista per anni
Have your wounds grown wings? Are you feasting on fears? Le tue ferite sono diventate ali? Stai godendoti le tue piume?
I can see your dark corona is eating into you Posso vedere il tuo alone oscuro che sta mangiando dentro di te
You're surrounded by things we cannot penetrate Sei circondata da cose che non possiamo penetrare
Is the cage you love the home you also hate? La prigione che ami è anche la casa che odi?
Life lies with the scissors inside her La vita sta con le forbici dentro di se
The surgeon was a butcher Il chirurgo era un macellaio
All of us are wounded, anaesthetised in A.E. Tutti noi siamo feriti, anestetizzati negli A.E.
Numbed by stuff we should not see storditi da cose che non dovremmo vedere
Each of us lies bleeding Ognuno di noi sta sanguinando
Our rivers intermingling I nostri fiumi si mescolano
Poor little ghost boy povero piccolo ragazzo fantasma
Let me be your human toy lascia che sia il tuo giocattolo umano
I'll wrap my last kiss in a bandage... Avvolgerò il mio ultimo bacio in una benda...
Coil - Where are you da Music to play in the dark - 2 - ( Questa è la nenia dei miei momenti malinconici... )
Ogni istante passato con Elena è prezioso e unico. Ogni volta riesce a sorprendermi, con i suoi infiniti lati nascosti e le sue trovate strampalate! Corre, parla e sorride con gli occhi, con le mani, con i suoi capelli scurissimi e il suo corpo in costante movimento. E ride, ride, ride di gusto come una bambina per poi ammutolire e recitare versi di filastrocche che ricordano racconti di folletti e haiku giappnesi.
Un vulcano che sprizza energia e buonumore. E Io che sto li godermi lo spettacolo e a sentirmi impacciato come un cane acciaccato con tutti i miei stupidi pensieri e le mie iperboliche e complicatissime riflessioni. I miei mondi filosofeggianti si sciolgono come neve al sole di fronte alla sua leggerezza, a quella semplicità disarmante che nasconde una profondità impareggiabile.
Elena, Elena...
Ammetto che c'è qualcosa che mi sfugge in lei, qualcosa che non quadra. In effetti è una persona molto intensa, assolutamente intensa eppure... eppure è come se esista una catena che le impedisca di librarsi completamente con le sue ali di farfalla.
Ma Io credo di sapere quale sia questa catena. E a pensarci bene è sempre la stessa catena che imprigiona le persone dotate di questa grande intensità. Che Io conosco per lo meno. Sempre la stessa, identica catena. Un catena che non possono vedere, forse perchè non vogliono vederla.
Strano. Che chi abbia dentro di se una scintilla di passione così potente finisca sempre col legarsi ad un freddo soffio che continua a ridimensionarne il calore. Ho sempre pensato che sia il riflesso di una paura tremenda. Del terrore di liberare la marea burrascosa che ci anima dentro. Ma non so, non so se oltre alla paura ci sia anche qualcos'altro. Forse un rifiuto. Un rifiuto malcelato di questa meravigliosa componente interiore. Per qualcuno probabilmnte è così. Ma non è il caso di Elena.
La sua catena è ormai spezzata anche se non se n'è ancora accorta. O forse se n'è anche accorta e non fa altro che guardare con nostalgia l'ombra che si allontana di un capitolo della variopinta e stravagante favola della sua vita.
D'altronde la vita passa solo una volta su questo mondo. E perdere se stessi prima di essersi vissuti è un peccato mortale verso ciò che siamo. Verso la nostra esistenza.
Agguantiamo la bellezza finchè abbiamo braccia forti e fiato lungo. Prendiamo tutto ciò che possiamo da questa vita incomprensibile. Ogni goccia, ogni singola goccia di questa pioggia che si riversa continuamente su di noi. Prima che passi e rimangano solo le sabbie secche e desolate del deserto...
Ieri è stata una giornta pesante. Un macigno. 12 ore di lavoro e 2 ore di lotta sporca a casa, in pausa pranzo e a cena. Di quelle giornate in cui rischi di uscire di testa. Benedetto il momento che questa parentesi di ritorno in casa materna si concluderà. Se tutto va bene entro metà ottobre sarò nella nuova casa con alex e clò.
Sento che dovrei andare a riassestare il mio spirito da qualche parte ma non ci sto coi pensieri.
Mentre ieri correvo da una parte all'altra ho avuto infatti un insight molto profondo. Ho incontrato un'amica di un mio collega, una mamma molto giovane con un bambino bellissimo. La cosa che mi ha colpito, pugnalato in profondita, è stato il rendermi conto della semplicità con cui questa donna ha intrapreso la sua vita. Con la persona che ama ha deciso di incominciare a vivere guardando solo alla propria felicità senza considerare i problemi infiniti che questo mondo ti butta in faccia; problemi praticamente irrisolvibili se vengono considerati come tali, ma che in fondo sembrano quasi un dazio da pagare al destino per poter coronare la propria felicità. Il suo sorriso, il suo sguardo soddisfatto, il suo atteggiamento positivo verso l'abisso di problemi che aveva davanti mi hanno stupefatto. E mi hanno fatto capire tante cose.
Chi desidera realmente qualcosa, chi ha veramente un sogno o un germoglio di felicità tra le dita è disposto a fare di tutto per renderlo reale, per farlo germogliare in realtà forte. Chi è realmente capace di amare e non finge di farlo e non gioca con i sentimenti che non è capace di provare non può fare altro che andare fino in fondo a ciò che prova. Perchè la forza di ciò che si sente, di ciò in cui si crede è più forte di tutto, di ogni cosa. Ma solo se è autentico, vero. Solo se è espressione di un istanza profonda e non mera maschera superficiale o riflesso di paure o reazioni parassitarie.
Sostanza insomma. Quell'elemento che inconsciamente ho cercato a lungo. Sostanza. In qualsiasi cosa, nei sentimenti, nella vita, nelle cose.
Sostanza in qualcosa. Se quest'ultima manca non può che esistere un vivacchiare arrafazzonato. Un sopravvivere, un provare questo o quell'assaggio, un calcare questo o quel terreno, marginalmente.
Mentre parlavo con la mamma, mentre giocavo con il bambino ( dovevo fare il baby sitter lo so, lo so... ) ho capito che in realtà mi manca quel qualcosa il cui desiderio sia così grande da spingermi a smuovere mari e monti per raggiungerlo. Non sono ne il relativo, ne il nulla a bloccarmi. Ma la mancanza di un desiderio immenso. Di qualcosa che coinvolga realmente tutto il mio essere.
"Give me some substance"¹!
¹Ricordate il video dei Chemical Brothers "Out of Control"?
Nell' oblio...
Una porzione della mia vita e di me stesso sta svanendo nell'oblio...
Ho l'impressione di dover ricominciare da capo e probabilmente è ciò che sto facendo; ma quando mi guardo indietro ho la sensazione di essere come una statua di sale sotto un acquazzone...
In ogni caso credo che delle persone, le cose o le situazioni che mi sono lasciato alle spalle, ritroverò qualcosa lungo la mia strada. Le rincontrerò. In un momento impredittibile della linea temporale.
Eppure rimane sempre quella sensazione malinconica di aver perduto qualcosa, che forse qualche cosa poteva andar diversamente. Quanta vita desiderata rimane non vissuta tra le mani.
Ma la cosa più strana è che Io ne ho nostalgia senza averla mai vissuta...
Il treno corre.
Salgo su questo o quel vagone. Per qualche tratto mi convinco, poi scendo, ne prendo un altro o guardo il treno che corre via, corre veloce, scappa impassibile sulle rotaie.
Quanto più sono deciso tanto più dentro me stesso qualcosa si sveglia e mi mostra quanto sia tutto ugualmente inutile, improbabile, inconsistente. Tutto è tutto ed è niente.
Da questo vagone guardo il paesaggio che scorre. Il vetro riflette il mio alone, tenue e indefinito e in un istante mi rendo conto che questo non è il mio treno.
E in un istante mi rendo conto che non esiste un mio treno.
Vorrei star fermo ora. Fermo su un sasso con gli occhi chiusi. Ad ascoltare il rumore di fondo del mondo fino a capire cosa dice. Cosa sussurra.
E invece corro, deciso a volte e incerto altre. Ma corro. E di questa strada in movimento cosa so? Mi appartiene? Mi riflette? Mi porterà alla fine da qualche parte?
E mentre penso sono già in un nuovo vagone. Seduto a guardare fuori, mai dentro. A cercare con lo sguardo il punto dello spazio in cui si nasconde la felicità, il senso, l'incastro finale nel puzzle dell'esistenza.
Chissà se esiste poi, questo punto isolato tracciato in un'infinità di spazi saturi. So solo che ogni volta che lo cerco, che lo immagino, che lo penso o che lo sogno ha sempre lo stesso aspetto, lo stesso nome, lo stesso indelebile ricordo.
So solo che Io cerco sempre e solo quel punto di luce che non raggiungerò mai. Quel punto che i sogni mi ricordano ogni volta che cerco di dimenticarlo. Quel punto che nella vita assume forme e significati diversi ma che adesso è così chiaro ed allo stesso tempo così irraggiungibile da rendermi folle. E smarrito.
Smarrito sulla luna in cerca del mio senno perduto...
... e questo mare calmo e sereno continuerà a serbare nel suo ventre di acqua e sale l'impeto infinito di quelle onde che hanno smarrito una costa su cui infrangersi...
Come un anno fa l'inizio di questo settembre ha cambiato tante cose.
Radicalmente.
Tutto è finito dove ha avuto inizio e allo stesso tempo tutto è iniziato dove tutto è terminato. Nel luogo delle rocce e del mare, delle voci sommesse nella notte, dei suoni tribali, dei canti e delle persone incontrate per caso nella strada della vita.
Ho la sensazione sempre più forte che le cose accadano seguendo un linguaggio, che la vita si svolga attraverso un flusso semantico che si può decifare solo a tratti o solo in certi momenti.
Coincidenze, ridondanze, deja vù, brividi inspiegabili sulla pelle.
E' come se esista una chiave di violino capace di dar senso alla infinità di note sparse sul pentagramma. Una chiave di violino che riesco a intravedere, a presagire ma che non riesco a fissare sulla carta.
Ascoltando queste sensazioni di fondo ho vissuto e ho scelto. Ho ascoltato la voce del mio corpo e quella del mio cuore. E alla fine ho deciso di prendere un cammino diverso, di separarmi, di abbandonare e di ricominciare. O incominciare, chissà. Gli obbiettivi e le possibilità sono infinite: rimane solo la volontà, la fortezza d'animo, a scremare e a muovere i miei passi sul sentiero del mio destino.
Brain - log:
Abbraccio Alessandra in lacrime dopo il suo ritorno. Mi sento tanto arricchito e felice da restarne stordito, incapacitato... Vorrei lasciarmi andare, slegare ciò che sento dentro dalle catene mentali con cui l'ho imbrigliato. Ma alla fine, purtroppo, è la paura di illudermi di nuovo, di soffrire, di perdere di nuovo me stesso e le persone che amo che esce dominante da questa piacevole e bellissima sopresa... ma così facendo non sto perdendole comunque?
Sto sdraiato sul tappeto e per la rima volta sento che la casa ha finalmente un sapore familiare. A prova di fuga. Che finalmente l'ho accettata.
Tra me e Riccardo l'armonia è rotta. Non riesco più a vedere in lui che finzione, recitazione e paura. Colgo continuamente la sua ipocrisia, la sua superbia. Questo logorante teatrino che sta mettendo su da quando è tornato, o forse da prima... Cosa vuole dimostrarmi, come vuole ridurmi... So che non è sincero con me, non è diretto, agisce come in una lotta perenne alla quale ho rifiutato da subito di partecipare. roprio come tutti gli altri. E' inutile, continuo a vedere un animale che marca il suo territorio. E mi sento aggredito dal suo atteggiamento, ferito a morte. Tradito. Ciò che ho sempre visto in lui è oramai solo un vetro appannato. Adesso serpeggia una viscida sensazione di disprezzo. Un'attento spirito demistificatore. E per quanto cerchi di nascondermi questa sensazione non posso fare altro che prenderne atto, accettarla come componente di questo momento... e sperare dentro di me che passi presto.
Spostare, ricostruire, redisporre, colorare. E' il contenuto dello spazio a definirlo. A dargli un nome, un impatto. A colorarlo di sensazioni...
Ritornare a Pedru Siligu. Tutto è uguale a se stesso, ogni cambiamento è come se fosse già scritto in ciò che avevo lasciato un anno fa. La nostalgia si mescola alla felicità. Tutto è cominciato quì.
Ondeggio sulla rupe accarezzato dal vento. La mia danza solitaria e nascosta mi anima di una forza sconosciuta. Lascio che il sole mi riscaldi il torso nudo e che e energie silenziose della terra mi inondino in questa mattina calda di fine agosto.
La spiaggia è calda, cerco di ignorarli ma dentro di me sono ormai roso al limite. Vorrei essere altrove. Lontano. Eppure sono quì. Cerco di stringere i denti e di far finta di niente. Credo che mi butterò in acqua, per non soffocare...
La casa, dopo il ritorno. So che devo andar via, che è arrivato il mio momento. Eppure c'è ancora una scintilla, una speranza. Se rimango dovrò resistere una settimana e mezzo di quel teatro che mi ha schifato lassù, ma non voglio arrendermi, non ancora. Ho bisogno di un segno, di una prova tangibile a cui appigliarmi quando le cose torneranno a volgere al peggio... ci sono ancora tre giorni... poi chissà...
Il Didjeridoo vibra tra le mie mani. Il suono è catartico, roboante. Potente. Sento la soddisfazione di essere riuscito a carpirne il segreto del funzionamento.
Non riesco a dormire. Domani me ne andrò. Avrei voluto abbracciarla per l'ultima volta ma è meglio così. Piego la roba e mi preparo. Questa notte sarà molto breve... ma ricca di sogni...
L'acqua bassa di Porto Ferro luccica come un cristallo dalle infinite sfacettature. Le onde immense si riversano sul mio corpo lasciandosi dietro un deserto di schiuma. Sento la beatitudine di miriadi di sensazioni sulla pelle. Un piacere che investe tutti e 5 i sensi. Ogni pensiero sfuma per ora, tutto è rimandato a stasera. Per adesso tutto ciò che conta è la bellezza che sto vivendo. Questa immagine, questo luogo. Queste sensazioni rimarranno dentro di me per sempre. Piccole, effimere ma irripetibili come la meraviglia di questo momento...