Impermanenza.
Precarietà Ontologiche.
Trasmigrazioni spirituali attraverso i sette pianeti dell'hebdomad.
Anima e corpo non combaciano. Si sovrappongono sfasati in un alone quantico. Come corpo e mente. O forse sono corpo e mente?
Mentalmente esiste l'adesso, la stasi, lo zero. Fisicamente non esiste null'altro che il tumulto temporale che spazza via se stesso tra nugoli di polvere e overdosi percettive.
Nulla ha realmente un senso od un valore definito. Nemmeno la vita che adoriamo come valore assoluto. Niente. In realtà tutto ciò che crediamo o dipingiamo o pensiamo o sognamo è pura ephemera. Produzione continua della fabrica dei pensieri, dei sogni, delle forme. Della fabbrica della realtà che stantuffa sinapsi dentro il nostro cranio.
Ho provato a decostruire tutto, ad annullare ogni cosa.
Vertigine.
Sabbia su sabbia su sabbia.
Ma per quanto il nulla sottenda tutto l'esistente non c'è possibilità di raggiungerlo perchè distrutta una forma ne creiamo immediatamente un'altra. Non esiste tabula rasa, ma solo un flusso costante. Fotogrammi che restano sullo schermo finchè non facciamo scorrere la pellicola.
All'infinito.
Nella Nomenklatura della realtà anche il vuoto ha una posizione definita. Una forma tangibile.
Resta solo un momento, un unico stato di coscienza, di percezione dell'assoluto. Quei rari istanti in cui ci fermiamo e il mondo incomincia a correrci intorno.
Quando i pensieri ammutoliscono per una frazione di secondo.
Quando la nostra percezione si sintonizza sull'anima e l'anima sul mondo.
Percepiamo il continuo movimento, caotico e inafferrabile di quel qualcosa in cui siamo immersi.
-- Quest'acqua correva, correva, sempre correva, eppure era sempre li, era sempre ed in ogni tempo la stessa, eppure in ogni istante un'altra!¹ --
...
E' esplorando questa sottile dimensione del flusso, del divenire, della transistenza umana che sto cercando il mio paradiso perduto...
¹ da Herman Hesse, Siddharta
E' arrivato dunque, quel momento che tanto attendevate. La partenza, il viaggio: forse l'alba di un nuovo inizio.
E' arrivato il momento dell'addio, della separazione, della nostalgia soffocante e dell'assenza, anch'essa soffocante ma più di ogni altra cosa insopportabile. E' arrivato il momento in cui si sentono solo le cose vere, in cui tutto il superfluo sparisce d'un colpo per lasciare spazio ai veri sentimenti, ai veri legami, al vero affetto.
Dentro di me, adesso, c'è spazio solo per questo. Tutto ciò che abbiamo vissuto e che abbiamo condiviso, tutti i sentimenti che abbiamo provato, le avventure, le situazioni, la vita... crescere insieme, soffrire insieme, vivere insieme. Tutto questo è reale, tutto il resto è polvere. E soffia impetuoso il vento del distacco portandosi via tutte le stupide ferite e incomprensioni e le maschere e le piccole e pungenti cose che ci hanno allontanato contro noi stessi. Le macroscopiche inezie, le parole spaiate, i gesti di scena.
Adieu foglia verde e rigogliosa, braccio esile ma forte, radice salda e profonda. Adieu piccola fata incapace di vedere ( o di accettare? ) la propria infinita dolcezza. Addio e arrivederci. Addio perchè se la strada che avete intrapreso è quella giusta non ci rivedremo per molto tempo. Arrivederci perchè in ogni caso ci rivedremo, chissà dove. Chissà quando.
Io resto quì, per completare un ciclo e per cercare in me stesso quella fonte di energia che voi avete trovato l'uno nell'altra. A cercare la nota giusta per iniziare, per volare via inseguendo qualcosa di irraggiungibile. E trovare nel frattempo quella dimensione eufonica che è sempre ad un passo ma che non riesco a toccare...
C'è solo una vita che si può vivere per volta, ed è giusto che ognuno conduca la propria. Dritta, fino in fondo e oltre ancora. Spedita e veloce verso la luce, verso il buio, verso la morte o verso la vita. Verso il proprio insostituibile destino...
Addio e arrivederci amici miei.