30/04/2007

Dove sei? Dove sei…
sento la tua voce, la tua presenza,
ti cerco ma non scorgo il tuo volto.
 
Riverberi di suoni incomprensibili mi ingannano
e mi smarriscono mentre ti inseguo.
Presagi e miraggi mi guidano a te, immagini sbiadite
create dall’eco delle tue parole irraggiungibili.
 
Eppure Io sento la tua voce.
Ne sono invaghito, ammaliato come schiavo,
sedotto da nettare e sortilegi.
 
E’ una danza malinconica alla quale canti?
E’ un lamento funebre che sto ascoltando?
 
Mi lascio andare a te verso sconosciuto, alla
voce che ti intona.
Un materno cullare che addormenta
la mia coscienza mentre ti immagino.
 
Mentre ti sento.
 
E tutto diventa un contorno insignificante, un labirinto
bidimensionale che non mi rappresenta.
Solo tu e io in questa corrente. Invisibili entrambi,
impenetrabili, completamente avulsi da ogni cosa.
 
Nel nostro viaggio, senza mai toccarci, senza
mai parlarci ne guardarci
condividiamo un barlume di follia
che svanirà all'alba del giorno.
 
Abbandoniamoci l’un l’altro, mio dolce delirio
delle notti insonni, finchè avremo respiro e sogni
nei quali illuderci…


Oblivious
 
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20/04/2007

Un sogno fatto qualche notte fa che ha avuto un forte impatto emotivo, dato che in parte lo ricordo tutt'ora e un sogno ad occhi aperti - in realtà chiusi, nel dormiveglia - che ho fatto oggi. Un sogno incosciente ed uno cosciente...

Incosciente - sonno profondo.

Sono piccolo, un bambino. Con mio padre devo raggiungere una fornace, o forse una miniera, comunque la si chiami sorge in riva al mare ed è di dimensioni incommensurabili. La prima volta la vedo da lontano, percepisco la linea pulita ed uniforme della costa sabbiosa: una linea che si perde nella coda dell'occhio. A spezzare quest'orizzonte piatto la fornace possente, di forma indefinibile o indecifrabile, sovrastata da una coltre di fumo e smog. E' oppressiva, distrugge ogni possibile armonia e la sua grandezza la rende una presenza assoluta, imprescindibile e costante. Man mano che mi avvicino le dimensioni crescono, posso percepirne la forza, i rumori, le sfumature nauseanti degli scarichi e delle nubi. Il cielo è limpido ai margini, mentre intorno all'enormità scura sembra coperto, minacciosamente nuvoloso. Non so il motivo che ci sta portando in quel luogo, tutto ciò che sento è un incombente sensazione di pericolo. Di paura. La stessa paura che ultimamente mi stringe il collo durante i sogni. Ma paura di cosa?

Arrivato in prossimità della struttura sento fisicamente l'idea di inquinamento, insalubrità: l'acqua intorno è gialla, i fumi hanno colori che vanno dall'ocra al verde muschio. Gli odori non li ricordo. So solo che incomincio a salire in quello che sembra un labirinto in cemento scuro e posso scorgere le baracche e gli stabili di sotto, tutti sulla spiaggia. In fondo si intravede la linea della costa con il tenue azzurrino del cielo che si fonde col mare, ma sono entità distanti e minacciate. Ad un certo punto penentriamo nella coltre di fumi, tra corridoi sospesi sul vuoto, passerelle e muri costituiti da blocchi squadrati di cemento scuro. Masse grezze di proporzioni ciclopiche poggiate l'una sull'altra.

Saliamo sempre più su, attraverso graffe di metallo arrugginito conficcate nel cemento. L'altezza mi fa venire le vertigini, davanti a noi c'è un uomo in camice bianco che parla con mio padre, spiegandogli qualcosa. Camminano in queste passerelle e Io rimango dietro. Di fronte a me una cavità enorme, circolare, circondata dai blocchi scuri. Prosegue in profondità con un andamento irregolare che piomba, sul fondo, in una forte luce rossastra. E' la fornace. Mio padre e l'uomo scendono su altre scale sospese su di essa, Io guardo in preda al terrore. L'uomo sta parlando del suo è lavoro: è ben retribuito ma a causa dell'insalubrità del luogo potrà lavorare per un tempo relativamente breve. Sembra più rassegnato che soddisfatto. L'ombra putrida della fornace si mescola alle necessità della vita. Il sogno si perde nella scena di entrambi che scendono nelle scale, parlando, con assoluto sprezzo del pericolo e del vuoto che a me invece paralizza dalla paura.

Cosciente - dormiveglia.

Nero: ovunque, davanti, dietro, sopra, sotto, intorno. Sono seduto nella posizione del loto e sono fermo. la pelle mi comunica un'ambiente freddo, tuttavia sento di essere nudo o comunque poco vestito, ma comunque non risento del clima.

Davanti a me c'è una donna, a pochi metri, in posizione speculare. La conosco e la guardo. Il silenzio è innaturale e l'assenza di tutto mi focalizza su di lei. C'è un qualcosa che la rende distante, irraggiungibile. Il silenzio che mi circonda sembra prevenire ogni relazione, ogni rapporto. Lei è ferma e mi ignora, o è persa in se stessa. Sto fermo, anche se non so bene perchè, ma tutto sommato mi rendo conto che mantenere questa posizione è quasi piacevole. Discostarmici sarebbe una rottura, un'elisione da una qualche forma di equilibrio o di stasi. Una rottura.

Ma la volontà di scoprirla, di comunicare, di avere feedback, anche uno sguardo è molto forte e improvvisamente scatto in avanti e le vado incontro. L'azione è breve. I muscoli si contraggono, tutto si squarcia, anche il silenzio. Per un attimo sono padrone delle mie membra.

Nello slancio dell'azione vengo bloccato. Da un un vetro. Una parete in cristallo che corre tra me e lei. Infrangibile, senza fine. Lei non si scompone. Io rimango come un bambino appiccicato su una vetrina.

Solo. E in silenzio.

 



Oblivious
 
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17/04/2007

Post originario

Devo sfogarmi...

Siamo alle solite. Le cose a cui tengo finiscono sempre peggio delle peggiori ipotesi. Considerando che Io finisco sempre per fantasticare ( in peggio e in meglio ) su tutto ciò che sto per fare il Caso si deve proprio impegnare per farle andare peggio. Ma in quanto a impegno non è evidentemente secondo a nessuno.

Fattostà che la faccenda che mi stava a cuore non è nemmeno iniziata dato che, evidentemente, al mio interlocutore non gli poteva fregar di meno del mio discorso. Dico peggio perchè non c'è cosa peggiore dell'essere sminuito, considerato poco o ignorato da qualcuno che in teoria non dovrebbe farlo. Nella fattispecie l'essere deliberatamente stato ignorato per una cosa assolutamente inutile e ripetibile emersa all'ultimo momento rispetto al discorso delicato per il quale ci eravamo messi d'accordo. Evidentemente per me aveva un valore ( oltre che esigere un certo mio sforzo di volontà ) mentre per la persona in questione era evidentemente molto meno...

Avrebbe fatto prima a dirmi: tu, Gianni, vali meno di un cazzo. 

Veramente... non capisco perchè finisco sempre col meravigliarmi. Dovrebbero erigere un monumento a Murphy per l'enorme verità enunciata dalla sua legge, per quanto strampalata possa essere.

In definitiva passato l'incazzo mi metterò comunque l'anima in pace... in realtà ho constatato più di quanto avrei potuto capire in mille discorsi. E d'altronde Io la mia buona volontà ce l'ho messa tutta...

Fanculo però...

Postilla 19 - 04 - 2007

Guardando a posteriori e con mente fredda quanto accaduto mirendo conto di essere incappato in un grosso errore: quello di andare a cercare ciò che poi è capitato. Mi spiego.

A volte mi capita di pensare a ciò che dovrò fare e, purtroppo per me, tendo a crearmi aspettative che puntualmente vengono smentite dalla realtà. Devo ammettere che questa di crearsi aspettative è un'abitudine già di per se molto pericolosa, tuttavia l'elemento che più di tutti ha influenzato e continua ad influenzare l'esito delle mie azioni è proprio quel "MODO" o atteggiamento di cui parla Astralia nel suo commento a questo post. E' proprio in questo "MODO" che trovo più falle e più negligenze da parte mia. Guardando con franchezza alle cose riconosco che molte di queste situazioni spiacevoli siano in realtà state quasi autostruite più o meno involontariamente da me e di conseguenza il target del mio sproloquio dovrei essere Io, non certo il mio interlocutore di turno, al di la di qualsiasi cosa.

Giusto per puntualizzare la questione. Ma anche per ricordare che le cose non sono mai del tutto nere o bianche, anche se in certi momenti possono sembrarlo...



Oblivious
 
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13/04/2007

 Mi svegliai come ogni mattina, sguardo sul soffitto, occhi arrossati e intorpiditi, gola secca. I riverberi di luce che filtravano dalle persiane animavano i muri e le coperte di riflessi seducenti. Il mio respiro disteso salutava i ricordi onirici che stavano svanendo velocemente nell’oblio. Come ogni mattina. Come sempre.
 
Era la coscienza di ciò che stava per succedere ad essere diversa.Una lucidità conosciuta solo ai momenti di buio. Potevo vedere la mia espressione come su uno specchio: l’ amarezza disegnava la maschera che portavo sul viso, increspando leggermente le mie labbra quando il pensiero sfiorava il progetto che stavo per realizzare. I miei lineamenti erano in balia di quella spiacevole constatazione di essersi arresi al nulla.
 
Rousseau - Lo zingaro che dormeIn mezzo a quel vuoto ci fu un sussulto dolce e leggero, appena alla mia destra.
 
Era lei. Le sue braccia esili si stringevano delicatamente sulla mia spalla mentre il suo spirito era immerso nei sogni. Ignara di tutto. Mi resi conto di quel calore che si riversava sul mio fianco. Il contatto col suo calore.  Quell’innocente abbandono onirico sul proprio corpo la mattina presto è la più bella sensazione che un uomo possa provare. Così rivolsi la mia attenzione sulla sua pelle, sull’alito tiepido del suo respiro sul mio braccio. E mentre sentivo il suo amore avvinghiato al mio corpo decadente sapevo bene che tutto ciò che avevo amato nella vita era legato a lei. Solo a lei. Per un istante cedetti alla voglia di piangere che avevo sedato da troppo tempo, ma presto l’amarezza tornò a prendere il controllo su tutto. Tutto quanto.
 
Spostai delicatamente la sua mano sul cuscino e mi alzai dal letto.
La casa era in silenzio, ogni cosa era in riverente lutto intorno a me. Gli oggetti stavano ad osservarmi senza proferir verbo. Le porte, i tappeti, la tv, il divano. Anche la caffettiera svolse il suo compito con fare mesto e insolitamente taciturno.
 
Il mondo ci riflette, Gianni, e noi ci riflettiamo in esso”. Un sussurro impercettibile tra le mie labbra.
Non ci avrei messo troppo tempo, tutto era stato accuratamente preparato. I vestiti, la lettera, le scarpe. Anche il piccolo oggetto che mi avrebbe dato la forza al momento giusto. Intriso di immagini, di ricordi, di rimpianti e di speranze morte. Tuttavia, nonostante tutto mi stesse aspettando, io restai fermo, seduto sulla sedia. La tazzina vuota, la zuccheriera, il cucchiaino sul piatto. Io restai ad ascoltare, come ogni volta: sembrava che il mondo stesse per rivelarmi qualcosa, che volesse parlarmi ma io non riuscivo a sentirlo. Quante volte sono stato fermo di fronte a quel silenzio…
 
Ma la sveglia mi ricordò ciò che dovevo fare. Quel momento indecifrabile era svanito, tutto si era messo in moto e tra un po anche lei si sarebbe svegliata. Afferrai il mazzo di chiavi e tornai verso la camera da letto. Nella penombra intravedevo il suo corpo, semiscoperto, immerso nei giochi di luce del mattino. Il suo calore arrivava fino alla porta. L’odore della sua pelle, il ritmo del suo respiro… Quante cose avrei voluto dirle prima di salutarla. Quante cose avrei voluto dirle da sempre. Ma quando trovi il coraggio di dire qualcosa è sempre troppo tardi. Per me è sempre stato così.
 
Così alla fine risolsi l’immensità ineffabile di quel momento con un esile bacio sui suoi capelli. In quel gesto impercettibile c’era tutta la mia vita. Ma lei non poteva saperlo, persa nei suoi sogni.
Così mi allontanai per sempre da lei e quando mi chiusi la porta dietro le spalle mi resi conto che tutto era finito. L’angoscia, la finitudine, la morte aveva preso il sopravvento sulla mia vita ed io ero stato incapace ad oppormi.
 
Così era finito tutto.
 
 
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Non c’è sensazione più bella di un risveglio la domenica mattina”.  Dentro di lei una meravigliosa sensazione di piacere stava prendendo il posto dei sogni. Abbandonata oziosamente al torpore del sonno continuava a giocare nella sua mente con gli ultimi riflussi delle immagini oniriche. Non ricordava bene, ma c’era qualcosa di meraviglioso in ciò che aveva vissuto tra le ali di Morfeo. Una spiaggia deserta, l’acqua cristallina, le sue braccia forti, ridere di gusto avviluppati nella sabbia. Kokoschka - La tempesta ( la sposa del vento )
 
Così resisteva alla luce che si era insinuata nel buio della stanza, inseguendo immagini e pensieri come se stesse sognando. Il lavoro, i problemi, la routine quotidiana, le paranoie distruttive del suo compagno erano lontane. In quel momento possedeva ogni cosa. La felicità scorreva come un’energia tiepida sotto le coperte e lei era interamente avvolta in quel tepore.
 
Poteva sentire il suo compagno immobile alla sua sinistra mentre contraeva il torace respirando serenamente. Fece scorrere per un istante i polpastrelli sulla spalla di lui come una carezza, o forse un modo per radicarsi fisicamente in quel momento.
 
La luce incominciò a filtrare dalle palpebre abbassate e con essa lentamente incominciò a prendere forza il pensiero della giornata che le stava davanti: bellissima con il cielo terso illuminato da un sole sfolgorante. Pian piano si perse nelle fantasticherie sulle ore che sarebbero seguite e incominciò a pensare a quanto sarebbe voluta andare su un prato e sentire il rumore del vento sull’erba, a quanto avrebbe voluto fare l’amore lontano da quelle quattro mura, a quanto avrebbe voluto stare bene senza tormenti almeno per quella giornata.
 
E mentre lei pensava a quello che avrebbe realizzato con lui nelle prossime ore quasi non si accorse che dall’altra parte del letto qualcuno si era alzato. Così come non si accorse quando i sogni presero il sopravvento sull’immaginazione ne che quella che sembrava una piacevole carezza sui suoi capelli era in realtà l’ultimo messaggio, distante e incomprensibile, di qualcuno che aveva amato intensamente in qualche sogno dimenticato...


Oblivious
 
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04/04/2007

…sono di nuovo punto e a capo.
 
Dopo tutta la fatica che ho fatto per ottenere questa magra soddisfazione addesso mi sto rimangiando tutto. Non mi resta che riniziare. Ancora una volta devo riprendere tutto da capo...
 
...da questo momento.
 
 
Ora!
 
  
Oltretutto sarebbe anche il caso di riprendere in mano un po di discorsi che ho in sospeso, anche con alcune persone: giusto per essere onesti con loro ma soprattutto con con me stesso...
 
Mi sa che riprenderò in mano anche questo blog prima che finisca definitivamente nel dimenticatoio...
 
...e voglio anche riprendere a leggere le belle cose che alcune persone scrivono nei loro…
 
Vedremo Gianni, vedremo...


Oblivious
 
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Cronologia

Current Inputs

» Rosetta
Un film che mi ha scosso. Crudo, brusco, assolutamente spietato. Un capolavoro dei fratelli Dardenne che ha vinto la Palma d’oro a Cannes nel 1999. La storia è incentrata sulla sopravvivenza, sulla miseria, fisica e interiore vissuta dalla protagonista in una esasperata lotta con la propria immagine sociale e la propria coscienza. L’atmosfera nervosa, le riprese in movimento e l’assenza di una colonna sonora ( il film è girato in odore di dogma 95 ) contribuiscono a dare forma ad un film che ha il duro sapore di una realtà che rifiutiamo di conoscere…
» 1001 Nights
Let's then dream… Da un progetto di Yoshitaka Amano e David Newman una piccola meraviglia su pellicola: è il sogno della principessa Budou, trasposto in immagini dal maestro giapponese con la musica della filarmonica di Los Angeles come sottofondo. Il risultato è un cortometraggio in cui colori e forme vorticano sullo schermo, inseguiti dalle note dell'orchestra californiana. Un gioiello che è più un dipinto in movimento che un semplice anime. Non posso che consigliare la visione di 1001 nights, ricordando che non bisogna ricercarne inutilmente un senso ma semplicemente lasciarsi trasportare dalle sensazioni audiovisive in quella che è il racconto di un sogno…
» Amores Perros
Amore e cani, un gioco di parole in spagnolo che getta un'ombra di disillusione su tutto il film… tre storie che si snodano nella metropoli messicana tra speranza e delusione, in cui è l’amore il vero regista, quell’amore che si scontra pesantemente con una realtà che lascia poco spazio alle illusioni. Un lavoro decisamente interessante, questo di Alejandro González Iñárritu, con spunti profondi e un montaggio molto ben riuscito. Girato nel 2000.

» Seppellite il Mio Cuore a Wounded Knee
La storia degli indiani d'america in terra statunitense durante la seconda metà dell'800, l'epoca west sulla quale sono stati girati kilometri di pellicola dagli anni 50 in poi, ma stavolta dal punto di vista di chi la spinta verso il west l'ha subita e cioè gli indiani stessi. Scritto nel 1970 dallo storico americano Dee Brown fu il primo colpo di scure all'immagine che di quell'epoca il cinema aveva trasmesso e quindi un primo e onesto sguardo alla realtà storica della sistematica oppressione di tutti i popoli indiani da parte del congresso degli USA.
» Senza Perdere la Tenerezza
Il ritratto di un uomo che è diventitato un icona senza perdere la propria semplicità e i propri ideali. La biografia del Che che Taibo Paco Ignacio II ha scritto riuscendo a mantenere intatto l'uomo reale che descriveva rispetto alla mitologia soverchiante che l'amore di intere generazioni ha creato sulla sua persona.
» Discesa all'Inferno
Di Doris Lessing. La lotta tra la realtà interiore e il conformismo obliterante che cerca di farci perdere la nostra dimensione personale in favore di una freddezza razionale che viene identificata come "normalità".

» Tool - 10000 Days
Dopo 5 anni di silenzio i Tool pubblicano un cd che, in quanto a melodie e tematiche, calca gli stessi passi di Lateralus. I ritmi e le note sono buoni, ma l'energia è nettamente inferiore al loro successo del 2001. Rimane comunque un ottimo cd musicale, decisamente sopra la media di quello che si trova in circolazione, ma di sicuro non abbastanza per chi era stato abituato ad una crescita costante nella qualità delle produzioni della band californiana.
» Massive Attack - Collected
Un greatest hits con i successi più importanti della band di Bristol. Interessante il secondo cd/dvd con diverse unreleased, remix e con tutti i bellissimi video prodotti. Un piacevole interloop in attesa dell'uscita di Weather Underground atteso per il 2007.
» Thom Yorke - The Eraser
Un buon cd, il primo da solista per il frontman dei Radiohead, ricco di spunti interessanti e buone melodie. Tuttavia, nel complesso, non al livello dei lavori dei Radiohead...
Radioblog
Ci sto lavorando...