L'aria si sta comprimendo,
strati e strati di atomi incolore si ammassano
in nuvole di polvere grigia.
Ogni cosa riflette
il colore di questo cielo invernale che sospira
di vecchio e di abbandono.
Sono i miei pensieri
che riflettono la volta stinta che mi sovrasta
o sono Io che mi rifletto in lei...
Zarathustra. Da qualche tempo ormai è un ospite fisso dei miei pensieri. Lo immagino con la lunga barba grigia e gli occhi spiritati propri di chi proferisce le parole che gli ha messo in bocca Nietzche. Da bravo bodhisattva cerca di portare la sua buona novella tra i ciechi e insignificanti abitanti di questo mondo, ma viene sistematicamente m
isinterpretato. Lui continua a pontificare con la bava alla bocca e la gente continua a guardarsi di soppiatto ridacchiando sotto i baffi fatti crescere apposta per l'occasione. Ma lui è pur sempre un superuomo e quindi, ostinato come un mulo, prosegue con la sua occupazione di vate peregrino.
Ora il mio ruolo in questo pensiero ricorrente è quello di spettatore. Di tanto in tanto qualche quistone, profeta, poeta, cantore, oratore nonchè vate peregrino passa per la mia contrada e incomincia a sputare parole e sentenze. Quando va bene ci scappa la sommossa, o la dimostrazione, o magari si ha qualcosa di cui chiacchierare per uno o due mesi. Quando va male il personaggio viene appeso ad un palo. Tuttavia nella maggior parte dei casi non va ne bene e ne male, nel senso che l'arringatore finisce con il suo sproloquio e se ne va come se nulla fosse. E io e le mie comprimarie cocomparse ci guardiamo con aria spaesata per cinque minuti e poi riprendiamo a fare tutto ciò che stavamo o non stavamo facendo.
Morale della favola. E quì che la cosa si fa grottesca. Tra le molteplici morali della questione ci potrebbero essere i treni perduti e quindi un "estote parati" alla "Baden Powell", oppure che la vera strada è quella interiore ecc. ecc. e invece il ragionamento che mi sovviene è che di verità e di rivelazioni possibili ce ne sono ovunque e in ogni momento. Ovunque mi giri c'è una verità preconfezionata e pronta per l'uso, con tanto di manuali d'istruzioni e personal trainer pronto a indottrinarmi e a liberarmi quindi del fardello dell'agnostignavia.
E non è uno scherzo... è proprio questa la cosa che per certi versi è veramente grottesca. Più uno si sforza di cercare una verità o un santo a cui votarsi e più è critico, cieco e assolutamente impermeabile alle verità che lo circondano. E la solita scusa che questa o quella verità sia meno vera o del tutto falsa è una gran cazzata, se mi passate il termine, dato che usando il punto di vista agnostignavo ogni verità è soggettivamente vera tanto quanto è oggettivamente falsa, per cui tanto vale che io accetti soggettivamente una verità soggettiva altrui più che continuare a cercare un qualcosa che non esiste per definizione, confidando solo nell'inadeguatezza lessicale del termine "definizione".
Ecco che il signor Zarathustra mi si presenta più volte al giorno con le sue incredibili rivelazioni e cerca di vendermi a titolo per lo più gratuito il pacchetto "Sostanza" in tutte le salse possibili e
immaginabili. E non solo roba scadente o impraticabile, ma bensì sistemi pragmaticamente ineccebili e umanamente compatibili: roba insomma da far arrossire il buon vecchio Epicuro dalla vergogna! Eppure c'è sempre un eppure e al piacere della curiosità si sostituisce sempre di più la sufficienza della noia, del deja vu, della sovrainformazione. Dell'antrosociopsicologia che spiega tutto quanto in modo tale che tutto è tanto banale quanto primitivamente inadeguato alla complessità dell'approccio moderno alla vita.
E così con un "non expedit" accademico liquido sempre il vecchio profeta e rimango a crogiolarmi nella mia grande capacità di comprensione e analisi critica nonchè razionale delle finte verità del vecchio mondo. E di quello nuovo, dato che la scienza corre ormai sugli stessi binari della religione e della filosofia. Per non parlare della politica. Solo la fantasia in qualche modo si salva, appellandosi all'insindacabilità dei sogni. Ma ne ha ancora per poco: tempo dieci anni e ci saranno sognologi capaci di predirci ciò che sogneremo solo in base a ciò che mangiamo e al Codice di Identificazione Genetica.
La rotta per l'illuminazione insomma veleggia tra le acque torbide dell'ignoto. Ma le acque sono torbide per via della mia cataratta e l'ignoto è ignoto in virtù del maggior appeal che il mistero ha in quest'era dell'acquario. In pratica quindi, oltre che trovarmi un buon oculista, dovrei decidermi una buona volta a tagliare (ctrl + x ) la cartella "Senso della vita" dal desktop, incollarla ( ctrl + v ) nel cestino, e creare al suo posto una cartella "Verità della settimana" con le offerte top della settimana e saltare di verità in verità finchè non ne trovo una adatta alle mie necessità di utente incontentabile o magari a crearne una di sana pianta partendo da una texture filosofica già esistente. Potrebbe anche rivelarsi una proficua fonte di lavoro. Da spettatore a vate. Potrebbe anche essere il titolo di un best seller: " da Spettatore a Vate, riappropriati della tua vita in 10 steps". Niente male come prospettiva, e che vada al diavolo striscia la velina con le sue finte inchieste sui santoni cittadini, quando il santone televisivo ce l'hanno in cabina di regia: pare che Ricci sia capace di prevedere la percentuale di share prima di vedere i dati auditel! Precognizione conclamata, altro che santoni da 4 soldi che trasformano banconote fotocopiate in banconote fotocopiate color rosa. Nel caso di Ricci si tratta di negromanzia bella e buona!
Morale della favola parte 2. Evidentemente c'è qualcosa di distorto o meglio di contorto nel display della vita contemporanea: non si capisce niente! E le cose più terribili arrivano da quelle cose che ci sembra di aver capito: veri e propri virus che una volta entrati nel nostro sistema incominciano a produrre bugs a non finire. E mi chiedo quale oscura trama biopolitica si nasconda dietro al fatto che Norton non abbia ancora creato un antivirus apposito... Se avessimo metabolizzato l'insegnamento del vecchio profeta immaginario prussopersiano probabilmente riusciremmo a districarci con più facilità nella rete della comunicazione globale dove tutto è relativo e anche quando è assoluto lo è relativamente a qualche altra cosa. L'unica verità è rispetto a me stesso, di religioni con pretesa di verità ce ne sono troppe e in un'epoca in cui anche i venditori di insalate in polvere hanno ricamato il loro apparato di venerazione in seno al loro mestiere riuscire ad ammettere il proprio ruolo di arbitro per conto della propria vita rispetto
alle offerte esterne è diventata una necessità stavolta veramente "assoluta"!
Tutto questo marasma di parole per dire una cosa semplice e banale: reclamo la mia vita, la mia volontà di potenza e la mia necessità di verità. La desidero e piano piano sto imparando a perseguirla. Poco per volta e con passi felpati... ma la strada è quella e più ci penso e più mi rendo conto che ciò che mi circonda si sta trasformando in quel qualcosa che immagino dentro. Perchè in fondo ciò che è dentro è come ciò che fuori, detto al modo degli alchimisti. E se le tracce e gli oracoli che sembrano venire da fuori mi predicono questo cammino allora non può che essere il riflesso di ciò che sto maturando dentro a mostrarmisi nel suo riflesso di ritorno. Per adesso questo è un dato di fatto nella mia percezione delle cose. Una mia verità che vedremo cosa mi porterà a calpestare.
In seguito vedremo cosa avrà da offrirmi Zarathustra alla sua prossima visita... e cosa avrò da offrirgli Io...