all'esistenza e, in qualche modo, all'arte del recitare. Io e altre persone siamo per terra: tutti discutono, io ascolto. Dietro di me, su una sedia a dondolo ( ormai fissa ) simile a quella dalla quale sto scrivendo adesso, c'è una ragazza che mi accarezza i capelli: fisicamente è una persona che vedo ogni tanto ma istintivamente la sento molto vicina a V. Ad un certo punto mi alzo, ho ascoltato a lungo il discorso dei miei interlocutori e alla fine ho concluso che il loro mi sembra un parlare a vuoto, un rifuggire una verità che io conosco molto bene. Dico la mia, esplicito apoditticamente il mio pensiero all'attore e faccio per uscire fuori dalla camera. L'attore si alza e mi rimbecca con un'argomentazione che percepisco come vuota. Alla fine lo guardo negli occhi e gli dico che non va bene ciò che facciamo, che dovremmo avere il coraggio di non scegliere le parti che interpretiamo e, anzi, dovremmo pescarle a caso ogni volta, o ogni giorno. Detto questo varco la porta, il mio Io onirico si rende conto di quanto sia importante per me ricordare questa sequenza e mi sveglio, pronto a trascriverla... ma alla fine ricordo tutto tranne quella frase che per me era la più importante, che in qualche modo poteva essere una rivelazione.
te stessa: provoca quasi un senso di vertigine, il timore di vedersi scoperta, vero? Di vedersi messa a nudo, smascherata, riportata ai suoi giusti limiti. Poichè ogni parola è menzogna, ogni gesto falsità, ogni sorriso una smorfia. Qual è il ruolo più difficile? Togliersi la vita? Ma no, sarebbe poco dignitoso. Meglio rifugiarsi nell'immobilità, nel mutismo, si evita di dover mentire. Oppure mettersi al riparo dalla vita, così non c'è bisogno di recitare, di mostrare un volto finto, o fare gesti non voluti. Non ti pare? Questo è ciò che si crede ma non basta celarsi perchè, vedi, la vita si manifesta in mille modi diversi ed è impossibile non reagire. A nessuno importa sapere se le tue reazioni sono vere oppure false, sincere o bugiarde. Solo a teatro il problema si rivela importante, e forse neanche lì. Io ti capisco, Elisabet, capisco il tuo silenzio, questa tua immobilità e perché tu abbia elevato a sistema di vita la tua assurda apatia, capisco e quasi ti ammiro. Secondo me devi continuare a recitare la tua parte fino in fondo, finchè essa non perda interesse, e abbandonarla così come sei abituata a fare: passando da un ruolo all'altro."¹
Le tende sul corridoio ondeggiano con la corrente che si crea tra gli ambienti. I colori della tela emergono dal bianco delle pareti leggermente in ombra. In fondo sento una tromba che suona, le fresche risate di donna che rimbombano in una stanza. In fondo alle scale un vociare sommesso. L'aria che entra nei polmoni è pervasa dall'olezzo di cisto che è spanso dal vento in ogni punto della valle.
Ogni mattina per questi ultimi dieci giorni, una scena come questa, con mille sfumature diverse. Mi rendo conto di essermi ritrovato immerso in un piano parallelo che ignora il linguaggio della realtà trasmesso dai fili elettrici dei tralicci. Mi sento fortunato ad aver sentito la sensazione dell'abbandonarsi completamente alla bellezza di un luogo che non ha ancora attratto lo sguardo avido di qualche mostro economico. La mano distruttrice dei maiali dei condoni e del cemento ha risparmiato pochi sprazzi di terra in quest'isola meravigliosa. Un giorno i nostri figli li malediranno e sputeranno sulle loro tombe perchè leggeranno del candore che la terra ha mostrato agli occhi di chi li ha preceduti e che la bruttezza interiore di questi individui avrà cancellato.
Una breve raccolta di sensazioni...
Brain Log:
Ovunque mi trovi, fuori, dentro, su una roccia, nel bosco, ovunque si sentono strumenti che suonano da qualche parte.
La canoa scivola silenziosa sull'acqua al tramonto. Pura ed incantevole poesia.
Il piacere di essere accarezzati e quello di accarezzare, la sensazione delle mani calde sulla pelle.
Il potere rituale del semplice camminare in un'azione Grotowskyana. Percepire è una sensazione estatica.
Avere a che fare in continuazione con persone sensibili, eterni bambini, uomini capaci di versare lacrime di fronte alle proprie emozioni.
La carica energetica del T'ai Chi e del Chi Gong ogni mattina.
Essere svegliati dalle campane delle capre e delle mucche.
Percepire il karma della casa, le infinite e molteplici esperienze che si porta dentro.
Farmi la doccia all'aperto nudo, senza provare vergogna, e assaporare la sensazione del vento e dell'acqua su ogni punto del mio corpo.
Sentire rantoli di piacere mentre massaggio qualcuno/a.
La voce di Elena col il suo modo di parlare irruento e naif.
Scorgere la bellezza di Porto ferro dopo aver scollinato.
Abbattere tante barriere, sentirmi libero, toccare gli altri e
lasciarmi toccare il corpo e l'anima...
Controllare le proprie allucinazioni nel buio della notte rischiarato dalla Luna.
Le serate in trance musicale tra danze selvagge, canti bellissimi e ritmi di tamburo così forsennati da farti male alle mani.
Guardare Sandro mentre si muove, ascoltarlo mentre parla: esiste una creatura più aggraziata?
Il profumo che sa di formaggio dell'armadio-dispensa che mi ricorda tanto quando andavo a comprare il pane in un piccolo negozietto dietro casa, ed ero tanto piccolo da non arrivare nanche al banco.
Fumare/bere un'infuso a base di Giusquiamo. La conoscenza ti rende libero: non c'è legge che la sappia più lunga di un erborista ;-)
Sentirmi arricchito, rigenerato e constatare che lo notano anche gli altri.
Rendermi conto che le persone ed i modi di vivere in questa società sono molto più variegati di quanto comunemente si possa anche solo immaginare ( o meglio, VENGA fatto immaginare... )
La luce rosata che inonda la camera la mattina presto: ho scritto "I raggi del sole che filtrano da queste persiane all'alba... a volte i limiti impreziosiscono il poco che li evade".
Lo sguardo dolcissimo di Alessandra mentre, infagottata in una coperta, racconta le sue percezioni distorte.
Contemplare da sopra una roccia le nuvole che scendono dalle sommità creando una nebbia che avvoge l'orizzonte.
Cantare in lacrime una melodia araba a squarciagola usando la cassa di un tamburo come amplificatore.
Soffiare sui piedi piagati di Riccardo dopo che ha cercato di imitare Matzanath che danzava tranquillo sulle braci ardenti...
Perdere la voce durante la meditazione dinamica di Osho: buttare fuori tutta la rabbia e la sofferenza stantia fino ad esaurire le energie.
Incontrare una tartaruga selvatica che ti attraversa la strada col suo passo lento e noncurante.
Contemplare il blu profondo del cielo da una spaccatura sulla sommità di una torre costiera.
Saltare sulle pietre piatte di un piccolo altipiano roccioso in una sorta di danza aritmica.
La tavola imbandita di cibi che profumano di spezie sconosciute che fondono il loro odore con quello acre del vino rosso.
La sensazione di placida sedazione dopo aver bevuto la tisana di Giusquiamo.
Aspettare seduti a guardarsi stupiti in faccia dopo che Matzanath è uscito di scena, solo per scoprire che la performance era terminata...
Riposare dopo una grossa fatica fisica.
Stare male a causa di un fraintendimento immaginario ( certe cose non cambiano mai eh... )
Camminare a piedi nudi su rocce, spine e terra. Stare giorni interi senza scarpe.
Sentirmi vicino a Giuseppe che subisce il risentimento di Viviana. I ricordi più brutti a volte possono aiutare a capire e stare vicini agli altri.
La luce delle candele la sera. Sentire quanto l'energia elettrica non sia una necessità assoluta.
Guardare il luogo alle mie spalle sapendo di avervi lasciato una parte di me...
...
Le esperienze da raccontare sarebbero troppe, troppe le immagini da mostrare, i sogni bagnati dalla luna, i bei momenti trascorsi con le persone. Ma in fondo tutto ciò che ho vissuto nei dieci giorni di immersione nel Paradiso Perduto rimarranno insondabili memorie accessibili solo al mio cuore...
