11/08/2006

Anche adesso, mentre scrivo, loro continuano.
Non sanno chi sono, ma continuano a parlarmi.
Non conosco rifugio che loro non conoscano.
Il loro volere è ovunque.
E la mia mente vibra sulla frequenza della loro voce.
 
Loro sanno. Sono dentro la mia testa.
Dentro i miei pensieri. Mi parlano da dentro.
Nel caos della mia mente non posso non sentire.
E  assimilare, e inconsciamente ripetere.
Mittente e destinatario, sono uno schermo inconsapevole.
 
Provo col vuoto, il silenzio, il ritmo statico del nulla.
Ma quanto può durare?
La loro libertà ha infettato i miei neuroni.
Le barricate disposte sugli assoni crollano sempre. Sempre.
Sono prigioniero dei miei stessi pensieri.
 
Non so più cosa voglio. Perso tra volotà indifferenziate,
non riesco nemmeno a decidere i miei desideri.
Scelgono loro per me. Ambizioni, concupiscenze e bramosie materiali.
Posso avversare ma non ignorare le loro scelte.
E in negativo il vincolo non allenta la sua stretta.
 
Compra, consuma, vendi, videochiama, spendi, lavora.
Fai sesso, tanto sesso, scopa e lavora. Usa il loro servizio inutile,
indossa le loro scarpe, vota il loro partito, mangia il loro panino.
Non importa se non hai fame, loro ti aiuteranno a stimolarla.
In questo gioco per adulti, questo ingranaggio a vuoto,
 
io sono uno scarto di produzione, un errore nell’algoritmo.
Un elemento random che loro vogliono normalizzare.
O schiacciare, o eliminare. Tramite me.
Ma in ogni caso, negli scontri a fuoco con la mia identità,
la vittima è sempre la stessa.
Me stesso.


Oblivious
 
16:59| commenti (12)| commenti (12) (pop-up) | Permalink
 

07/08/2006

Una figura avvolta in pochi stracci stava seduta sull’angolo del rudere. L’acqua colava dalle pareti e dal soffitto crepato mentre un piccolo rigagnolo penetrava da una finestra che era più che altro un’incrostazione di vetri rotti. L’uomo aveva ricavato un sedile da un mattone raccattato da qualche muro sfondato e, mentre si stringeva nei suoi panni sporchi e umidi, fumava avidamente una sigaretta. Le mani nodose tremavano, forse per il freddo, mentre portavano alle labbra il piccolo involucro di carta grigiastra.
 
Ad un centinaio di metri da lui, il sergente Gom e i suoi uomini setacciavano ciò che rimaneva del cementificio con encomiabile impegno. L’area era stata circondata con mezzi e uomini, lo spazio sovrastante era sorvegliato con i potenti fari di due elicotteri. Il rumore dei passi e delle voci elettriche delle radio d’ordinanza si mescolava al baccano enorme che veniva da fuori: motori, eliche, pioggia, un andirivieni senza sosta.
 
Mentre il percolare si faceva più intenso l’uomo afferrò una bottiglia che teneva nascosta nell’ammasso di stoffa fetida che lo ricopriva. Un sorso profondo, lungo, cadenzato dalla gola che si espandeva ritmicamente per far passare il calore nell’esofago. Così, infine, trovò la forza per drizzare le gambe e cercare di muoversi verso la porta socchiusa. Passo lento, aiutato dalle mani che scorrevano sulla parete resa gelatinosa da acqua e muffa.
 
Gran parte dell’area era stata perquisita in poco meno di mezz’ora. Rimaneva solamente il vecchio rudere che un tempo era stato la casa del custode. Gli uomini del reparto scelto guizzavano tra gli angoli delle strutture cadenti con velocità e decisione. Intorno all'abitazione piccoli gruppi vestiti di nero lasciavano scie di gocce d’acqua correndo sul fango, le pozzanghere e i pavimenti sconnessi in cemento. Mentre le luci dall’alto illuminavano le pareti dimesse della vecchia casa,  gli specialisti in incursioni entravano là dentro da ogni buco. Qualche secondo, poi urla e spari.  Mille voci impazzarono sulla frequenza della polizia, il sergente Gom si limitò a rispondere “Bel lavoro, ragazzi”. Qualche giornalista era già accorso sul luogo e faceva balenare lampi di luce accecante sulle piccole stille di pioggia che continuavano a cadere insistentemente sul terreno.
 
Il corpo esanime di un uomo con una bottiglia infranta in mano giaceva sulla fanghiglia, non lontano da una vecchia porta metallica divorata dalla ruggine. Il tessuto arrossato dei vestiti era lacerato in più punti e qualche rivolo di sangue andava ad arricchire una polla di acqua e fango a pochi passi dal cadavere.
 
La prima pagina del City News, la mattina dopo, ospitava una foto del sergente Gom che stringeva la mano di Ruben Ross, amministratore della Rossbank. Il sergente aveva recuperato i tre milioni di euro sottratti alla banca da alcuni professionisti del crimine in un’operazione brillante.
 
Un trafiletto sulla cronaca di quartiere annotava, invece, il ritrovamento del cadavere di un anziano barbone ucciso senza apparente motivo, non lontano dal Vecchio cementificio Hocker.
 
Nelle strade bagnate della grande città si mormorava della grande opera di giustizia resa, del crimine che non paga, dell’ingente somma di denaro recuperata. I caratteri cubitali della notizia rimbombavano negli encomi dei politici, nelle sequenze dei telegiornali, nelle voci della radio.
 
I trafiletti dell’ingiustizia insignificante, di chi sta ai margini, delle vittime senza nome, senza risposte e senza storia non hanno mai interessato nessuno, in fondo sono talmente tanti che scivolano silenziosamente di fronte allo sguardo del lettore.
 
 
"Cold silence has a tendency to atrophy any sense of compassion". Tool - Schism.


Oblivious
 
14:20| commenti (7)| commenti (7) (pop-up) | Permalink
 





Cronologia

Current Inputs

» Rosetta
Un film che mi ha scosso. Crudo, brusco, assolutamente spietato. Un capolavoro dei fratelli Dardenne che ha vinto la Palma d’oro a Cannes nel 1999. La storia è incentrata sulla sopravvivenza, sulla miseria, fisica e interiore vissuta dalla protagonista in una esasperata lotta con la propria immagine sociale e la propria coscienza. L’atmosfera nervosa, le riprese in movimento e l’assenza di una colonna sonora ( il film è girato in odore di dogma 95 ) contribuiscono a dare forma ad un film che ha il duro sapore di una realtà che rifiutiamo di conoscere…
» 1001 Nights
Let's then dream… Da un progetto di Yoshitaka Amano e David Newman una piccola meraviglia su pellicola: è il sogno della principessa Budou, trasposto in immagini dal maestro giapponese con la musica della filarmonica di Los Angeles come sottofondo. Il risultato è un cortometraggio in cui colori e forme vorticano sullo schermo, inseguiti dalle note dell'orchestra californiana. Un gioiello che è più un dipinto in movimento che un semplice anime. Non posso che consigliare la visione di 1001 nights, ricordando che non bisogna ricercarne inutilmente un senso ma semplicemente lasciarsi trasportare dalle sensazioni audiovisive in quella che è il racconto di un sogno…
» Amores Perros
Amore e cani, un gioco di parole in spagnolo che getta un'ombra di disillusione su tutto il film… tre storie che si snodano nella metropoli messicana tra speranza e delusione, in cui è l’amore il vero regista, quell’amore che si scontra pesantemente con una realtà che lascia poco spazio alle illusioni. Un lavoro decisamente interessante, questo di Alejandro González Iñárritu, con spunti profondi e un montaggio molto ben riuscito. Girato nel 2000.

» Seppellite il Mio Cuore a Wounded Knee
La storia degli indiani d'america in terra statunitense durante la seconda metà dell'800, l'epoca west sulla quale sono stati girati kilometri di pellicola dagli anni 50 in poi, ma stavolta dal punto di vista di chi la spinta verso il west l'ha subita e cioè gli indiani stessi. Scritto nel 1970 dallo storico americano Dee Brown fu il primo colpo di scure all'immagine che di quell'epoca il cinema aveva trasmesso e quindi un primo e onesto sguardo alla realtà storica della sistematica oppressione di tutti i popoli indiani da parte del congresso degli USA.
» Senza Perdere la Tenerezza
Il ritratto di un uomo che è diventitato un icona senza perdere la propria semplicità e i propri ideali. La biografia del Che che Taibo Paco Ignacio II ha scritto riuscendo a mantenere intatto l'uomo reale che descriveva rispetto alla mitologia soverchiante che l'amore di intere generazioni ha creato sulla sua persona.
» Discesa all'Inferno
Di Doris Lessing. La lotta tra la realtà interiore e il conformismo obliterante che cerca di farci perdere la nostra dimensione personale in favore di una freddezza razionale che viene identificata come "normalità".

» Tool - 10000 Days
Dopo 5 anni di silenzio i Tool pubblicano un cd che, in quanto a melodie e tematiche, calca gli stessi passi di Lateralus. I ritmi e le note sono buoni, ma l'energia è nettamente inferiore al loro successo del 2001. Rimane comunque un ottimo cd musicale, decisamente sopra la media di quello che si trova in circolazione, ma di sicuro non abbastanza per chi era stato abituato ad una crescita costante nella qualità delle produzioni della band californiana.
» Massive Attack - Collected
Un greatest hits con i successi più importanti della band di Bristol. Interessante il secondo cd/dvd con diverse unreleased, remix e con tutti i bellissimi video prodotti. Un piacevole interloop in attesa dell'uscita di Weather Underground atteso per il 2007.
» Thom Yorke - The Eraser
Un buon cd, il primo da solista per il frontman dei Radiohead, ricco di spunti interessanti e buone melodie. Tuttavia, nel complesso, non al livello dei lavori dei Radiohead...
Radioblog
Ci sto lavorando...